Barbablù
martedì 22 dicembre 2009 alle 07:12 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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barbablu

BARBABLU (ver­sione in cui si mescolano la francese e la slava)

Una matassina di barba è con­ser­vata in un con­vento di monache lon­tano sulle mon­tagne. Come sia arrivata al con­vento nes­suno lo sa. Alcuni dicono che furono le monache a sep­pel­lire quello che restava del suo corpo, per­ché nes­sun altro lo avrebbe toc­cato. Per­ché mai le monache con­servino una sif­fatta reliquia nes­suno lo sa, ma è vero. L’amica della mia amica l’ha vista con i suoi occhi. dice che la barba è blu-indaco per l’esattezza. E’ blu come il ghi­ac­cio scuro sul lago, blu come l’ombra di un buco di notte. Questa barba apparteneva un tempo ad uno che dice­vano fosse un mago man­cato, un gigante con un debole per le donne, un uomo noto con il nome di Barbablu. Si diceva corteggiasse tre sorelle contemporaneamente.Ma quelle erano spaven­tate dalla barba dallo strano col­ore, e così si nascon­de­vano quando le chia­mava. Nel ten­ta­tivo di con­vin­cerle della sua mitezza, le invitò a una passeg­giata nel bosco. Arrivò con cav­alli ornati di cam­pan­elli e di nas­tri cremisi, sis­temò le sorelle e la loro madre sui cavalli,e al pic­colo galoppo si avviarono nel bosco.

Fecero una stu­penda cav­al­cata, con i cani che cor­re­vano davanti e accanto a loro. Poi si fer­marono sotto un albero gigan­tesco e Barbablù le intrat­tenne rac­con­tando sto­rie e offrì loro lec­cornieLe sorelle com­in­cia­rono a pen­sare: “Insomma, questo Barbablù forse non è poi tanto cattivo”.

Tornarono a casa e non fini­vano di par­lare di quella gior­nata così inter­es­sante, di quanto si erano diver­tite, pure, riaf­fio­ra­vano i sospetti e i tim­ori nelle due sorelle mag­giori, ed esse giu­rarono di non rivedere mai più Barbablù. Ma la più pic­cola pensò che se un uomo poteva essere tanto affasci­nante, allora forse non era poi tanto cat­tivo. Più rimug­i­nava tra sé, meno le sem­brava ter­ri­bile, e anche la barba le pareva meno blu.

Così quando Barbablù chiese la sua mano, lei accettò. Aveva accolto con orgoglio la pro­posta di mat­ri­mo­nio, e pen­sava di sposare un uomo molto ele­gante. Si sposarono, e poi andarono al suo castello nei boschi.

Un giorno andò da lei e le disse: “Devo andare via per qualche tempo. Invita qui la tua famiglia, se ti fa piacere. Potrete cav­al­care nei boschi, ordinare ai cuochi di preparare un banchetto, potrai fare tutto quello che vuoi, tutto quello che il tuo cuore desidera. Puoi aprire tutte le porte dei mag­a­zz­ini, le stanze del tesoro, qualunque porta del castello; ma non usare questa pic­cola chi­ave con la spi­rale in cima”.

Rispose la sposa: “Sì, farò come dici. Mi sem­bra bel­lis­simo. Vai dunque, mio caro mar­ito, non pre­oc­cu­parti e torna presto”. Così lui partì, e lei rimase.

Le sorelle andarono a trovarla e, come tutte le donne, erano molto curiose di sapere che cosa il padrone aveva detto di fare durante la sua assenza, gaia­mente la gio­vane sposa rac­contò tutto.

Le sorelle decis­ero di fare il gioco di trovare quale chi­ave apriva quale porta. Il castello era di tre piani, con un centi­naio di porte in ogni ala, e sic­come molte erano le chi­avi del mazzo, si diver­tirono immen­sa­mente a pas­sare da una porta all’altra. Dietro a una porta c’erano le dis­pense, dietro a un’altra i depositi delle mon­ete. In ogni stanza c’erano beni di ogni sorta. E ogni volta sem­brava tutto più mer­av­iglioso. Alla fine arrivarono alla cantina.

Si scervel­larono sull’ultima chi­ave, quella con la pic­cola spi­rale in cima. Udirono uno strano suono, sbir­cia­rono dietro l’angolo e — guarda, guarda!- c’era una por­tic­ina che si stava appunto richi­u­dendo. Cer­carono di riaprirla, ma era spran­gata. Una gridò: “sorella, sorella porta la tua chi­ave. Sicu­ra­mente è questa la porta della mis­te­riosa chiavetta”.

