Baubo la dea panciuta
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:33 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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baubo la dea panciuta Deme­tra, la dea madre della terra, aveva una bel­lis­sima figlia di nome Perse­fone, che un giorno gio­cava all’aperto. Perse­fone vide ad un tratto un fiore par­ti­co­lar­mente bello e allungò le mani per coglierlo. D’improvviso la terra si mise a tremare e si aprì una pro­fonda vor­agine. Dalle pro­fon­dità della terra emerse Ade, il dio degli Inferi. Alto e pos­sente, stava ritto su un carro nero tirato da quat­tro cav­alli del col­ore dei fantasmi.

Ade rapì Perse­fone sul suo carro e lan­ciò i cav­alli nelle pro­fon­dità della terra. Le urla di Perse­fone si fecero sem­pre più flebili a mano a mano che si richi­udeva la vor­agine della terra, come se nulla fosse mai accaduto. Sulla terra regnò il silen­zio e si dif­fuse il pro­fumo dei fiori calpes­tati. E la voce della fan­ci­ulla risuonò attra­verso le pietre delle mon­tagne, gor­gogliò tra le onde del mare. Deme­tra udì le pietre urlare. Udì le acque urlare. Strap­pan­dosi il serto dalla chioma immor­tale, spoglian­dosi degli scuri veli, prese a volare sulla terra come un grande uccello, alla ricerca di sua figlia, chia­man­dola a gran voce.

Quella notte una vec­chia seduta al lim­itare di una cav­erna disse alla vec­chia di aver udito tre grida quel giorno: una era una gio­vane voce che urlava di ter­rore, l’altra chia­mava lamen­tosa­mente e la terza era di una madre in lacrime.

Perse­fone non si ritrovava e iniziò così la lunga folle ricerca di Deme­tra della figlia tanto amata. Deme­tra s’infuriò, pianse, urlò, cercò indizi e frugò den­tro, sotto, sopra ogni rialzo della terra, implorò com­pas­sione, implorò la morte, ma non riuscì a trovare l’amata figlia. Allora, lei che aveva fatto crescere ogni cosa per l’eternità, maledisse tutti i campi fer­tili del mondo. Per via della maledi­zione di Deme­tra, nes­sun bam­bino poteva nascere, non poteva crescere il grano per il nutri­mento, né pote­vano sboc­ciare fiori per le feste o crescere rami d’albero per i morti. Tutto era appas­sito e inar­id­ito sulla terra riarsa.

Deme­tra non si era più bag­nata, e le sue vesti erano tutte infan­gate e i capelli arruf­fati. Nel suo cuore la pena vac­illava, ma non si sarebbe arresa. Dopo tante domande, preghiere, avven­ture che non ave­vano por­tato a nulla, cadde infine accanto ad un pozzo in un vil­lag­gio in cui nes­suno la conosceva. E appog­giò il corpo dolente con­tro la pietra fredda del pozzo, e in quel men­tre soprag­giunse una donna, o piut­tosto una specie di donna. E questa donna si mise a dan­zare di fronte a Deme­tra dime­nando i fianchi in un modo che ricor­dava il rap­porto ses­suale, e scuo­tendo i seni nella danza. E veden­dola Deme­tra non poté trat­tenere un lieve sor­riso. La fem­mina bal­le­rina era davvero mag­ica, per­ché non aveva testa, e i capez­zoli erano i suoi occhi e la vagina la sua bocca. Con questa ama­bile bocca prese a intrat­tenere Deme­tra con sto­rielle pic­canti. Deme­tra com­in­ciò a sor­rid­ere, poi ridac­chiò, poi esplose in una fragorosa risata. E insieme ris­ero le due donne, la pic­cola Baubo e la potente Demetra.

E fu pro­prio questo riso che trasse Deme­tra dalla depres­sione e le diede l’energia nec­es­saria per con­tin­uare la ricerca della figlia; con l’aiuto di Baubo, della vec­chia Ecate e di Elio, il Sole, la ricerca ebbe buon esito Perse­fone fu resti­tuita alla madre. Il mondo, la terra e il ven­tre delle donne ripresero a fiorire.

baubo

C’è un aspetto fem­minile che è una sorta di fuoco sot­ter­ra­neo che a volte divampa, talal­tra lenta­mente bru­cia, cicli­ca­mente. Uno stato di intensa con­sapev­olezza sen­so­ri­ale che include la ses­su­al­ità, ma non si limita ad essa. Nelle antiche cul­ture matri­ar­cali esiste­vano delle dee dell’oscenità. L’osceno non è affatto vol­gare, ma assomiglia piut­tosto ad una crea­tura fan­tas­tica che vor­reste avere tra le vostre migliori amiche. Nel riso la donna può com­in­ciare a res­pi­rare davvero, a sen­tire sen­sazioni di aper­tura alle lacrime trat­tenute o a mem­o­rie dimen­ti­cate, o l’apertura delle catene messe alla per­son­al­ità ses­suale. Queste dee allen­tano ciò che è troppo stretto, ban­dis­cono la mal­in­co­nia, man­ten­gono liberi i passaggi.

Una di queste dee è Baubo. Dis­cende dalle dee pan­ciute neolitiche, mis­te­riose fig­ure senza testa. Sono i tal­is­mani del potere fem­minile. E il riso che scuote il ven­tre è una delle migliori med­i­cine che una donna possa ricevere.

L’energia maschile è bella, addirit­tura son­tu­osa, grandiosa, ma a volte è come man­giare troppi cioc­co­la­tini. Di tanto in tanto è bello man­giare solo riso bianco e bere brodo leg­gero. Di tanto in tanto è bello vivere un’atmosfera squisi­ta­mente fem­minile, in soli­tu­dine o in compagnia.

Un po’ di oscen­ità aiuta a vin­cere la depres­sione. Certe risate, provo­cate da vec­chie sto­rie che le donne si rac­con­tano, rimescolano la libido, riat­tiz­zano il fuoco dell’interesse alla vita.

Gli scherzi e il riso delle donne sono un’ottima med­i­c­ina per i tempi duri, un cor­rob­o­rante nella con­va­lescenza. Quando il riso rende le per­sone con­tente di essere al mondo, più con­sapevoli dell’amore e dell’eros, quando alle­via la tris­tezza e vince la collera, allora è sacro




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