Bety Cariño Trujillo
sabato 22 maggio 2010 alle 07:48 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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Bety Car­iño Trujillo                  

Attivista dei diritti umani in Oax­aca (Mes­sico) fu uccisa in un attacco para­mil­itare il 27 aprile 2010 men­tre pren­deva parte a un’azione non vio­lenta in difesa dei diritti umani.  Bety era diret­trice del Cen­tro de Apoyo Comu­ni­tario Tra­ba­jando Unidos (Cac­tus) e inte­grante della Red de Radios Indí­ge­nas Comu­ni­tarias del Sureste mexicano

Era parte di una carovana che cer­cava di rompere un blocco imposto a una vul­ner­a­bile comu­nità da para­mil­i­tari pro-governatovi in Oax­aca. Insieme a lei fu ucciso anche l’osservatore inter­nazionale, Yiri Antero Jakala, di nazion­al­ità finlandese.

Bety Car­iño Tru­jillo, difend­eva i diritti umani da oltre 15 anni e lavo­rava nell’accompagnamento comu­ni­tario nella regione della mix­teca e nella for­mazione delle popo­lazioni indi­gene della regione.

Ha inoltre pro­mosso la creazione di reti di econo­mia sol­i­dale in varie comu­nità della zona e con altre orga­niz­zazioni, ha cre­ato la Red de Radios Indí­ge­nas Comu­ni­tarias del Sureste Mexicano.

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aspet­tando i sot­toti­toli by lilli sotto la traduzione del dis­corso del video:

Le gambe ben ferme sul suolo, la testa ardita, dig­ni­tosa, la mente fredda e il cuore ardente.

Sorelle e fratelli, con la mia voce parla la voce delle sorelle e dei fratelli del mio vil­lag­gio, nell’Oaxaca ribelle, in questo grande paese che si chiama Messico.

In queste righe non posso par­lare di me se non parlo delle altre e degli altri per­chè io sono solo se esse ed essi sono, allora siamo noi.

Sorelle e fratelli, queste donne che siamo, figlie, sorelle, madri, com­pagne, maestre, indi­gene, mix­teche, oax­aque­g­nas, mes­si­cane, attiviste, comu­ni­ca­trici, donne che stanno guidando i pro­pri vil­laggi con­tro il sac­cheg­gio della nos­tra madre terra a ben­efi­cio delle grandi cor­po­razioni multi­nazion­ali del cap­i­tale finanziario. Oggi nelle nos­tre voci, nelle nos­tre lotte, nelle nos­tre mani con­tin­u­ano a vivere i legit­timi aneliti di gius­tizia sociale della riv­o­luzione mes­si­cana. È la stessa lotta che 200 anni fa portò avanti More­los, è la stessa di Magon e del grande Zap­ata. Nel Mes­sico attuale è la lotta dell’Esercito Zap­atista di lib­er­azione Nazionale. Lotta che è costata la vita a migli­aia di mes­si­cani e mes­si­cane. Tutti loro: gente povera, “de abajo”, che ha lot­tato, e il luogo che gli ha las­ci­ato la sto­ria con­tinua ad essere l’esclusione e l’oblio.

Oggi i/le gio­vani, i popoli orig­i­nari e le donne sono al primo posto in questa cat­a­strofe. Il trat­tato del libero com­mer­cio, gli accordi com­mer­ciali con la com­plic­ità dei nos­tri mal­go­v­erni, hanno fatto sì che i nos­tri campi siano in uno stato di rov­ina e dis­as­tro, vit­time di questa aper­tura com­mer­ciale indis­crim­i­nata, delle colti­vazioni trans­geniche, di queste ….….….transnazion­ali che si trasfor­mano nelle grandi zone minerarie, nei grandi parchi eolici, nei grandi bacini che gen­er­ano ener­gia elet­trica, per altri, ma non per noi, veri padroni di questa terra, nelle fibre ottiche che por­tano luce in altri luoghi.

Oggi vogliamo dirvi che tutto questo ha por­tato a una migrazione forzata di mil­ioni di nos­tre sorelle e fratelli che, come diceva mio nonno„ “devono andarsene per pot­ersi fer­mare”. In mes­sico si con­tinua a negare ai popoli orig­i­nari il diritto all’autonomia, il diritto all’esistenza. E noi oggi vogliamo vivere un’altra sto­ria, ci mos­tri­amo e dici­amo basta.

Oggi vogliamo dirvi che avete paura di noi per­chè non abbi­amo paura di voi, nonos­tante le vostre minacce, le vostre calun­nie e le vostre ostil­ità con­tinuiamo a cam­minare verso un sole che pen­si­amo brilli con forza, pen­si­amo che si avvicini il tempo dei vil­laggi, il tempo delle donne ribelli, il tempo dei popoli “de abajo”. La lunga notte di 500 anni non è ancora ter­mi­nata. La Nińa. La Pinta e la Santa Maria, oggi por­tano il nome dei Ver­drolla, Endeza e Gameza, oggi per tutto il nos­tro ter­ri­to­rio nazionale corre il mal­con­tento. Per­ciò si fa impro­ro­ga­bile la pre­senza e la parte­ci­pazione di noi donne che difendi­amo giorno dopo giorno i diritti umani. Vogliamo costru­ire un mondo di gius­tizia e dig­nità, senza nes­sun tipo di discriminazione.

Noi oggi svilup­pi­amo un pro­fondo ed esteso processo di orga­niz­zazione, mobil­i­tazione, anal­isi, dis­cus­sioni, con­senso che ci aiuti a costru­ire un mondo dove abbiano posto molti mondi.

Noi siamo il risul­tato di molte lotte, por­ti­amo nel sangue l’eredità guer­ri­era delle nos­tre nonne, le nos­tre radici lo esigono e le nos­tre figlie ce lo gridano.

Sorelle, fratelli, apri­amo il cuore come un fiore che aspetta il rag­gio di sole al mat­tino, sem­i­ni­amo sogni e rac­cogliamo sper­anze, ricor­dando che questa costruzione si può fare solo in basso, a sin­is­tra e dal lato del cuore.


Pingback di Donnole in relazione inserito il 16/08/2010 alle 6:37 pm

[…] che por­ta­vano med­i­cine e cibo a San Juan Copala. Vi  hanno perso la vita la mes­si­cana Bety Car­iño e il  fin­lan­dese Jyri […]




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