2 febbraio: rito abbreviato per Vittorio Adesso
lunedì 31 gennaio 2011 alle 10:39 - scritto da: gilda
nella categoria: miscela

Con­di­vidi­amo da noinon­si­amo complici

(e la domanda mi sorge spon­tanea: per­chè per Concita e com­pag­nia queste donne sono invis­i­bili? non sono donne reali? )

2 feb­braio: rito abbre­vi­ato per Vit­to­rio Addesso

Mer­coledì 2 feb­braio alle 10 si terrà presso il tri­bunale di Milano (corso di Porta Vit­to­ria) il processo con rito abbre­vi­ato con­tro Vit­to­rio Addesso, ispet­tore capo di polizia che ha cer­cato di vio­lentare Joy, una donna nige­ri­ana, nel lager per immigrate/i di via Corelli nell’agosto 2009.

Saremo pre­senti con un volan­ti­nag­gio in appog­gio a Joy e al suo cor­ag­gio di ribel­larsi alla vio­lenza e di denun­ciare pub­bli­ca­mente le sopraf­fazioni e le vio­lenze che vivono le donne immi­grate in Italia anche da parte dei rap­p­re­sen­tanti dello Stato.

Sot­to­scriv­i­amo e pub­blichi­amo l’appello lan­ci­ato per il 2 feb­braio dalle com­pagne con­tro i Cie di Roma.

Noinon­si­amo­com­plici

APPELLO PER IL 2 FEBBRAIO

Mer­coledì 2 feb­braio ci sarà a Milano il processo con rito abbre­vi­ato per la denun­cia fatta da Joy con­tro l’ispettore di PS Vit­to­rio Addesso.

Noi ci saremo. Vogliamo essere con Joy anche in questa tappa della sua ribel­lione alle vio­lenze e ai soprusi che ha subito.

Joy si è ribel­lata per se stessa, ma anche per tutte quelle che, nella stessa situ­azione, non hanno avuto il modo o il cor­ag­gio di farlo e per tutte quelle che tro­ver­anno, nel suo esem­pio, la forza per non subire.

La sua vicenda è emblem­at­ica. Le isti­tuzioni pen­sano che quelle/i che hanno subito vio­lenza per mano dei loro fun­zionari, staranno zitte/i per non subire ulte­ri­ori ves­sazioni, con­tando, anche, sull’omertà di chi, pure, è a conoscenza dei fatti.

Se questo non suc­cede c’è la vendetta, come è accaduto per Joy, che è stata pes­tata, insieme alle sue com­pagne, da Addesso e com­mili­toni, con la scusa della riv­olta di Corelli.Anche qui nel silen­zio di chi vede e sa.

Se la ritor­sione non fun­ziona, come non ha fun­zion­ato con Joy, che, al processo per la riv­olta di Corelli, ha denun­ci­ato la vio­lenza ses­suale ed il suc­ces­sivo pestag­gio, allora c’è la denun­cia per calun­nia che, anche in questo caso, acco­muna Joy a tutte le vit­time della vio­lenza delle isti­tuzioni e ai loro famil­iari che hanno il cor­ag­gio di ren­dere pub­bliche le vicende.

Joy è stata denun­ci­ata per calun­nia diret­ta­mente al processo e da un giu­dice donna.

Per inciso, questo è suc­cesso anche alla madre di Aldrovandi ed alla sorella di Uva.

Le isti­tuzioni usano, di norma, la denun­cia e la querela, con­tro quelle /i che osano chiedere loro conto di vio­lenze e/o ingius­tizie subite, per­chè sono con­sapevoli della dis­par­ità dei rap­porti di forza.

Ma Joy non è stata las­ci­ata sola.

Le com­pagne e i com­pagni sol­i­dali, le fem­min­iste e le les­biche, fra denunce e man­ganel­late, hanno reso pub­blico tutto quello che le è successo.

Le fem­min­iste e le les­biche non si sono demor­al­iz­zate neanche quando hanno con­tat­tato, invano, realtà che, pur pren­dendo per questo finanzi­a­menti pub­blici, si sono mostrate eva­sive e sfuggenti.

Sono rius­cite, ugual­mente, a tirare fuori Joy dal cir­cuito per­verso in cui era chiusa.

Per tutto questo, i mec­ca­n­ismi abit­u­ali, messi in atto dalle isti­tuzioni, non hanno funzionato.

Ora, lo stato ha un’ultima carta da gio­care, quella della mela mar­cia: scaricherà tutta la respon­s­abil­ità su Addesso imputando quello che è suc­cesso ad un “riprovev­ole com­por­ta­mento personale”.

Noi sap­pi­amo che non è così.

Il com­pito delle isti­tuzioni in divisa è di tenere a bada, in qual­si­asi modo e con qual­si­asi mezzo, il dis­senso e, in cam­bio, hanno l’immunità e l’impunità.

E le donne rinchiuse nei Cie sono bot­tino di guerra.

La sto­ria di Joy ci rac­conta la vio­lenza di genere, ma anche quella delle isti­tuzioni, la vio­lenza nelle strut­ture chiuse di deten­zione, ma anche quella nei con­fronti delle migranti e dei migranti, nuove schi­ave e nuovi schi­avi, ed infine la vio­lenza dello stato nei con­fronti di tutte/i quelle/i che osano ribellarsi.

La sto­ria di Joy ci insegna che ribel­larsi è nec­es­sario, per­ché solo così si può spez­zare omertà e silen­zio, che quelle/i che si ribel­lano non devono essere lasciate/i sole/i, che non è il caso di con­tare su strut­ture parais­ti­tuzion­ali che fanno quasi sem­pre un passo indi­etro quando pren­dere posizione su soprusi, ves­sazioni, vio­lenze sig­nifica met­tere in dis­cus­sione alleanze, con­ve­nienze, inter­essi, che è nec­es­sario autor­ga­niz­zarsi e costru­ire un’altra società.

RIBELLARSI SEMPRE RIBELLARSI TUTTE!!

CHIUDERE TUTTICIE!!

Donne-femministe-lesbiche con­tro i Cie, Roma