I tre capelli d’oro
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:27 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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i tre capelli d oroUna volta, una notte nera e pro­fonda, una di quelle notti in cui la terra è nera e gli alberi paiono mani rugose e il cielo è di un blu pro­fondo, un vec­chio attra­ver­sava bar­col­lando un bosco, mezzo acce­cato dai rami degli alberi che gli graf­fi­a­vano la fac­cia. In una mano teneva una pic­cola lanterna. La can­dela nella lanterna man­dava una luce sem­pre più fioca. L’uomo aveva lunghi capelli gialli, denti gialli e unghie ricurve e gialle. Era tutto curvo, e la schiena era arro­to­lata come un sacco di farina. Era tanto seg­nato dalle rughe che la pelle pen­deva a pieghe e falde dal mento, dalle ascelle e dalle anche.

Si affer­rava a un albero e poi avan­zava un poco, poi si affer­rava a un altro albero e ripren­deva il cam­mino, e così andava avanti nel bosco. Tutte le ossa dei piedi gli dol­e­vano e bru­ci­a­vano come fuoco. I gufi sugli alberi stride­vano insieme alle sue giun­ture men­tre si spingeva avanti nell’oscurità.

In lon­tananza si scorgeva una pic­cola luce tremolante, una casetta, un fuoco, un posto per riposare, e fati­cosa­mente si diresse verso quella pic­cola luce. Quando arrivò alla porta era così stanco, esausto, la pic­cola luce della lanterna si spense e il vec­chio crollò con­tro la porta.

Den­tro c’era una vec­chia seduta vicino ad un fuoco ruggente, e gli corse accanto, lo rac­colse nelle sue brac­cia e lo portò accanto al fuoco. Lo tenne tra le brac­cia come una madre tiene il suo bam­bino. Si sedette sulla sua sedia a don­dolo e lo cullò. Eccoli, il povero frag­ile vec­chio, un muc­chi­etto di ossa, e la forte vec­chia che lo cullava avanti e indi­etro. E lo cullò per tutta la notte, e verso l’alba era diven­tato un uomo molto più gio­vane, un bel­lis­simo uomo dai capelli d’oro e dalle forti mem­bra. E lei con­tin­u­ava a cullarlo.

Stava per spuntare l’alba, la vec­chia si affrettò a stap­pare tre capelli dalla testa del bam­bino e le gettò sulle mat­tonelle, e cadendo pro­dussero un suono cristallino.

E il bim­betto che teneva tra le brac­cia scivolò giù dal suo grembo e corse alla porta. Si voltò un attimo a guardare la vec­chia, le sor­rise di un sor­riso lumi­nosis­simo, poi si volse e volò in cielo per diventare lo splen­dido sole del mattino.

i tre capelli d oro

Quando il nos­tro intento è chiaro, non affoghi­amo in fan­tasie di eva­sione, siamo inte­grate e la nos­tra vita fior­isce, ci occorre ancora sapere che cosa fare quando ci sfug­girà il fuoco, quando saremo logo­rate. Questa è la sto­ria di come riap­pro­pri­arsi del fuoco quando lo si è per­duto. Il CONTENIMENTO è la risposta al prob­lema della perdita di ener­gia.
Quando in una favola è notte sap­pi­amo di trovarci nell’inconscio. In questo rac­conto l’energia, sotto forma di un uomo vec­chissimo, s’indebolisce sem­pre di più. E’ sbagliato, quando si perde il fuoco, affan­narsi per rimet­terlo insieme. Sedere e don­dolarsi è la cosa da fare. Con­ser­vare l’idea e la pazienza di cullarla.
La pic­cola luce rap­p­re­senta l’idea stessa, che si affat­ica e quasi si estingue. Ritro­vi­amo qui La Que sabè, la donna di due mil­ioni di anni, stare accanto al suo fuoco per­me­tte di ripren­dersi. La donna la cui idea o le cui energie sono svan­ite deve conoscere la strada per andare dalla vec­chia curan­dera. Deve riposare, don­dolarsi, ritrovare il suo fuoco. Deve rin­gio­vanire, recu­per­are l’energia.
Il portare a ter­mine lunghe fatiche, come ter­minare la scuola, o un’opera, o curare un malato, fa sì che a un certo momento l’energia un tempo gio­vane invec­chi. E’ meglio per le donne capirlo all’inizio di uno sforzo, per­ché la fat­ica le sor­prende. La pre­sun­zione della forza eterna al maschile è un errore.
Nella sto­ria tre capelli ven­gono get­tati a terra. I capelli sono il sim­bolo del pen­siero, get­tarne via qual­cuno rende il bam­bino più leg­gero, lo fa bril­lare di una luce più vivida. Strap­pate tre capelli dalla vos­tra idea e get­tateli a terra. Tagliare i rami sec­chi aiuta l’albero a crescere più forte.
Se avete per­duto il fuoco, la con­cen­trazione, sedete e state qui­ete. Pren­dete l’idea e cul­latela. Tenetela in parte, e in parte but­tatela, si rinnoverà.




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