La llorona
martedì 22 dicembre 2009 alle 08:54 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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La llorona

La llorona

Un ricco hidalgo corteggia una donna bella ma povera e ne con­quista l’amore. Gli dà due figli, ma lui non si degna di pren­derla in moglie. Un giorno annun­cia che sta per tornare in Spagna, dove sposerà una donna ricca scelta dalla famiglia, e porterà con sé i figli.

La gio­vane impazz­isce e agisce pro­prio come tutte le pazze urlanti di ogni tempo. Gli graf­fia la fac­cia, si graf­fia la fac­cia, gli strappa i capelli, si strappa i capelli. Prende i due figli­o­letti e corre al fiume e li butta nell’acqua. I bam­bini affogano e la Llorona cade sulla riva nel dolore e nel lutto, e muore.

L’hidalgo torna in Spagna e sposa la donna ricca. L’anima della Llorona sale al cielo. Là il cus­tode del can­cello le dice che può entrare per­ché ha sof­ferto, ma prima deve recu­per­are dal fiume le anime dei figli.Ecco per­ché oggi si dice che la Llorona spazza le rive coi lunghi capelli, infila nell’acqua le lunghe dita e draga il fondo. E per questo i bam­bini non devono avvic­i­narsi al fiume di notte, per­ché lei può scam­biarli per i pro­pri figli e por­tarli via per sempre.

In una ver­sione mod­erna la Llorona andò con un ricco hidalgo pro­pri­etario di varie fab­briche sul fiume.

Durante la gravi­danza bevve l’acqua del fiume e le nac­quero due gemelli ciechi e con i piedi palmati per­ché l’hidalgo aveva inquinato il fiume con le sue fab­briche. Allora lui non la volle più e sposò una donna ricca che vol­eva i prodotti delle sue fabbriche.

La llorona

L’inquinamento dell’anima sel­vaggia: il tema della sto­ria è la dis­truzione del fem­minino fer­tile. Il rac­conto con­tribuisce a inseg­nare a una donna cosa non fare e come ritrarsi da scelte mediocri.
Il rac­conto ricorre alle metafore della donna bel­lis­sima e del chiaro fiume della vita per descri­vere il processo cre­ativo fem­minile nel suo stato nor­male. Ma nell’interazione con l’intenzione dis­trut­tiva il fiume e la donna conoscono il decadi­mento. Poi è trasci­nata in una ricerca senza fine tra i rot­tami del suo poten­ziale cre­ativo di un tempo.
Le acque sono il luogo in cui si pensa abbia avuto orig­ine la vita stessa. Il fiume qui è il sim­bolo di una forma di ridon­danza fem­minile che eccita e appas­siona.
Ma tal­volta la vita cre­ativa di una donna viene ril­e­vata da qual­cosa che vuole pro­durre le cose dell’io soltanto, che non hanno un val­ore anima duraturo. Tal­volta la cul­tura fa pres­sione, definendo inutili le sue idee cre­ative. Questo è inquina­mento, è scari­care piombo nel fiume.

Veleni nel fiume: l’effetto più dif­fuso dell’inquinamento nella vita cre­ativa fem­minile è la perdita della vital­ità. Nel ciclo nat­u­rale si trovano a volte impazienze e irre­qui­etu­dini, ma mai si prova la sen­sazione che l’anima sel­vaggia stia morendo. Ma quando la vita cre­ativa muore la ques­tione cam­bia com­ple­ta­mente. Ci sen­ti­amo come il fiume morente, diven­ti­amo pesanti, lente in modo neg­a­tivo, tutto pare infetto, tor­bido, tossico. In questo stato ci si las­cia facil­mente dis­trarre da fac­cende di cuore, dall’eccessivo lavoro, dal gioco, dalla stanchezza o dalla paura del fal­li­mento.

Fuoco sul fiume: la cor­rente cre­ativa inquinata può improvvisa­mente esplodere in un fuoco tossico che incener­isce ogni forma di vita. Troppi com­p­lessi psichici all’opera con­tem­po­ranea­mente pos­sono provo­care danni immensi al fiume. Questi met­tono in dub­bio il vostro val­ore, le vostre inten­zioni, la vos­tra sin­cer­ità e il vostro tal­ento. Il com­p­lesso cre­ativo vi accuserà che ciò che fate non fun­zion­erà per­ché non siete logiche, per­ché quel che avete fatto non è logico. Ma le prime fasi della creazione non sono mai logiche, né lo devono essere. Dite al com­p­lesso di starsene seduto e di restare alla larga. E non osti­nat­evi a lus­trare la casa prima di sedervi a scri­vere, le fac­cende di casa sono una strana cosa: non finis­cono mai. Sis­tema per­fetto per bloc­care una donna.
Accade anche che il processo cre­ativo sia incom­preso o non rispet­tato da chi cir­conda una donna. Sta a lei infor­marli che quando ha “quello sguardo” sig­nifica che sta soppe­sando un grande archivio di idee sulla punta di un dito. Una donna può spez­zarsi il cuore accan­to­nando le sue idee finchè tutta l’eccitazione è spenta e in molti altri modi.
Quando la creazione è avve­le­nata o impan­tanata, la donna cerca di igno­rare le con­dizioni dell’animo. Fa qual­cosina, leg­giuc­chia, ma sono tutte cose senza impor­tanza. Sta solo pren­dendo in giro se stessa. Quando il fiume muore, manca la sua cor­rente, la sua forza vitale. Senza Shakti, la per­son­ifi­cazione della forza vitale fem­minile, Shiva, che rac­chi­ude le capac­ità di agire, diventa un cada­v­ere. Lei è l’energia vitale che anima il prin­ci­pio maschile, e a sua volta il prin­ci­pio maschile anima l’azione nel mondo.