Senza riflet­tere neanche un momento una delle sorelle infilò e girò la chi­ave nella toppa. La ser­ratura scattò, la porta si spalancò, ma den­tro era così buio che non pote­vano vedere nulla.

sorella, sorella porta una can­dela”. Venne accesa una can­dela e por­tata nella stanza, e le tre donne lan­cia­rono tutte insieme un urlo per­ché la stanza era un lago di sangue e ossa anner­ite di cadav­eri erano sparse ovunque, e negli angoli i teschi erano impi­lati come piramidi di mele. Richiusero velo­ce­mente la porta, sfi­larono la chi­ave dalla toppa e si aggrap­parono l’una all’altra, res­pi­rando affan­nosa­mente. Dio mio! Dio mio!

La sposa guardò la chi­ave e vide che era mac­chi­ata di sangue. Ter­ror­iz­zata usò l’orlo della gonna per rip­ulirla, ma il sangue restava. Ogni sorella prese la chi­avetta in mano e cercò di farla diventare come prima ma il sangue non se ne andava. La sposa si nascose in tasca la pic­cola chi­ave e corse in cucina. Quando arrivò, il suo abito bianco era mac­chi­ato di rosso dalla tasca all’orlo per­ché la chi­ave lenta­mente ver­sava gocce di sangue rosso scuro. Ordinò al cuoco di darle uno stro­fi­nac­cio, strofinò la chi­ave, ma non smet­teva di san­guinare, goc­cia su goc­cia, puro sangue rosso. Portò fuori la chi­ave, la strofinò con la cenere. La rico­prì di rag­natele per arrestare il flusso, ma niente rius­civa ad arrestare il sangue. Pensò di nascon­derla, la mise nell’armadio e chiuse la porta.

Il mar­ito tornò la mat­tina dopo ed entrò nel castello chia­mando la sua sposa. “allora, com’è andata durante la mia assenza?”

E’ andato tutto bene sire”

bene, allora sarà meglio che tu mi resti­tu­isca le chiavi”

con una rap­ida occhi­ata si accorse che man­cava una chi­ave. “Dov’è la chi­ave più piccola?”

Io…io l’ho per­duta. Stavo cav­al­cando e il mazzo di chi­avi mi è caduto”

Non men­tirmi! Dimmi cosa hai fatto con quella chiave!”

le posò una mano sulla guan­cia come per accarez­zarla, ma invece la afferrò per i capelli. “Infedele” ringhiò, e la gettò a terra “sei stata nella stanza, vero?”

Spalancò l’armadio e la pic­cola chi­ave sul rip­i­ano in alto aveva san­guinato sangue rosso sulle belle sete dei suoi abiti appesi lì.

Ora tocca a te mia sig­nora” urlò, e la trascinò nella can­tina, fino alla ter­ri­bile porta. La porta si aprì. Là giace­vano gli scheletri di tutte le sue mogli precedenti.

Eccoci!” rug­giva, ma lei si era aggrap­pata alla porta e non las­ci­ava la presa. Implorò per la sua vita ” ti prego, con­sen­timi di rac­cogliermi per prepararmi alla morte. Con­ced­imi un quarto d’ora per trovarmi in pace con Dio”.

va bene avrai un quarto d’ora, e fatti trovare pronta”.

La sposa salì di corsa le scale per rag­giun­gere la sua cam­era e per man­dare le sue sorelle sui bas­tioni del castello. Inter­ro­gava le sorelle.

Sorelle, sorelle! Vedete arrivare i nos­tri fratelli?”

Non vedi­amo nulla, nulla sulle pia­nure aperte”

Vedi­amo un tur­bine in lon­tananza, forse un polverone”

Intanto Barbablù chi­amò a gran voce la moglie per­ché scen­desse in can­tina, dove l’avrebbe decapitata.

Sorelle, sorelle! Vedete arrivare i nos­tri fratelli?”

Urlarono le sorelle: “Sì, vedi­amo i nos­tri fratelli che arrivano ed entrano nel castello!”

Barbablù si lan­ciò verso la cam­era della moglie. Pesanti erano i suoi passi, le pietre del vesti­bolo si aprirono, la sab­bia della cal­cina cadde sul pavimento.

Men­tre <Barbablù entrava nella stanza con le mani tese per affer­rarla, i fratelli a cav­allo per­corsero a cav­allo il vesti­bolo del castello e a cav­allo entrarono nella stanza. Lan­cia­rono Barbablù sul bas­tione, con le spade sguainate avan­zarono verso di lui, colpendo e fend­endo, tagliando e sfer­zando, lo abbat­terono a terra, ucci­den­dolo infine e las­ciando alle poiane il suo sangue e le cartilagini.

