Le carceri sono fuorilegge. e voci di donne dal carcere
venerdì 30 luglio 2010 alle 03:20 - scritto da: gilda
nella categoria: miscela

Col­lab­o­rando con un’associazione che si occupa di carcere, sono in cor­rispon­denza con dei detenuti. Qualche set­ti­mana fa, da un carcere del sud, uno di loro mi scrive che la grata della fines­tra della sua cella è arroven­tata, “ci si potrebbe cuo­cere una bis­tecca”; e tre o quat­tro volte al giorno manca l’acqua, bisogna farne scorta in delle bot­tigli­ette, se ci si vuole rin­fres­care un pò; e il giorno prima hanno sen­tito arrivare un’ambulanza:  un sui­cidio.  Uno dei tanti.  Io penso che una cosa è la pena , un’altra è la tor­tura ( e non è detto che la pena debba essere carcere, una soci­età “civile”, come questa non è, dovrebbe iniziare a pen­sare ad uscire dal sis­tema carcer­ario, pen­sare a delle alter­na­tive). Per­chè di tor­tura si tratta. Le carceri scop­pi­ano e sono illegali.

A questo propos­ito: da un paio di mesi  è stato lan­ci­ato un appello, “Le carceri sono fuo­ri­legge”, per aprire una vertenza con le isti­tuzioni per­chè vengano rispet­tati i diritti dei detenuti e delle detenute.  Molte le ade­sioni da parte di asso­ci­azioni e sin­goli, sia da fuori che da den­tro il carcere. Chi volesse sot­to­scrverlo può man­dare una mail a carta@carta.org.

Eccone il testo:

In carcere non si rispet­tano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo den­tro; chi mette den­tro, le isti­tuzioni demo­c­ra­tiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, fun­ziona come dovrebbe fun­zionare, rispetta il det­tato delle norme che dovreb­bero rego­lare la vita pen­iten­ziaria. È trascorso quasi un anno dalla sen­tenza della Corte euro­pea dei Diritti umani che ha con­dan­nato l’Italia per aver detenuto per­sone in meno di tre metri quadri. Una vio­lazione dell’articolo 3 della Con­ven­zione euro­pea, un’ipotesi di tor­tura o trat­ta­mento inu­mano o degradante. Oggi la situ­azione è peg­giore di allora.

Il prossimo 20 set­tem­bre saranno dieci anni dall’entrata in vig­ore del Rego­la­mento pen­iten­ziario, che guar­dava verso con­dizioni più dig­ni­tose di deten­zione. In cinque anni era fis­sato il ter­mine per adeguare le carceri ad alcuni para­metri strut­turali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esem­pio. Ne sono pas­sati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edi­fici sono ancora fuori legge. Noi ci rite­ni­amo da oggi in vertenza con­tro le isti­tuzioni. Uti­lizzer­emo ogni stru­mento legale a dis­po­sizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della pro­pria illegalità.”

Antigone, A buon diritto, Carta

E  qui di seguito mi piace far sen­tire la voce di donne incarcerate.

Tutte le tes­ti­mo­ni­anze sono tratte dal sito infor­ma­carcere .

…il Tavor, ma che scherzi­amo, il Val­ium, ma che scherzi­amo, son bombe sono, la gente è stra­volta, tanto vale che tu li dia una dose di Eroina tutti i giorni. Poi ci sono delle per­sone che pren­dono un sacco di Meta­done, glieli scalano in una maniera troppo rap­ida, cioè… La san­ità non fun­ziona in carcere, asso­lu­ta­mente, come non fun­zio­nano tante altre cose, san­ità in gen­erale, cioè io ho par­lato del tossico per­ché la mag­gior parte sono tossiche, la san­ità non fun­ziona, per­ché guarda se un nul­late­nente vera­mente che si debba com­prare le med­i­cine, a me mi sem­bra assurdo vera­mente, un Aulin, una pas­ticca per il mal di testa, te la devi com­prare, capito, questo non mi sem­bra giusto è la cosa più banale il mal di testa, se ce l’hai i soldi e lavori bene te le com­pri, sennò ti tieni il mal di testa, e non è solo questo, è il fatto che quando…almeno com’era prima e anche adesso, se una per­sona si sente male al maschile e il medico è già di là a dare il soc­corso e un’altra per­sona si sente male al fem­minile uno dei due deve morire, uno dei due deve morire, per­ché tra il maschile e il fem­minile c’è un bel pezzo di strada da fare, va bene?…”

Cinzia (dalla tesi: STORIE DI DONNE E DI CARCERE…di Marta Capec­chi, anno acca­d­e­mico 2003/04) carcere di Sol­lic­ciano – sezioni femminili)

Non credo di aver mai avuto bisogno di essere ried­u­cata, a questo ci hanno pen­sato i miei gen­i­tori e credo che abbiano fatto un lavoro esem­plare. Tutto ciò che ho imparato forse è che ci sono per­sone piene di sfac­cettature e non sem­pre pos­si­amo essere in grado di ved­erle tutte. Per il resto credo che sia il carcere ad aver bisogno di una rieducatina!”

