lavora…consuma…
lunedì 20 dicembre 2010 alle 12:06 - scritto da: gilda
nella categoria: miscela

Gli operai di Pomigliano che difendono la loro fab­brica e le donne di Terzigno che lot­tano con­tro la dev­as­tazione del loro territorio.

Richi­este inc­on­cil­i­a­bili se non si esce dal par­a­digma unico, se non si è in grado di immag­inare e prati­care qual­cosa di asso­lu­ta­mente altro dal presente.

Operai sui tetti a difend­ere il pro­prio lavoro, costretti a difend­ere il pro­prio sfrut­ta­mento e le pro­prie catene, a chiedere che vengano sal­vate fab­brichegalere, fab­brichemostro che vom­i­tano veleni che ucci­dono loro, i loro figli, l’ambiente in cui vivono.

Sin­da­cati che chiedono nuovi piani di sviluppo, mag­giore pro­duzione, per sal­vare posti di lavoro a con­dizioni sem­pre peggiori.

Bisogna pro­durre di più: più prodotti che invader­anno il mondo dis­truggen­dolo, più plas­tica e più veleni che fini­ranno nelle dis­cariche della camorra o bru­ciati ammor­bando l’aria. Solo così, ci dicono, potrà ripar­tire l’economia. Più auto­mo­bili, men­tre il petro­lio sta finendo e una mac­chia nera orrenda invade il golfo del Mes­sico. Più prodotti usa e getta, più prodotti che si rompono velo­ce­mente e devono essere cam­biati in con­tin­u­azione: così la loro sporca econo­mia gira.

E insieme: meno diritti, meno salario, lavoro pre­cario ricat­ta­bile, lavoro da schi­avi che ti riduce un rottame

Lavoro sot­to­co­mando e con­sumo senza freno: solo così il cap­i­tal­ismo può con­tin­uare la sua corsa inar­resta­bile verso il bara­tro, trasci­nando tutto con lui.

Senza nes­suna idea di futuro: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene…

Cos’è la CRESCITA, questa strana entità invo­cata da padroni e sin­da­cati, uniti nella difesa di un lavoro di merda che ci rende merda e  pro­duce merda, come fosse la panacea di tutti i mali, l’unico modo per uscire dalla crisi? Se non c’è crescita non c’è lavoro, ci dicono.

Ma la crescita in realtà non crea occu­pazione, non crea benessere, non migliora la qual­ità della vita, dev­asta e avve­lena l’ambiente in modo irreparabile.

Si parla di tutto questo nella trasmis­sione di Report del 12 dicem­bre 2010: “Con­suma­tori difet­tosi”, vera­mente ben fatta. Cose dette in questi anni da molti. Ma  ora che tutto è asso­lu­ta­mente evi­dente, che l’implosione  sociale ed eco­log­ica è qui, pal­pa­bile,  che siamo vera­mente al col­lasso di questo sis­tema, non è male ripeterle.  Anche se prob­a­bil­mente abbi­amo oltrepas­sato ormai il punto di non ritorno.

Si rac­conta come viene cal­co­lato il Pil, l’indicatore della ric­chezza di un paese sec­ondo il pen­siero unico. Ce lo spie­gano tra gli altri econ­o­misti come Simms (New eco­nomic foun­da­tion), Mar­con (Sbi­lan­ci­amoci) e La Touche, urban­isti, il soci­ol­ogo Bau­man, che parla di soci­età liq­uida e del mec­ca­n­ismo della inclusione/esclusione su cui si regge quello che lui chiama il “grande fratello 2”.

Ma davvero non c’è niente al di fuori del pen­siero unico del mer­cato e del profitto?

Nella sec­onda parte della trasmis­sione ten­ta­tivi di economie sol­i­dali dal basso, modi di vivere alter­na­tivi, nuove relazioni tra le per­sone, creazione di comu­nità: dalle tran­si­tions towns in Inghilterra e Ger­ma­nia, ai bilanci di gius­tizia di un prete operaio di Mestre, al soft­ware libero e al riu­ti­lizzo di vec­chi com­puter des­ti­nati alla dis­car­ica, al red­dito di base per tutti (red­dito di cit­tad­i­nanza lo ave­vamo chiam­ato tempo fa).

Effet­ti­va­mente sem­brano pic­cole cose, gocce nel mare. Ma l’unica strada cha pos­si­amo intrapren­dere in questo caos, in mezzo a queste mac­erie,  è forse costru­ire qual­cosa che non c’entri vera­mente niente con l’economia, superare l’idea stessa di economia/ mercato/ proprietà/lavoro, immag­inare forme di vita com­ple­ta­mente altre.

Senza aspet­tarsi niente da questa “polit­ica”, il fal­li­mento di Obama sta a dimostrare che le isti­tuzioni politiche non sono in grado di fer­mare gli automa­tismi di questo sis­tema eco­nom­ico e finanziario, che va avanti da solo, che è entrato nei nos­tri cervelli e nei nos­tri corpi.

E se c’è da costru­ire, c’è anche qual­cosa da but­tar giù, bisogna man­darli via: QUE SE VAYAN TODOS!