La donna scheletro
martedì 22 dicembre 2009 alle 07:36 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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donna scheletro

La donna scheletro

Aveva fatto qual­cosa che suo padre aveva dis­ap­provato, sebbene nes­suno più ram­men­tasse cosa. Il padre l’aveva trasci­nata sulla scogliera e get­tata in mare. I pesci ne man­gia­rono la carne e le strap­parono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e riv­oltato dalle correnti.

Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo anda­vano in tanti, un pesca­tore. L’amo del pesca­tore scese nell’acqua e si impigliò nelle cos­tole della Donna Scheletro. Pensò il pesca­tore: “Ne ho preso uno pro­prio grosso!” Intanto pen­sava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tran­quillo. E men­tre stava cer­cando di tirare su quel gran peso attac­cato all’amo, il mare prese a ribol­lire, per­ché colei che stava sotto stava cer­cando di lib­er­arsi. Ma più lot­tava e più restava impigli­ata. Inesora­bil­mente veniva trasci­nata verso la super­fi­cie, con le cos­tole aggan­ci­ate all’amo.Il pesca­tore si era girato per rac­cogliere la rete e non vide la testa calva affio­rare dalle onde, non vide le pic­cole crea­ture di corallo che guar­da­vano dalle orbite del tes­chio, non vide i crosta­cei sui vec­chi denti d’avorio.

Quando si volse, l’intero corpo era sal­ito in super­fi­cie e pen­deva dalla punta del kayak.

Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginoc­chia, gli occhi per il ter­rore si nascosero in fondo alla testa, e le orec­chie diven­tarono rosso fuoco. La gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demo­nio verso la riva. Non ren­den­dosi conto che era aggrovigli­ata nella lenza, era sem­pre più ter­ror­iz­zato per­ché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro roves­ci­ava sulle acque nuv­ole di vapore, e le brac­cia si lan­ci­a­vano in acqua come per afferrarlo.

Alla fine l’uomo rag­giunse il suo igloo, si lan­ciò nella gal­le­ria, e a quat­tro zampe pen­etrò all’interno. Ansi­mando e singhioz­zando giacque nell’oscurità, con il cuore che bat­teva come un tam­buro. Final­mente al sicuro.

Ma quando accese la lam­pada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavi­mento di neve con un tal­lone sulla sua spalla, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammor­bidiva i lin­ea­menti, o forse per­ché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere come un sen­ti­mento di tenerezza, e lenta­mente allungò le mani sudi­cie e prese a lib­er­arla dalla lenza. “Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le cav­iglie. E con­tinuò nella notte, e la coprì di pel­licce per ten­erla al caldo. Cercò la pietra focaia e accese il fuoco. Lei non diceva una parola — non osava — per­ché altri­menti quel cac­cia­tore l’avrebbe presa e get­tata agli scogli.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e com­in­ciò ben presto a sognare. Tal­volta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, quando c’è un sogno di tris­tezza o di strug­g­i­mento. E questo accadde all’uomo. La Dona Scheletro vide la lacrima bril­lare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. Si trascinò accanto all’uomo addor­men­tato e posò la bocca su quella lacrima. Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.

Frugò nell’uomo addor­men­tato e gli prese il cuore, il tam­buro pos­sente. Si mise a sedere e si mise a pic­chiare sui due lati del cuore. Men­tre suon­ava si mise a cantare: “Carne, carne, carne!”. E più can­tava più si rico­priva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbas­tanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E poi cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rim­ise il suo cuore nel suo corpo, e così si risveg­liarono stretti uno nelle brac­cia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

donna scheletro

Se L’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna scheletro fa sì che molte relazioni fal­lis­cano. Per amare bisogna essere non solo forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spir­ito. La saggezza viene dalla Donna Scheletro. La Donna Scheletro dimostra che vivere insieme accresci­menti e decresci­menti, con­clu­sioni e inizi, crea un amore impareg­gia­bile fatto di devozione.