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Questa sto­ria riguarda l’uomo nero che abita la psiche di tutte le donne, il PREDATORE INNATO. Barbablù rap­p­re­senta un com­p­lesso di pro­fonda reclu­sione che si acquatta ai mar­gini della vita di ogni donna e osserva, in attesa di un’occasione per con­trastarla. Dob­bi­amo riconoscerlo, pro­teggerci dalle sue dev­as­tazioni e infine pri­varlo della sua ener­gia sanguinaria.

Donne ingenue come prede. La donna INGENUA sarà cat­turata dal suo stesso cac­cia­tore inte­ri­ore. Nella sto­ria, la sorella più gio­vane mostra una totale inge­nu­ità sui pro­pri pro­cessi men­tali e una totale igno­ranza dell’aspetto delit­tu­oso della pro­pria psiche, si las­cia adescare dai piac­eri dell’IO. Tutti gli esseri umani vogliono rag­giun­gere il par­adiso subito, ma l’intenso deside­rio del par­a­disi­aco, se si com­bina all’ingenuità, fa di noi cibo per il preda­tore. Un pre­coce adde­stra­mento a “mostrarsi carine” induce le donne a calpestare le pro­prie intuizioni.

Alcuni aspetti della psiche, rap­p­re­sen­tati dalle sorelle mag­giori, sono dotati di mag­giore intro­spezione, le loro voci vanno ascoltate. La donna ingenua insiste nella mossa dis­trut­tiva, come spinta da un coatto barbabluesco. In un angolo riposto della sua mente ci sono sicu­ra­mente le sue sorelle mag­giori che le dicono: “No, basta! Non fa bene alla mente ne’ al corpo. Ci rifiu­ti­amo di con­tin­uare” Ma il deside­rio di trovare il par­adiso spinge la donna a sposare Barbablù, il mer­cante di droga per le vette psichiche. La promessa ingan­nev­ole del preda­tore è che la donna diverrà regina, invece si pro­gramma il suo assassinio.

La chi­ave. La pic­cola chi­ave è l’accesso al seg­reto che tutte le donne sanno e che pure non sanno. La donna ingenua accetta di “non sapere”. Proibire a una donna di usare la chi­ave della con­sapev­olezza la priva del suo nat­u­rale istinto alla curiosità e della scop­erta di “quello che sta sotto”. Deci­dendo di aprire la porta della stanza seg­reta, una donna sceglie la vita. Banal­iz­zare la curiosità fem­minile nega l’introspezione, le impres­sioni, le intu­izioni della donna. Cerca di attac­care il suo potere fondamentale.

Porsi la domanda giusta è l’azione cen­trale della trasfor­mazione. La domanda-chiave provoca la ger­mi­nazione della con­sapev­olezza. Le domande sono le chi­avi che fanno spalan­care le porte seg­rete della psiche.

Lo Sposo– Bes­tia. Una donna può cer­care di nascon­dersi le dev­as­tazioni della sua esistenza, ma l’emorragia (il sangue sulla chi­ave), la perdita dell’energia vitale, con­tin­uerà finche non riconoscerà il preda­tore per quello che è e non lo con­trollerà. Quando le donne aprono la porta della loro esistenza ed esam­i­nano la carn­efic­ina, per lo più sco­prono di aver per­me­sso l’assassinio dei loro sogni, dei loro obi­et­tivi delle loro sper­anze. Quando si fa questa scop­erta nella pro­pria psiche è certo che il preda­tore nat­u­rale ha lavo­rato alla dis­truzione dei più cari desideri di una donna.

L’odore del sangue. Il sangue rap­p­re­senta la dec­i­mazione degli aspetti più pro­fondi e legati all’anima della vita cre­ativa. In questo stato la donna perde l’energia per creare. Quando la chi­ave san­guinante — la domanda urlante– mac­chia i nos­tri per­son­aggi, non pos­si­amo più nascon­dere i nos­tri travagli. Non pos­si­amo più far finta di non aver visto la stanza della morte. L’io cen­so­rio cer­ta­mente desidera dimen­ti­care di aver visto la stanza, di aver visto i cadav­eri, la sposa cerca di pulire la chi­ave, ma non ci riesce. Quella che prima era un’ingenua deve ora affrontare l’accaduto. Il preda­tore è par­ti­co­lar­mente aggres­sivo nel ten­dere imboscate alla natura sel­vaggia delle donne. Per questo le domande vanno poste e devono rice­vere una risposta. Il lavoro più pro­fondo di solito è il più buio, non abbi­ate quindi paura di inda­gare il peg­gio, solo così è garan­tito un aumento del potere dell’anima. La Donna Sel­vaggia non teme l’oscurità più oscura, gli avanzi, gli scarti, la rov­ina, il fetore, il sangue, le ossa fredde, le ragazze morenti o i mar­iti assas­sini. Può vedere, sop­portare, aiutare. Gli scheletri nella stanza rap­p­re­sen­tano la forza indis­trut­tibile del femminino