L’uomo del fiume: ani­mus è forza-anima nelle donne, ed è ritenuto maschile. E’ una forza che aiuta la donna ad agire in prima per­sona nel mondo esterno, a esprimere i suoi intimi pen­sieri e sen­ti­menti speci­fici e fem­minili in modi con­creti. E’ un “uomo che fa da ponte” fon­da­men­tale. La donna sel­vaggia com­pone il canto, lui lo orches­tra. Lei immag­ina, lui con­siglia. Senza di lui l’opera teatrale è cre­ata nell’immaginazione, ma non verrà mai messa in scena.
E’ ancora vivo nella memo­ria della donna sel­vaggia il tempo in cui le donne dotate erano get­tate da parte come rifiuti, in cui una donna non poteva avere un’idea, a meno che seg­re­ta­mente non la piantasse e non la fecon­dasse in un uomo il quale poi la por­tava nel mondo come se fosse sua. L’aspetto fon­da­men­tale dello sviluppo dell’animus è la man­i­fes­tazione dei pen­sieri, degli impulsi e delle idee inte­ri­ori. Dev’essere tenuto in eser­cizio, gli devono rego­lar­mente essere affi­dati dei com­piti, se vogliamo essere capaci di agire. Esso può diventare un aiu­tante, un assis­tente, un amante, un fratello, un padre, un re. Esiste un aspetto regale nella psiche fem­minile che opera a nome della donna e per il suo bene.
Ma nel rac­conto l’animus ha perse­guito altri obi­et­tivi a spese della natura sel­vaggia e il fiume si riem­pie di rifiuti, avve­le­nando i figli non ancora nati della donna. Che accade se qual­cosa si appro­pria della cor­rente cre­ativa ren­den­dola sem­pre più fan­gosa? Se ci las­ci­amo intrap­po­lare? Se in modo per­verso com­in­ci­amo ad amarlo e a sen­tirci vive attra­verso di esso? Se lo usi­amo per tirarci giù dal letto al mat­tino? L’hidalgo rap­p­re­senta un aspetto della psiche “andato a male”. Quando l’animo è una minac­cia come nel rac­conto, la donna perde fidu­cia nelle pro­prie deci­sioni.
Le donne dotate, anche quando cose bel­lis­sime nascono dalle loro mani, dalle penne, dai corpi, con­tin­u­ano a dubitare di essere vere artiste, scrit­trici, pit­trici, per­sone.
Qual­si­asi ten­ta­tivo di atto cre­ativo dis­turba un animo neg­a­tivo, che parte subito all’attacco. La donna prende in mano una penna, e la fab­brica sul fiume sputa veleno. Qual­cosa non va nell’animo, nella capac­ità di man­i­festare e real­iz­zare le pro­prie idee nel mondo.
La parte dif­fi­cile è immerg­ersi nel fango e cer­care, dra­gare il fiume alla ricerca della nos­tra vita-anima, della nos­tra vita cre­ativa.

Ripren­dersi il fiume: ‚bisogna eserci­tarsi ad accettare il com­pli­mento, ass­apo­rarlo. Rea­gire: ecco come rip­ulire il fiume. La cre­ativ­ità è la capac­ità di rea­gire a tutto quanto suc­cede intorno a noi, di scegliere tra centi­naia di pos­si­bil­ità di pen­siero, sen­ti­mento, azione e reazione e riu­nirle in una risposta, un’espressione o un mes­sag­gio unici, ric­chi di pas­sione e di significato.

Essere sel­vagge: ecco come purifi­care il fiume. Con­sen­tire alla nos­tra vita ideativa di sciogliersi, scor­rere, non cen­surando inizial­mente nulla.

Iniziare: com­in­ci­ate subito, even­tual­mente fal­lite, ripren­de­tevi, ricom­in­ci­ate. Non è il fal­li­mento a trat­ten­erci, ma la rilut­tanza a ricom­in­ciare più e più volte. Super­ate la paura e non con­tin­u­ate ad usarla per evitare di rip­ulire il fiume.

Pro­teggere il pro­prio tempo: ecco come bandire gli ele­menti inquinanti. L’animo pos­i­tivo ha con­fini eccel­lenti. Osti­narsi: con­tin­uare nella nos­tra opera, qualunque essa sia, che ci si senta forti o no, pronte o no.

Pro­teggere la vita cre­ativa: ded­i­cat­evi alla vos­tra opera tutti i giorni, non las­ci­ate che niente e nes­suno vi costringa alla carestia.

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