Un grazie alle donne di Terzigno
domenica 31 ottobre 2010 alle 07:31 - scritto da: gilda
nella categoria: miscela

Quello che sta acca­dendo a Terzigno mi ha fatto venire in mente una sto­ria che Clarissa P. Estès rac­conta  in  ” Donne che cor­rono con i lupi”:

Negli anni cinquanta una petroliera affondò sul lago Michi­gan. Il giorno dopo le madri strigli­a­vano i bam­bini mac­chiati di petro­lio. La nor­mal­iz­zazione dell’abnorme induceva le madri a rip­ulire i bam­bini e ad accettare poi i pec­cati delle raf­finerie, delle fab­briche, delle for­naci. Le donne recis­ero la loro giusta collera e poi si abituarono.”

La nor­mal­iz­zazione della vio­lenza subita un giorno dopo l’altro induce  a restare in situ­azioni impos­si­bili, a perdere la capac­ità di ribel­larsi, a voltare la testa dall’altra parte per non vedere, a sen­tirsi inca­paci di imporre le cose in cui si cre­de con tutto il cuore.

Per questo voglio ringraziare le donne (tante!) e gli uomini di Terzigno. Per­chè hanno smesso di abbas­sare gli occhi e hanno alzato la testa. Per­chè si sono ribellate/i. Per­chè ci inseg­nano che non si può tacere per sem­pre di fronte a una carn­efic­ina quo­tid­i­ana che dis­trugge tutto, che calpesta per­sone e diritti, che avve­lena la terra per arric­chire una banda di ser­ial killer malati e senza scrupoli che pen­sano solo a riem­pirsi le tasche e non vedono più in là del loro naso. Stanno scan­cel­lando il futuro, la natura stessa, un dis­as­tro ter­ri­bile che si spande come una mac­chia nera. Per il loro prof­itto stanno trasfor­mando il mondo in un luogo invivi­bile.  Bisogna fer­marli.  E certo ci vuole ben altro. E’ nec­es­sario riann­odare tutti i fili, capire che tutte le cose sono col­le­gate, che non si può pen­sare di cam­biare una cosa se non cam­bia tutto, è nec­es­sario che forze dis­perse si col­legh­ino e tro­vino obi­et­tivi reali comuni, che si indichino i veri colpevoli. Ma ribel­larsi è il primo passo, ed è giusto, come si diceva una volta.

Quando le donne non par­lano, tace il nat­u­rale e il sel­vag­gio del mondo. Tac­ciono l’amore e le voci della con­sapev­olezza. Quando gli istinti sono dan­neg­giati, gli esseri umani nor­mal­iz­zano un assalto dopo l’altro, atti di ingius­tizia e di dis­truzione con­tro se stessi, con­tro i loro figli, la loro terra. Le donne che restano in silen­zio, cadono in un silen­zio mor­tale e nella dis­per­azione. Seguono fat­ica e rasseg­nazione. E la gab­bia si richiude.”

PER QUESTO UN GRAZIE ALLE DONNE DI TERZIGNO CHE, COME TANTE ALTRE OGNI GIORNO NEL MONDO, FINALMENTE QUELLA GABBIA L’HANNO APERTA.

Arrivano momenti in cui è d’obbligo lib­er­are una rab­bia che scuota i cieli”