La gio­vane e le sue sorelle sono capaci di spez­zare il vec­chio mod­ello di igno­ranza e di con­tem­plare un orrore senza vol­gere altrove lo sguardo Barbablù uccide e demolisce una donna finche non ne restano che le ossa. Noi dob­bi­amo osser­vare la cosa mor­tale che si è impadronita di noi, vedere il risul­tato del suo lavoro, reg­is­trarlo con­sci­a­mente e poi agire. Trovare i corpi, seguire gli istinti, vedere, sman­tel­lare l’energia distruttiva.

Nascon­dersi e spi­are. Per sfug­gire a un preda­tore l’anima si nasconde sotto terra e ogni tanto fa capolino per vedere se si allon­tana. In Barbablù la psiche cerca di non farsi uccidere. E’ diven­tata astuta, chiede tempo per rin­forzarsi. Quando una donna com­prende di essere stata preda, sia nel mondo esterno che in quello interno, non riesce a sop­por­tarlo. Pro­gramma l’uccisione della forza preda­to­ria. Il suo com­p­lesso preda­to­rio si affanna nel ten­ta­tivo di bloc­care tutte le vie di fuga, diviene san­guinario. In questo tempo critico addor­men­tarsi vuol dire morire. Bisogna invece spostarsi dallo stato di vit­tima a quello di per­sona acuta, vig­ile, attenta. A questo punto non si deve tremare, ne’ umiliarsi.

L’urlo. I fratelli psichici sono i propul­sori più mus­colosi della psiche, sono la forza che può agire quando è tempo di uccidere. La donna deve eserci­tarsi a richia­mare la sua natura com­bat­tiva, il suo vor­tice di vento. Quando le donne riaf­fio­rano dall’ingenuità, por­tano con sé qual­cosa di ines­plorato, in questo caso un’energia maschile inte­ri­ore. Quando questa natura del sesso opposto è in buona salute ama la donna in cui alberga e la aiuta a com­piere quello che lei chiede. Più l’animus è forte e vasto, mag­giori saranno le capac­ità con cui la donna man­i­festerà le sue idee e il suo lavoro cre­ativo nel mondo esterno in modo concreto.

I man­gia­tori di pec­cati. Il corpo di Barbablù viene las­ci­ato ai man­gia­tori di carogne. Nei tempi antichi esiste­vano i man­gia­tori di pec­cati, che si assumevano i pec­cati, i rifiuti della comu­nità. Invece di insultare il preda­tore della psiche, o di sfug­gir­gli, lo smem­bri­amo, cat­turi­amo i pen­sieri irri­tanti prima che diventino troppo grandi da nuo­cerci e li sman­tel­liamo, con­trap­po­nen­dogli le ver­ità che ci ali­men­tano. Ripren­dere l’energia dal preda­tore e trasfor­marla in altro.

Barbablu è un rac­conto di inge­nu­ità psichica, ma anche della pos­sente rot­tura dell’ingiunzione di “apparire”.

L’uomo nero. Il sogno dell’uomo nel buio. Nella sto­ria di Barbablu si parla della trasfor­mazione di quat­tro introiezioni vaghe e indis­tinte: non avere visione, non avere intro­spezione, non avere voce, non avere azione. Per bandire il preda­tore dob­bi­amo fare il con­trario. Dob­bi­amo spalan­care la porta per vedere cosa c’è den­tro la stanza. Dob­bi­amo usare l’introspezione e la capac­ità di sop­portare la visione. Dob­bi­amo enun­ciare con voce chiara la nos­tra ver­ità ed essere capaci di fare quanto è nec­es­sario nei con­fronti di ciò che vediamo..

Per l’ingenua e per la donna dall’istinto leso la cura è la stessa: eserci­tarsi ad ascoltare l’intuito, porsi domande, essere curiosa, vedere quel che si vede, ascoltare quel che si sente, e poi agire in base a ciò che si sa essere vero.

Quando fac­ciamo sogni con l’uomo nero, un potere con­trario sta sem­pre appostato in attesa di aiutarci. La donna sel­vaggia., che insegna alle donne a non essere “carine” quando si tratta di pro­teggere la vita dell’anima Essere “dolci” in questi casi fa solo sor­rid­ere il preda­tore. Quando la vita dell’anima è minac­ciata non soltanto è accetta­bile tirare una riga, è indispensabile.




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