mujeres libres
martedì 27 aprile 2010 alle 08:01 - scritto da: gilda
nella categoria: memorie e progetti


Mujeres libres fu un’organizzazione spec­i­fi­cata­mente fem­minile nata all’interno del movi­mento anarco-sindacalista spag­nolo che ebbe vita dall’aprile 1936 al feb­braio 1939, durante la guerra Civile.

Molte donne che mil­i­ta­vano nel movi­mento anar­chico pen­sarono che era nec­es­saria la creazione di un’organizzazione speci­fica per svilup­pare pien­amente le loro capac­ità e la loro lotta polit­ica. Com­in­cia­rono così a sorg­ere e ad orga­niz­zarsi gruppi. Nel 1934 nasce a Bar­cel­lona il Gruppo Cul­tur­ale Fem­minile, che insieme al gruppo della riv­ista Mujeres Libres di Madrid (fondato da Lucia Sanchez Saornil, Mer­cedes Cama­posada Guil­lèn, Amparo Poch y Gascòn) sarà l’embrione della futura organizzazione.

Mujeres Libres dichiara di voler lib­er­are le donne dalla “schi­av­itù dell’ignoranza, schi­av­itù in quanto donne e schi­av­itù come lavo­ra­trici”. Anche se durò meno di tre anni, Mujeres Libres mobil­itò più di 20.000 donne e sviluppò un vasto pro­gramma di attiv­ità, final­iz­zate a svilup­pare l’empowerment indi­vid­uale ed allo stesso tempo a costru­ire un senso di apparte­nenza comu­ni­taria. Come il movi­mento anarco-sindacalista spag­nolo, di cui queste donne face­vano parte, Mujeres Libres riteneva che il pieno sviluppo dell’individualità delle donne dipen­desse dalla crescita di un forte sen­ti­mento di unione con gli altri. Per questo due aspetti impor­tanti dell’azione polit­ica e della lotta erano per loro il con­cetto di comu­nità e l’azione diretta.

Mujeres Libres cre­deva inoltre in una prat­ica sep­a­rata di auto­val­oriz­zazione (capac­itaciòn) e avvertiva l’esigenza di canali sep­a­rati per l’educazione delle donne.

Infatti le loro critiche, oltre che a numerosi set­tori della soci­età spag­nola, si ind­i­riz­zarono anche ai mil­i­tanti del movi­mento anar­chico stesso, l’ambiente della loro for­mazione polit­ica. Si con­dan­nava in par­ti­co­lare la man­canza di volontà e di preparazione nel pro­muo­vere la parte­ci­pazione nei cen­tri anar­chici delle donne, alle quali la soci­età negava la lib­era espres­sione di sé ed affi­dava un ruolo passivo.

All’interno del movi­mento anar­chico spag­nolo infatti, il tema dell’emancipazione fem­minile aveva sem­pre riscosso un inter­esse abbas­tanza modesto non rius­cendo, nonos­tante le buone inten­zioni, ad oltrepas­sare i lim­iti di sin­cere, ma teoriche enun­ci­azioni di principio.

Nonos­tante questo Mujeres Libres agì sem­pre in autono­mia, ma con­sideran­dosi parte inte­grante del movi­mento anar­chico. La sua con­no­tazione di orga­niz­zazione fem­min­ista ed anar­chica la spingeva a pro­muo­vere cam­bi­a­menti inte­grali nella strut­tura della soci­età, prospet­tiva che la dis­tanzi­ava enorme­mente dalle aspi­razioni di eman­ci­pazione prove­ni­enti dalle orga­niz­zazioni fem­minili borgh­esi allora esistenti e il fem­min­ismo dell’organizzazione ebbe come nodo cen­trale il processo di eman­ci­pazione cul­tur­ale delle donne operaie e contadine.

Su un piano teorico, le linee di inter­vento dell’organizzazione si arti­cola­vano su più punti: accesso al lavoro ad eguale salario, indipen­denza eco­nom­ica delle donne, rap­porti di cop­pia basati su unioni libere; isti­tuzione di mense e asili per alle­viare gli impegni domes­tici fem­minili; edu­cazione lib­er­taria ed edu­cazione ses­suale dei bam­bini; crit­ica del potere maschile all’interno della famiglia; accesso all’aborto e agli anti­con­cezion­ali. Riguardo alla pros­ti­tuzione, Mujeres Libres si opponeva allo sfrut­ta­mento ses­suale delle donne, però rifi­u­tava di colpire le pros­ti­tute, las­cian­dole senza una fonte di red­dito: pro­poneva per­tanto la pos­si­bil­ità di una pros­ti­tuzione assis­tita da medici e fig­ure capaci di fornire un sostegno alle pros­ti­tute, ori­en­tan­dole a cer­care un’altra occupazione.