Il ritrova­mento acci­den­tale del tesoro.
In questo rac­conto il pesca­tore trova molto più di quello che si sarebbe aspet­tato. Non si rende conto di soll­e­vare il tesoro più allar­mante che gli sarà dato di conoscere, più di quanto egli possa gov­ernare. Non sa di dover venire a patti, che tutti i suoi poteri saranno messi alla prova. E’ lo stato di tutti gli innamorati all’inizio: sono ciechi come pip­istrelli.
Restare inerti e lim­i­tarsi a sognare l’amore per­fetto è facile. E’ una sorta di aneste­sia dalla quale potremo non risveg­liarci mai. E’ com­pito dell’anima riconoscere il tesoro in quanto tale, indipen­den­te­mente dalla sua forma insolita, e riflet­tere sul da farsi. Tal­volta anche gli innamorati all’inizio di una relazione cer­cano soltanto un po’ di ecc­i­tazione, un pizzico di seda­tivo. Senza ren­der­sene conto, entrano in una parte della psiche, pro­pria o dell’altro, dove risiede la Donna Scheletro. Il pesca­tore pensa di cer­care sem­plice­mente di che nutrirsi, men­tre in realtà fa risalire la natura fem­minile essen­ziale nella sua com­pletezza, la natura Vita/Morte/Vita.
Una parte di ogni uomo e di ogni donna oppone resistenza al sapere che in tutte le relazioni amorose la Morte deve avere la sua parte. Fin­giamo di poter amare senza che muoiano le nos­tre illu­sioni sull’amore, fin­giamo di poter andare avanti senza che muoiano le nos­tre aspet­ta­tive super­fi­ciali, fin­giamo che le nos­tre ebrezze e i nos­tri impeti prefer­iti non mori­ranno mai. Ma in amore tutto, ma pro­prio tutto, viene accan­to­nato e la per­sona dalla natura pro­fonda e sel­vaggia è irrefutabil­mente atti­rata dal com­pito. Che cosa muore? Muore l’illusione, muoiono le aspet­ta­tive, la bramosia di avere tutto, il deside­rio di pren­dere solo il bello, tutto questo muore.
Il pesca­tore della sto­ria è lento nel ren­dersi conto della natura di quel che ha preso. E’ dif­fi­cile ren­dersi conto di quel che si fa, quando si pesca nell’inconscio. Lag­giù vive la natura Morte. Non appena sco­prite con chi avete a che fare, il vostro primo impulso è get­tarla via. Diven­ti­amo come i padri che get­tano le figlie in mare. le relazioni spesso vac­il­lano quando pas­sano dalla fase dell’anticipazione a quella in cui bisogna affrontare quello che in realtà è preso all’amo. Se gli amanti si osti­nano in una vita di gaiezza forzata, di per­petue piacev­olezze o in altre forme di inten­sità micidi­ale, se insistono con il lampo e il ful­mine ses­suale, o nella cor­rente del dilet­tev­ole senza con­flitti, la natura Vita/Morte/Vita torna dalla scogliera da cui viene get­tata in mare. Gli amanti che si osti­nano a tenere tutto su una cima scin­til­lante vivranno una relazione sem­pre più ossi­fi­cata. Il deside­rio di vivere l’amore nella sua forma pos­i­tiva soltanto lo porta a un punto morto.
La sfida per il pesca­tore è affrontare Sig­nora Morte, il suo abbrac­cio, i suoi cicli di vita e di morte. Senza di lei non può darsi una vera conoscenza della vita, e senza questa conoscenza non può darsi né amore vero né devozione. L’amore costa cor­ag­gio e resistenza a per­cor­rere un lungo cam­mino.
Due per­sone iniziano la danza per vedere se va bene loro amarsi. La Donna Scheletro viene acci­den­tal­mente presa all’amo. Si iniziano a vedere le parti frag­ili e lese dell’altro, o la sua inadeguatezza come tro­feo. Quando emerge la donna scheletro si offre una vera oppor­tu­nità di mostrare cor­ag­gio e conoscere l’amore. Amare sig­nifica stare con. Sig­nifica emerg­ere da un mondo di fan­ta­sia in un mondo in cui è pos­si­bile un amore fac­cia a fac­cia. Amore sig­nifica restare quando ogni cel­lula dice: “Scappa”.
Al primo con­fronto con la Donna Scheletro quasi tutti provano l’impulso di volare via come il vento. Anche la corsa rien­tra nel processo, ma la corsa non può durare a lungo, o per sem­pre.

