Rosa Luxemburg
sabato 16 gennaio 2010 alle 08:29 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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In una let­tera a Luise Kaut­sky, la moglie di Karl, il grande leader della socialdemocrazia tedesca, così scriveva Rosa Lux­em­burg nel 1915 dal carcere: “Ho bisogno dopo­tutto che qual­cuno mi creda, quando dico che solo per sbaglio sono presa nel tur­bine della sto­ria del mondo, ma in realtà sono nata per stare a cus­todire le oche”.

Ma fu la grande e ter­ri­bile sto­ria del mondo a seg­nare irri­me­di­a­bil­mente la sua vita, da quando appena sedi­cenne si era iscritta al par­tito social­ista riv­o­luzionario polacco fino alla morte vio­lenta nella Berlino del gen­naio 1919 per mano assas­sina, armata dal gov­erno socialdemocratico.

Rosa nasce nel 1870 a Zamosc in Polo­nia da una agiata famiglia ebraica di idee lib­er­ali e anti­zariste. A Zurigo, dove si era rifu­giata per sfug­gire alla polizia zarista, stu­dia gli econ­o­misti clas­sici e Marx ed entra in con­tatto con gli uomini dell’Internazionale social­ista. Nel 1887 si trasferisce in Ger­ma­nia e diventa in breve tempo uno dei più pres­ti­giosi espo­nenti della socialdemocrazia tedesca.

La Lux­em­burg si con­trad­dis­tingue, nel movi­mento social­ista inter­nazionale, per la pro­fonda per­sua­sione che il riscatto delle masse dis­ere­date deve accom­pa­g­narsi al riscatto della lib­ertà di ogni sin­golo uomo, la quale non può essere sac­ri­fi­cata alla indis­tinzione della massa.

In sec­ondo luogo ella pensa, a dif­ferenza di Kaut­sky e con­tro il suo deter­min­ismo mec­ca­nicis­tico, che il social­ismo non sia l’esito inevitabile della sto­ria, bensì solo una pos­si­bil­ità — certo non astratta, bensì pre­sente conc­re­ta­mente nel grembo della sto­ria -, sic­ché il tra­monto del cap­i­tal­ismo, questo sì inevitabile, e la sua degen­er­azione, aprono dram­mati­ca­mente un dilemma: o social­ismo o bar­barie. Di qui l’importanza della volontà cosciente degli uomini: “la vit­to­ria del social­ismo non cadrà dal cielo come un fato”, ma non potrà che essere l’esito, non garan­tito da nes­suna neces­sità, di una lotta da con­durre quotidianamente.

L’esplosione della guerra, e l’adesione ad essa del par­tito socialde­mo­c­ra­tico tedesco, avreb­bero indotto Rosa, in carcere per gran parte degli anni di guerra, a dare vita nel 1914 alla Lega di Spar­taco che, preso il nome di par­tito comu­nista tedesco, avrebbe ten­tato nel 1919 l’insurrezione riv­o­luzionaria a Berlino, in cui ella avrebbe trovato la morte.

Gli argo­menti fon­da­men­tali che ritro­vi­amo nei suoi scritti (i prin­ci­pali: “Riforma sociale o riv­o­luzione” del 1898 e “L’accumulazione del cap­i­tale” del 1913) vanno dal rifi­uto della revi­sione in senso riformistico e grad­u­al­is­tico del marx­ismo avan­zata da Bern­stein al modo di inten­dere, diver­sa­mente da Lenin, i rap­porti tra classe e par­tito, dal rifi­uto della guerra al giudizio sull’Ottobre del 1917, fatto di ade­sione alla sua ispi­razione sovi­etista, ma anche di crit­ica alla teoriz­zazione delle mis­ure repres­sive e autori­tarie decise da Lenin.




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