angela davis
giovedì 24 giugno 2010 alle 07:36 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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(di Alessia Rao Tor­res– fonte enci­clo­pe­dia delle donne

Angela Davis

Birm­ing­ham (Alabama) 1944 — vivente

Angela Yvonne Davis è una figura fon­da­men­tale per il movi­mento fem­min­ista nero degli anni Set­tanta. Nata il 26 gen­naio da una cop­pia di inseg­nanti, rel­a­ti­va­mente ben­es­tante (il padre prese in ges­tione un dis­trib­u­tore di ben­z­ina), visse i drammi del razz­ismo del pro­fondo Sud. Abitava in una zona chia­mata Dyna­mite Hill per­ché spesso, lì, le case dei neri che vi si trasferivano veni­vano fatte saltare con la dina­mite; con la dina­mite fu fatta saltare una chiesa dove morirono tre sue amiche.

Lau­re­ata con lode in let­ter­atura francese, passò poi agli studi di filosofia e visse a Parigi e Fran­co­forte dove fu allieva di Adorno, per ritornare poi negli Stati Uniti, dove fu allieva di Her­bert Mar­cuse. In Cal­i­for­nia con­tinuò la sua attiv­ità di lotta polit­ica aderendo al SNCC, un comi­tato di coor­di­na­mento della lotta non vio­lenta degli stu­denti, e suc­ces­si­va­mente al movi­mento delle Black Pan­thers. Dopo l’assassinio di Mar­tin Luther King aderì al Par­tito Comu­nista. Con­se­guita la lau­rea in filosofia, ottenne la cat­te­dra all’Università di Los Ange­les, che le venne dap­prima revo­cata in quanto comu­nista, ma la revoca fu dichiarata incos­ti­tuzionale e poté con­tin­uare ad inseg­nare. Tut­tavia venne espulsa dall’università quando nel 1970 si adop­erò in difesa dei Soledad Broth­ers, tre detenuti neri accusati di aver ucciso una guardia, e anche in seguito alla sua parte­ci­pazione al movi­mento delle Black Pan­thers, che andava assumendo sem­pre più carat­tere di lotta, anche armata.

Suc­ces­si­va­mente fu accusata di cospi­razione, rapi­mento e omi­cidio in relazione al fal­lito ten­ta­tivo di un gruppo di attivisti delle Black Pan­thers, di lib­er­are il detenuto nero George Jack­son in un’aula di tri­bunale: la pis­tola uti­liz­zata era intes­tata a suo nome, e Jack­son era il grande amore della sua vita (non risulta infatti che Angela abbia avuto altri legami impor­tanti e dura­turi); fu quindi arrestata e processata.

L’appassionata difesa che con­dusse per­sonal­mente ed effi­cace­mente nel corso del processo, le con­sentì di dif­fondere le sue idee in tutto il mondo, diven­tando così popo­lare da mobil­itare a suo favore un gran numero di per­sone che si riu­nirono in comi­tati e orga­niz­zazioni, non solo negli Stati Uniti ma anche in molti altri paesi.

La sua vicenda portò alla rib­alta la sua figura di donna che aveva sem­pre com­bat­tuto per i diritti civili e per i diritti delle donne, scon­tran­dosi tal­volta anche con altri apparte­nenti al Movi­mento. Sin dagli inizi della sua attiv­ità infatti, le sue qual­ità intel­let­tuali e le sue grandi capac­ità orga­niz­za­tive l’avevano por­tata ad assumere respon­s­abil­ità e ruoli diret­tivi. Angela venne crit­i­cata molto pesan­te­mente dai maschi del movi­mento per­ché “svol­geva un lavoro da uomo” e si vide con­testare perfino il fatto che le donne vol­e­vano impadronirsi dell’organizzazione.

La Davis si rese conto di essere venuta così a con­tatto con un com­p­lesso assai dif­fuso e rad­i­cato tra certi attivisti neri che con­sid­er­a­vano la mas­col­in­ità nera come qual­cosa di sep­a­rato dalla fem­minil­ità nera, e l’impegno diretto delle donne una minac­cia all’affermazione della loro viril­ità. Questa men­tal­ità affer­matasi soprat­tutto con l’islamismo di Louis Far­rakhan, con­tribuì cer­ta­mente a deter­minare l’uscita della Davis dal Movi­mento stesso.

Attra­verso il suo intenso lavoro, scritti, con­ferenze, lezioni uni­ver­si­tarie e inter­viste, Angela Davis con­dusse un’intensa cam­pagna per inter­pretare e smontare quello che lei indi­cava come un mito cre­ato dalla cul­tura e dalla let­ter­atura dei bianchi per dividere la razza nera e osta­co­lare il movi­mento di lib­er­azione, il mito della soci­età matri­ar­cale nera. Da qui la neces­sità per la Davis di com­bat­tere il carat­tere oppres­sivo del ruolo attribuito alla donna nella soci­età amer­i­cana in generale.

Angela Davis ha ded­i­cato la sua vita alla soluzione polit­ica dei prob­lemi del razz­ismo e dei diritti civili, e le sue vicende per­son­ali e il rilievo che ebbero in tutto il mondo la por­tarono ad essere, in quanto donna e afroamer­i­cana, un sim­bolo sia del fem­min­ismo che dell’uguaglianza razz­iale. La Davis aveva fatto capire alle donne che il lavoro fuori casa non solo rap­p­re­sen­tava un impor­tante sostegno eco­nom­ico e motivo di indipen­denza, ma anche l’importanza di avere una vita all’esterno della famiglia, con l’opportunità di svol­gere un lavoro inter­es­sante e real­iz­zare le pro­prie aspi­razioni. Angela insieme ad altre fig­ure, quali Shirley Chisholm, prima donna afroamer­i­cana eletta al Con­gresso amer­i­cano, hanno mostrato alle donne afroamer­i­cane la strada e la pos­si­bil­ità di mod­i­fi­care la pro­pria vita.

Attual­mente la Davis insegna Sto­ria della Coscienza all’Università della Cal­i­for­nia, dove dirige anche il Women Insti­tute. Non è più iscritta al Par­tito Comu­nista statu­nitense, ma con­tinua a sostenere gli ide­ali e i prin­cipi di sem­pre, con quel senso critico che l’ha por­tata a scagliarsi anche con­tro la degen­er­azione del movi­mento afroamer­i­cano verso il fon­da­men­tal­ismo islam­ico, rap­p­re­sen­tato da Nation of Islam di Louis Far­rakhan, movi­mento islamista e maschilista, che ha riem­pito il vuoto las­ci­ato dalla scom­parsa delle laiche e pro­gres­siste Pan­tere Nere.




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