La Cac­cia e il Nascondi­mento.
La natura Morte ha la strana abi­tu­dine di emerg­ere nelle sto­rie d’amore pro­prio quando pen­si­amo di aver vinto un amante, un “pesce grosso”. Ecco il per­ché di tanto cor­rere e nascon­dersi. Ma non c’è nes­sun posto dove nascon­dersi. All’inizio, quando impar­i­amo ad amare davvero, frain­ten­di­amo molto. Pen­si­amo di essere inse­guiti men­tre in realtà è la nos­tra inten­zione di met­terci in relazione con un altro essere umano in modo spe­ciale che aggan­cia la donna scheletro. Ovunque stia nascendo l’amore, sem­pre affiora la forza Vita / Morte / Vita. Sem­pre.
Para­dos­salmente, quando uno dei due innamorati tenta la fuga, la relazione è investita da più vita. E più si crea vita, più il pesca­tore è spaven­tato. E più corre, più si crea vita. La fase della corsa e del nascondi­mento è quella in cui gli amanti ten­tano di razion­al­iz­zare la loro paura dei cicli Vita/Morte/Vita. Dicono: “Può andare meglio con un altro”, oppure “Non voglio rin­un­ciare a..”, o “non voglio cam­biare la mia vita”, “affrontare le mie e le altrui ferite”, “non sono ancora pronta”; “non voglio essere trasfor­mato”. Si cerca dis­per­ata­mente un riparo e il cuore batte, non per­ché si ama e si è amati, ma per vigli­acca paura. Essere intrap­po­lati da sig­nora Morte!
Abbi­amo trovato un tesoro, e cer­chi­amo di fug­gire. Ma alla fine tutti dob­bi­amo baciare la strega.
Lo stesso processo segue l’amore. Vogliamo soltanto la bellezza e non vogliamo affrontare il “brutto”. La donna scheletro ci insegue. E’ la grande maes­tra che ave­vamo detto di vol­ere. “No, non questa maes­tra!”. Pec­cato: è la maes­tra che tocca a tutti.
Molti temono che quando le cose diven­tano spaven­tose e si ingar­bugliano in una sto­ria d’amore la fine è vic­ina, men­tre non è così. L’idea di “pren­dersi dello spazio” è come l’igloo del pesca­tore, dove pensa di essere al sicuro. Cer­care di pren­dere solo i lati piacevoli di una relazione d’amore non fun­ziona mai. Gli amanti si sono preparati, si sono raf­forzati, stanno cer­cando di man­tenere in equi­lib­rio le loro paure. E ora, pro­prio quando stanno per bat­tere sul cuore come su un tam­buro e cantare, uno grida: “non ancora”, oppure “No, mai e poi mai”.
Tutti quelli che non sono pronti, hanno bisogno di tempo, sono com­pren­si­bili, ma solo per un breve peri­odo. La ver­ità è che mai nes­suno è com­ple­ta­mente pronto. Come sem­pre nella discesa nell’inconscio, viene un momento in cui sem­plice­mente ci si tappa il naso e ci si butta nell’abisso. Per amare il piacere non ci vuole molto, per amare davvero ci vuole un eroe capace di gov­ernare la pro­pria paura.

Sbroglia­mento dello scheletro.
Se sti­amo facendo l’amore, anche se siamo appren­sivi o spaven­tati deside­ri­amo lib­er­are le ossa della natura Morte. Vogliamo toc­care il non-bello dell’altro, e in noi medes­imi. Che cos’è il non-bello? La nos­tra seg­reta fame di essere amati è il non-bello. La nos­tra neg­li­genza quanto a lealtà e la nos­tra devozione sono poco attraenti, il nos­tro senso di sep­a­razione dall’anima è scialbo, i nos­tri bitor­zoli psi­co­logici, le inadeguatezze, gli equiv­oci e le fan­tasie infan­tili sono il non-bello. Sbrogliare la donna scheletro sig­nifica com­pren­dere che l’amore non è tutto un luc­ci­chio di can­de­line. Sig­nifica trovare cor­ag­gio e non paura nell’oscurità della rigen­er­azione. Sig­nifica bal­samo per le ferite. Cam­biare i nos­tri modi di essere per riflet­tere la salute e non la povertà dell’anima.
La paura è una scusa mod­esta per non fare questo lavoro tutti abbi­amo paura. Se sei vivo, hai paura. Tre cose dif­feren­ziano il vivere con l’anima di con­tro al vivere sola­mente con l’io: la capac­ità di sen­tire e appren­dere modi nuovi, la tena­cia per per­cor­rere una strada imper­via, la pazienza di appren­dere nel tempo l’amore pro­fondo. Non è con l’io mutev­ole che ami­amo l’altro, ma con l’anima sel­vaggia. Una sel­vaggia pazienza è nec­es­saria per sbrogliare le ossa, per imparare il sig­ni­fi­cato di sig­nora Morte. Ci vuole un cuore desideroso di morire e rinascere, morire e rinascere.
La per­sona che ha sbrogliato la donna scheletro conosce la pazienza, sa meglio come aspettare. Non è trau­ma­tiz­zata né spaven­tata dalla magrezza, e neanche sopraf­fatta dal godi­mento. I suoi bisogni di “avere tutto subito” si trasfor­mano nella capac­ità di trovare tutte le sfac­cettature della relazione. Non teme di cor­re­larsi con la bellezza della furia, la bellezza dell’ignoto, la bellezza del non-bello. Nell’apprendere e nell’elaborare tutto ciò diventa l’amante sel­vag­gio per eccel­lenza.