Laura, Inter­vista degli Scout Prato al Fem­minile di Sol­lic­ciano – agosto 2006

Sui muri ancora orrende pit­ture di draghi e di ani­mali vari. Questo era il campo di pallavolo. Accanto ci sono gli spazi d’aria in uso. Sono gli stessi senza le erbacce, con cubi di cemento grezzo a for­mare pan­chine; spazio di pas­colo degli inter­nati; dove passeg­giano è pre­sente una tet­toia e un cesso alla turca aperto con un rubi­netto esterno per chi usa la finezza di sci­ac­quarsi le mani.

Di fronte a questi spazi, un enorme palaz­zone storico; un par­al­lelepipedo di cento metri circa di lunghezza. Accanto, placido, scorre l’Arno. Tutto nella tran­quilla cit­tad­ina di Mon­telupo Fiorentino di cui non sto a decantare la storia.

Certo, in questo ospedale psichi­atrico le cose non pos­sono andare avanti così, un colpo al cer­chio e uno alla botte. Ma c’è chi vor­rebbe che si restasse in queste condizioni!

Il restauro sem­plice­mente per ren­derlo abitabile(prima era una stalla), è stato com­pi­uto solo in 1/3 dell’intera strut­tura. A quando gli altri lavori? Dove sono finiti i denari stanziati a questo scopo? Il tempo passa, i costi aumen­tano e intanto si parla di chi­ud­ere questo isti­tuto di matti rac­chiuso in una vec­chia magione di cac­cia dei medi e pro­pri­a­mente adatto ad altri usi. Si aspet­tano risposte, opinioni…e anche bla-bla-bla… perditempo.”

Stella 2008 Da Spi­ragli: Riv­ista dell’Ospedale psichi­atrico giudiziario di Mon­telupo Fiorentino, Gen­naio – Feb­braio – Marzo 2009 – Anno 9° — n° 45

La man­canza di soldi per fornire ai detenuti far­maci che curano l’Hiv è un prob­lema cres­cente nelle carceri. Mi tocca in prima per­sona, dato che sono affetta da questo virus.

For­tu­nata­mente per me sono in una fase sta­bile e con­trol­la­bile. Inoltre mi trovo in una strut­tura (la Casa a Cus­to­dia Attenuta di Empoli) dove sono tenuta sotto costante controllo.

Ma prima di arrivare qui, ho girato sette carceri, nei quali ero costretta a com­prarmi i far­maci: non quelli retro­vi­rali, parlo di vit­a­mine, Dis­senten e cose varie.

E’ vera­mente assurdo tutto questo per­ché bisogna tener conto che, nelle carceri ordi­narie, non ti offrono pos­si­bil­ità di lavo­rare in modo con­tin­u­ato, di con­seguenza di man­ten­erti. E  per chi, come me, non è seguito dalla famiglia diventa un vero tormento.

Si innes­cano mec­ca­n­ismi di con­tes­tazione, atteggia­menti che ti por­tano al delirio.

Quello che se ne ricava sono solo ritor­sioni con­tro gli stessi detenuti, come ad esem­pio denun­cie per aver mal­trat­tato un medico incom­pe­tente o un agente poco infor­mato ed indif­fer­ente verso gli stati d’animo del malato.

Mi chiedo come mai lo Stato non si rende conto che in carcere ci sono per­sone che sof­frono già molto per la con­dizione in cui si trovano, nella quale sicu­ra­mente si sono messe con le loro mani, ma non per questo devono essere trascu­rate, specie in casi come il mio in cui la patolo­gia è com­p­lessa e ha bisogno di costanti con­trolli e farmaci.

Io mi ritengo for­tu­nata per­ché non neces­sito di alcun far­maco, ma ho vis­suto indi­ret­ta­mente situ­azioni pres­soché allu­ci­nanti, come ad esem­pio l’ora della ter­apia far­ma­colo­gia in assenza dei far­maci sal­vavita, o meglio dire retro­vi­rali, per cui ho visto amiche peg­gio­rare di giorno in giorno.