L’organizzazione pro­mosse una serie di inizia­tive cul­tur­ali tra le quali una cam­pagna radio­fon­ica, una serie di dibat­titi e con­ferenze, la rac­colta di libri per la creazione di pic­cole bib­lioteche. L’interesse che l’organizzazione maturò nei con­fronti del tema della dif­fu­sione della cul­tura tra le donne, sfo­ciò nella creazione, nelle città di Madrid, Bar­cel­lona e Valenza, di isti­tuti denom­i­nati Insti­tu­tos de Mujeres Libres. Nel Casal de la Dona Tre­bal­ladora e nell’Instituto de Mujeres Libres sit­uati a Bar­cel­lona, ven­nero orga­niz­zati corsi sco­las­tici gra­tu­iti che reg­is­trarono una intensa parte­ci­pazione fem­minile: nell’arco di pochi mesi, il numero delle iscritte sfiorò il migliaio.

Forte rilievo si dava anche al tema dell’educazione ses­suale: per real­iz­zarsi conc­re­ta­mente, l’emancipazione fem­minile non poteva essere dis­giunta dalla con­quista dell’emancipazione ses­suale, poiché anche in questa sfera la donna non aveva ancora rag­giunto una piena lib­ertà di com­por­ta­mento. Gli scritti apparsi su Mujeres Libres trat­tarono il tema della ses­su­al­ità con sem­plic­ità e nat­u­ralezza, dis­tinguen­dosi per la capac­ità di super­are il tabù dell’ignoranza in mate­ria di conoscenze ses­su­ali, oltrepas­sando la cortina di mis­tero e ret­i­cenze che accom­pa­g­nava i dis­corsi sull’argomento.

Mujeres Libres crit­icò senza falsi pudori le lim­i­tazioni poste al com­por­ta­mento fem­minile dalla morale ses­suale borgh­ese e, pur senza schier­arsi aper­ta­mente a favore del libero amore, sostenne il diritto delle donne a vedere riconosci­uta la loro lib­ertà sessuale.

Vedeva nel mat­ri­mo­nio, nella forma in cui era con­cepito nel sis­tema cap­i­tal­ista, un rap­porto di scam­bio nel quale la donna barat­tava il pro­prio corpo in cam­bio del man­ten­i­mento eco­nom­ico da parte dell’uomo.

Durante i suoi tre anni di attiv­ità, Mujeres Libres riuscì a cel­e­brare un unico con­gresso che si svolse a Valenza a par­tire dal 20 agosto del 1937 e che diede forma uffi­ciale alla sua strut­tura ed alle sue attività.

Nel quadro di tale strut­tura orga­niz­za­tiva, decen­trata ed autonoma nelle parti che la cos­ti­tu­iv­ano, un ruolo impor­tante ebbe la riv­ista Mujeres Libres che si riv­elò prezioso stru­mento di col­lega­mento tra le varie com­po­nenti dell’organizzazione.

I rap­porti intrat­tenuti da Mujeres Libres con il movi­mento anar­chico furono sem­pre abbas­tanza tesi. Il Movimiento Lib­er­tario parte­cipò, sep­pure con con­tribuzioni eco­nomiche mod­este, alle spese sostenute dall’organizzazione, ma non per­venne mai ad un suo riconosci­mento, nep­pure nel 1938, quando questa con­segnò una relazione al Con­siglio Regionale del Movi­mento infor­man­dolo det­tagli­ata­mente riguardo alla pro­pria natura e ai pro­pri scopi. La moti­vazione del rifi­uto fu che la pre­senza di una orga­niz­zazione speci­fi­ca­mente fem­minile all’interno del movi­mento anar­chico avrebbe potuto avere su di esso un effetto dis­gre­gante, con con­seguenze nefaste sullo sviluppo futuro degli inter­essi della classe operaia

L’esperienza di Mujeres Libres, breve, ma ricca e inno­v­a­tiva, si con­cluse defin­i­ti­va­mente nell’aprile del 1939, con la scon­fitta della Repub­blica da parte del Gen­er­alísimo Fran­cisco Franco; l’espatrio forzato in paesi europei o sudamer­i­cani di molte delle sue mil­i­tanti più bril­lanti la rese irripetibile.

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De toda la vida (Lisa Berger y Carol Mazer, 1986) . doc­u­men­tario sull’organizzazione Mujeres libres  in cui sono inte­vis­tate donne che nar­rano la loro parte­ci­pazione alla guerra civile e la loro lotta quo­tid­i­ana come anar­chiche e come donne.