Il sonno della fidu­cia.
In questa fase l’amante torna a uno stato di inno­cenza, in cui è ancora inti­morito dagli ele­menti emo­tivi, uno stato di desideri, sper­anze e sogni. Il pesca­tore ha affrontato la donna scheletro, l’ha toc­cata. Questo lo porta a una trasfor­mazione, all’amore. Qui il sonno sim­bo­leg­gia la creazione e il rin­no­va­mento, la rinascita. L’innocenza è uno stato che si rin­nova con il sonno, bello sarebbe portare con noi un’innocenza vig­ile e ten­erla stretta per averne calore.
Il pesca­tore mostra tanta fidu­cia nella natura Vita/Morte/Vita da riposare e viv­i­fi­carsi in sua pre­senza. Quando gli amanti giun­gono a questo stato, si arren­dono alle forze che stanno dietro di loro, alle forze che hanno fidu­cia, fede e il pro­fondo potere dell’innocenza. Dor­mono il sonno del sag­gio invece che del dif­fi­dente. C’è una cautela real­is­tica e una ingius­ti­fi­cata, che deriva dall’essere stati fer­iti in pas­sato. Col­oro che temono di “essere presi in giro” o “intrap­po­lati”, che procla­mano a gran voce di voler “essere liberi”, sono quelli che si las­ciano sfug­gire l’oro dalle dita. Tal­volta non ci sono parole per dare cor­ag­gio, tal­volta bisogna sem­plice­mente but­tarsi. Dev’esserci un certo punto nella vita di un uomo in cui fiducioso va dove l’amore lo con­duce. Quando una vita è troppo con­trol­lata, sem­pre più diminuisce la vita da con­trol­lare.
Nella psiche maschile c’è una crea­tura, un uomo non fer­ito, che crede nel bene, è sag­gio e non ha paura di morire. La fidu­cia non dipende dal fatto che sa che l’amante non lo ferirà. La sua è la fidu­cia che qualunque ferita riceva, essa potrà essere curata, che una vita nuova segue la vec­chia. La fidu­cia con­siste nel sapere che dopo una fine ci sarà un nuovo inizio. Tal­volta più un uomo diventa libero e vicino alla donna scheletro, più la sua amante si spaventa e deve fare un suo lavoro sullo sle­gare e l’osservare. Per­ché l’amore fior­isca bisogna aver fidu­cia nel fatto che qualunque cosa accada, comunque apporterà una trasfor­mazione.

Il dono della lacrima.
Le lacrime hanno un potere cre­ativo. La lacrima che viene pianta è la lacrima della pas­sione e della com­pas­sione mesco­late insieme, per sé e per l’altro.
La lacrima di chi sogna scende quando un aspi­rante amante con­sente a se stesso di sen­tire e fas­ciare le sue ferite, piange per­ché sente la sua soli­tu­dine, l’acuta nos­tal­gia per un luogo psichico, per una conoscenza sel­vaggia. Amare l’altro non basta, non basta “non essere d’impedimento”, o essere “di sostegno” o “pre­sente”. La donna scheletro attende quella lacrima che dice: “ammetto la ferita”. Questo è l’inizio della conoscenza pro­fonda dell’uomo. E’ un errore pen­sare che qual­cuno possa essere il nos­tro cura­tore, il nos­tro ecc­i­tante, il nos­tro riem­pi­tivo: dob­bi­amo curare la ferita den­tro di noi. Quando l’uomo versa la lacrima si impadro­nisce del suo dolore, e lo conosce quando lo tocca. Vede come la sua vita è stata vis­suta in modo pro­tetto a causa della ferita, e che cosa della vita ha per­duto. Vede come ha azzop­pato il suo amore per la vita, per se stesso, per l’altro. La lacrima del pesca­tore avvic­ina la donna scheletro. Il pesca­tore las­cia che il suo cuore si spezzi: non che vada in fran­tumi, ma che si apra. E’ un amore che lo avvolge, ora nascerà in lui un cuore grande ed ocean­ico.