Voglio solo dire infine, a chi di com­pe­tenza, di farsi  un esame di coscienza e pen­sare che questo brutto male può, oggi come oggi, attac­care chi­unque, per cui dat­evi da fare affinché, in carcere, non si deb­bano più vivere situ­azioni analoghe  a quella ce ho vis­suto io indi­ret­ta­mente sulla pelle di alcune mie amiche.

Aggiungo un pen­siero forse crudo ma reale: sarebbe utile diminuire le spese per gli psi­co­far­maci che ten­gono solo a sof­fo­care le nos­tre emozioni e danno assue­fazione; piut­tosto sarebbe meglio aumentare i fondi per acquistare far­maci di cui non si può fare a meno per­ché ser­vono per vivere!.”

Matilde Guar­ino (dal gior­nale: “Ragazze Fuori” –peri­od­ico della Casa a Cus­to­dia Atten­u­ata Fem­minile di Empoli — Sup­ple­mento  n. 2 dell’aprile 2005 al n. 4 del dicem­bre 2004/gennaio 2005 di “Empoli”-Periodico dell’Amministrazione comunale)

Sono una straniera come tante altre ragazze che si trovano in questo isti­tuto con la voglia di rinascere in una soci­età dove dicono che la legge è uguale per tutti, allora… vor­rei vedere se questa legge esiste davvero. Se noi straniere cer­chi­amo un mondo diverso per le nos­tre famiglie è per­ché prove­ni­amo da un paese dove il ricco è sem­pre più ricco e il povero è tragi­ca­mente povero, ed è allora che io mi chiedo se esiste davvero la pos­si­bil­ità di rifarci una vita inserita nella vos­tra soci­età. E’ vero, abbi­amo commesso un reato ma questo non vuole dire che siamo per­sone senza anima, senza intel­li­genza, senza un cuore e senza la voglia di riscatto e inte­grazione sociale.

Il giorno del mio processo è stata chi­esta l’espulsione nel mio paese, per­ché? Mi chiedo il per­ché di questo ego­ismo verso di noi, lo straniero sa lottare per quello che è e per quello che vuole, penso che dare un’opportunità di rifarsi una vita è giusto per tutti. Il mio obbi­et­tivo è quello di uscire di qui e lavo­rare per un po’ in Italia per dare un futuro tran­quillo alle mie figlie. Non siamo delin­quenti ma siamo per­sone in cerca di rinascita.”

Viviana, Sol­lic­ciano

Sono Veron­ica, una ragazza spag­nola di 24 anni. Ho un bel­lis­simo bam­bino di cinque anni che si chiama Said, che vuol dire felic­ità. Sono due anni che non lo vedo e sto morendo di tris­tezza per questo motivo. Said è tutto per me. E’ la mia vita. Non sono stata io a dare la vita a lui ma lui a me, fin dal momento che l’ho vista per la prima volta.

Sicu­ra­mente vi state chiedendo, se amo tanto come dico mio figlio,come ho potuto fare quello che ho fatto? Quel che mi ha por­tata in carcere…. Io sapevo a cosa andavo incon­tro, ma era tanto il bisogno che avevo di avere quei soldi… Pen­savo a quello che potevo fare con quei soldi, il mio sogno. Ma non per me, per mio figlio. Io volevo che lui avesse quello che io non ho avuto: una sua casa e un suo letto. So che questo non è tutto nella vita, ma io in quei momenti ero disperata.”

Veron­ica Z. Da: Ragazze Fuori – peri­od­ico della Casa a Cus­to­dia atten­u­ata fem­minile di Empoli – aprile 2008

La cella con tre per­sone è già stretta, io sono stata in celle con tre letti a castello o due e dall’altro lato ce n’entra solo uno per­ché a Sol­lic­ciano da una parte il muro è più basso. Con me in piedi un’altra per­sona passa per­ché io sono magra, ma se in piedi c’è una per­sona un po’ grassa non si passa. C’é pic­colo armadi­etto per ognuna più pic­colo armadi­etto per spesa, abbi­amo tele­vi­sione e un pic­col­is­simo bagno con lavandino e gabi­netto. Qual­cuno attacca foto, poster, io no è inutile coprire i muri se la realtà è sem­pre lì, solo un mese prima di uscire ho attac­cato due poster di spi­agge della Colombia.”

Glo­ria (dalla tesi: STORIE DI DONNE E DI CARCERE…di Marta Capec­chi, anno acca­d­e­mico 2003/04) ex detenuta carcere di Sol­lic­ciano – sezioni femminili