Le ragazze di San Juliàn
sabato 04 dicembre 2010 alle 11:00 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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Angela For­tu­nato, 31 anni, argentina

Con­suelo Gar­cìa. 29 anni, argentina

Amalia Rodriguez, 26 anni, argentina

Marìa Juli­ache, 28 anni, spagnola

Maud Fos­ter, 31 anni, inglese


Tutte pros­ti­tute del postri­bolo “La Cata­lana” di San Juliàn, Argentina.

Siamo all’inizio degli anni’20 del ‘900. La sto­ria inizia in Patag­o­nia con un lungo sciopero per i miglio­ra­menti salar­i­ali e per le con­dizioni di lavoro. Il gov­erno demo­c­ra­tico di Hipól­ito Irigoyen invia le truppe dell’esercito, coman­date dal tenente H. Benigno Varela. L’esercito argentino sof­foca vio­len­te­mente la riv­olta, arre­stando e fucilando molti lavoratori\lavoratrici in maniera som­maria. In totale, circa 1500 tra operai, brac­cianti e sin­da­cal­isti muoiono sotto i colpi delle “forze dell’ordine”.

Dopo la carn­efic­ina, sulla via del ritorno per Buenos Aires. Nei porti dove si fer­mano il tenente Varela per­me­tte ai pro­pri uomini di andare a riposarsi dalla mat­tanza com­pi­uta nei bor­delli. Le gestrici delle case ven­gono infor­mate in anticipo per orga­niz­zare al meglio le ragazze.

Ma le ragazze del postri­bolo di San Juliàn si rifi­u­tano. Angela, Con­suelo, Amalia, Marìa, Maud non offriranno i loro servizi agli assas­sini della Patagonia,agli “autori della carn­efic­ina di operai  più san­guinosa della sto­ria argentina”. I mil­i­tari cer­cano ugual­mente di entrare “Ma ecco che da lì escono cinque fan­ci­ulle  con scope e ran­delli che li affrontano al grido di –Assas­sini!- Schifosi!-Con gli assas­sini non andi­amo a letto.…Il dis­or­dine è grande. I sol­dati per­dono la battaglia e si rac­col­gono sul mar­ci­apiede di fronte.”

Non ci sono mai stati fiori sulle fosse comuni dei fucilati. Solo pietre, cespugli grigi e l’eterno vento patag­o­nico. L’unico fiore che abbi­amo trovato è questo gesto delle ragazze del postri­bolo “la Cata­lana”. E’ il 17 feb­braio 1922″

da “Patag­o­nia rebelde” di Osvaldo Bayer. a cura di Alberto Prunetti




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