Un cuore per tam­buro e un canto.
Il tam­buro fatto con il cuore richiama gli spir­iti inter­es­sati al cuore umano. Il cen­tro psi­co­logico e fisi­o­logico è il cuore. E’ il cuore che ci fa amare come ama un bam­bino: appieno, senza ris­erve, senza sar­casmo, né dis­pre­gio o pro­tezion­ismo
. Con­sen­tite alla donna scheletro di diventare più pal­pa­bile nella vos­tra vita e lei a sua volta la ren­derà più ampia. Quando un uomo dona tutto il suo cuore diventa una forza sor­pren­dente: diventa un’ispiratrice. Quando la donna scheletro dorme con lui, egli diventa fer­tile, è investito di poteri fem­minili in un ambito maschile. Porta i semi di una nuova vita e delle morti nec­es­sarie.
La can­zone, come il tam­buro, crea una con­sapev­olezza non ordi­naria, uno stato di trance, di preghiera.

La danza del corpo e dell’anima.
Il sim­bolo della donna scheletro è un residuo del tempo in cui molto si sapeva della morte come por­ta­trice di trasfor­mazione spir­i­tuale. Nell’immaginario fem­minile la Donna Morte era intesa come la por­ta­trice del des­tino, la fat­trice, la fan­ci­ulla del rac­colto, la madre, la ricre­atrice, sec­ondo i cicli.
L’amore nella sua forma più piena è un susseguirsi di morte e rinascita: il dolore viene cac­ciato e rispunta da un’altra parte, muore la pas­sione e rinasce. Amare sig­nifica abbrac­ciare e sop­portare molte fini e molti inizi, il tutto nella stessa relazione.
Ener­gia, sen­ti­mento, soli­tu­dine, deside­rio, noia, tutto sorge e tra­monta in cicli rel­a­ti­va­mente ravvi­c­i­nati. Il deside­rio della vic­i­nanza e delle sep­a­razioni cresce e cala. La natura Vita/Morte/Vita ci insegna che la soluzione del malessere è sem­pre il con­trario. Un’azione nuova è la cura per la noia, la vic­i­nanza è la cura per la soli­tu­dine, la soli­tu­dine è la cura per la sen­sazione di essere bloc­cati.
Nella sto­ria il pesca­tore era prima incon­sapev­ole, poi è spaven­tato e in fuga. Infine riflette e com­in­cia a sciogliere i suoi sen­ti­menti e a trovare un modo per cor­re­larsi alla donna scheletro. Poi la sua lacrima di sen­ti­mento la nutre e il suo cuore la crea. Così è riam­ato e impara ad amare.
La donna scheletro viene prima get­tata ed esil­i­ata, poi acchi­ap­pata da un indi­viduo che la teme. Com­in­cia a tornare alla vita, si trasforma in essere vivente. E’ amata e riama. Lei, la grande ruota della natura, e lui, l’essere umano, ora vivono in armo­nia insieme.
Vedi­amo nel rac­conto che il dono del corpo è uno degli ultimi delle fasi dell’amore, così come dev’essere. Non accettate l’amante che subito vuole il corpo, insis­tete per­ché tutte le fasi si svilup­pino. Fare l’amore è rimesco­lare spir­ito e carne, spir­ito e mate­ria. Per amare dob­bi­amo fare l’amore con la strega.
Come in questa sto­ria dovrebbe svilup­parsi la relazione amorosa: ogni part­ner dovrebbe trasfor­mare l’altro. La forza e il potere di ognuno ven­gono liberati e spar­titi. Chissà cosa cac­cer­anno insieme.

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