La piccola fiammiferaia
martedì 22 dicembre 2009 alle 09:11 - scritto da: dnnl
nella categoria: Donne che corrono con i lupi
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la piccola fiammiferaia

La pic­cola fiammiferaia

C’era una volta una bam­bina che non aveva né padre né madre e viveva nel bosco oscuro. Un vil­lag­gio sorgeva al lim­itare del bosco, e lei aveva imparato che là poteva com­prare fiammiferi per mezzo penny e poteva riven­derli per la strada a un penny intero. Se ne vendeva abbas­tanza, rius­civa a com­prarsi un pezzetto di pane raf­fermo; tor­nava allora al suo povero rifu­gio nel bosco e dormiva tenen­dosi addosso tutti gli abiti che possedeva.

Arrivò l’inverno, e faceva molto freddo. Non possedeva scarpe, e il cap­potto era tal­mente liso da essere traspar­ente. Aveva i piedi blu, con le dita tutte bianche; altret­tanto bianche erano le dita delle mani e la punta del naso. Vagava per le strade e pre­gava i pas­santi di com­prarle qualche fiammif­ero, ma nes­suno si fer­mava e nes­suno si curava di lei.Così una sera si mise a sedere e disse tra sé: “Ho dei fiammiferi. Posso accen­dere un fuoco e scal­darmi”. Ma non aveva leg­netti né cioc­chi. Decise comunque di accen­dere i fiammiferi. E così, seduta con le gambe tese, strofinò il primo fiammif­ero. E subito parve che freddo e neve fos­sero svan­iti come per incanto. Invece dei fioc­chi di neve volteggianti nell’aria,vide una bella stanza con una stufa di ceram­ica verde scuro, con lo sportello di ferro ornato di volute.

La stufa emanava tanto calore da far ondeg­giare l’aria. Si ran­nic­chiò vicino alla stufa e le parve di essere in paradiso.Ma d’improvviso la stufa svanì e lei si ritrovò seduta nella neve, tutta tre­mante, e per il freddo bat­teva i denti. E allora strofinò il sec­ondo fiammif­ero e la luce cadde sul muro della casa accanto e potè improvvisa­mente vedere den­tro. Nella stanza c’era una tovaglia can­dida come la neve che rico­priva una tavola, e sulla tavola c’erano stoviglie di por­cel­lana del bianco più puro, e su un grande piatto c’era un’anatra appena sfor­nata, e pro­prio men­tre stava per met­tersi a man­giare la visione svanì

Era di nuovo nella neve. Ma ora le ginoc­chia e i fianchi non le dol­e­vano più. Ora il freddo pungeva e bru­ci­ava lungo le brac­cia e nel petto, sic­chè accese il terzo fiammif­ero. E nella luce del fiammif­ero vide uno splen­dido albero di natale, mirabil­mente dec­o­rato con can­de­line bianche ornate di pizzo alla base, e belle palle di vetro, e migli­aia e migli­aia di pun­tini lumi­nosi che non rius­civa a capire che cosa fos­sero. E sollevò lo sguardo sull’albero enorme, e quello si soll­e­vava sem­pre più in alto, finchè divenne le stelle del cielo sulla sua testa, e una stella attra­versò sfav­il­lando il cielo, e lei ricordò che la mamma le aveva detto che quando un’anima muore, cade una stella.

E d’improvviso dal nulla apparve la sua nonna, tanto gen­tile e affet­tu­osa, e la bimba fu così felice di ved­erla. La nonna sollevò il grem­bi­ule e l’avvolse intorno alla bam­bina, se la strinse tra le brac­cia e la bam­bina provò felicità.

Ma la nonna prese a dis­solversi. E la bam­bina accese un fiammif­ero dopo l’altro per ria­vere la nonna accanto a sé…un fiammif­ero dopo l’altro…e insieme pre­sero a salire in cielo dove non faceva freddo, non si provava fame né dolore. La mat­tina dopo, lì tra le case, la bam­bina fu ritrovata immo­bile. Era andata via per sempre.

la piccola fiammiferaia

I bei sogni, quando le con­dizioni di vita sono dif­fi­cili, non vanno bene. in tempi duri dob­bi­amo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno.

L’allontanamento dalla fan­ta­sia cre­ativa: la bam­bina vive tra per­sone che non si curano di lei. Quello che ha, i fiammiferi (l’inizio di qual­si­asi pos­si­bil­ità cre­ativa), non viene apprez­zato. Stare insieme a per­sone vere che ci riscal­dano è essen­ziale al flusso della vita cre­ativa. Il nutri­mento è un coro di voci, dal di den­tro e dall’esterno. Tutte le donne hanno diritto a un coro di alleluja.

Quando sono fuori al freddo, le donne ten­dono a vivere di fan­ta­sia invece che di azione. sono timide, e la timidezza spesso rico­pre l’animo che muore di fame.

Il calore dovrebbe essere l’obiettivo prin­ci­pale della pic­cola fiammiferaia. Lei invece cerca di vendere i fiammiferi, la sua fonte di calore. Ciò che si deve fare al suo posto è non con­cepire il mondo fan­tas­tico che si crea accen­dendo i fiammiferi. Esistono tre tipi di fan­ta­sia. Il primo è fonte di piacere. Il sec­ondo è l’immaginazione inten­zionale. Il terzo porta tutto a uno stop, osta­cola la giusta azione nei momenti crit­ici. Sono fan­tasie che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Per capo­vol­gere la situ­azione dob­bi­amo portare le nos­tre idee in un posto dove tro­vino sostegno. Insieme al fuoco, trovare nutrimento.

Spesso le per­sone hanno idee bel­lis­sime. I prog­etti vanno ali­men­tati. Hanno bisogno di un sostegno vitale — di per­sone calde. E’ nec­es­sario muoversi, e non restare lì sedute. Dob­bi­amo fare qual­cosa per trasfor­mare la nos­tra situ­azione. Altri­menti ci tro­ver­emo in strada a vendere di nuovo fiammiferi.

Gli amici che vi amano e appog­giano calorosa­mente la vos­tra vita cre­ativa sono il migliore sole del mondo.

La donna con­ge­lata, priva di nutri­mento, tende a elab­o­rare con­tinui sogni ad occhi aperti, sul “come sarebbe se”: un bel giorno…, se solo avessi…, lui cam­bierà…, quando sarò davvero pronta…, quando mi sen­tirò più sicura…, quando tro­verò un altro. Ma questa fan­ta­sia con­fortev­ole è una fan­ta­sia che uccide. E’ una dis­trazione sedu­cente e letale dalla realtà.

Alle donne nella con­dizione della pic­cola fiammiferaia l’iniziazione è andata storta. Le con­dizioni ostili, che fanno parte dell’iniziazione, non ser­vono per appro­fondire ma per dec­i­mare. Gli arche­tipi di iniziazione fem­minile sono: dare la vita, il potere del sangue, così come essere innamorate o rice­vere un amore che ali­menta e nutre.

La fred­dezza suona la fine di ogni relazione. Per uccidere una cosa, basta mostrarsi freddi nei suoi con­fronti. Quando gli esseri umani vogliono abban­donare qual­cosa che hanno den­tro o las­ciare qual­cuno fuori al freddo, igno­rano, abban­do­nano, se ne sbaraz­zano, e si allon­tanano per non udirne la voce né sfio­rarne lo sguardo. Questa è la situ­azione nella psiche della pic­cola fiammiferaia. Essa gira per le strade e prega i pas­santi di com­prarle i fiammiferi: offre la luce a poco prezzo, per­ché è bisog­nosa. Questo le costerà un’ulteriore perdita di ener­gia. Porta la luce dall’abisso ma la svende in inutili fan­tasie: cat­tivi amanti, capi scor­retti, situ­azioni di sfrut­ta­mento, scal­tri com­p­lessi ten­tano la donna a fare queste scelte.

Quando la pic­cola fiammiferaia accende i fiammiferi per scal­darsi usa le risorse per fan­tas­ti­care invece che per agire, usa la sua ener­gia per qual­cosa di effimero. Quando una donna non riesce più a sen­tirsi, allora una vita fan­tas­tica è molto più piacev­ole di qual­si­asi cosa su cui possa posare lo sguardo. Il fan­tas­ti­care è come una bugia: se si ripete si finisce per crederci.

La stufa rap­p­re­senta i pen­sieri pieni di calore, ma a un certo punto svanisce. Questo tipo di fan­ta­sia non può che bru­ciare la nos­tra ener­gia. Ogni fan­ta­sia por­tata dai fiammiferi accesi si estingue, e di nuovo la bimba è nel gelo. Infine la nonna trascina la bimba nel sonno della morte, il sonno della com­pia­cenza e del torpore.

E’ molto meglio guarire dalla dipen­denza della fan­ta­sia che restare in attesa, desiderando e sperando di essere risoll­e­vate dalla morte.

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