Margarethe Faas-Hardegger
sabato 15 gennaio 2011 alle 07:36 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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MARGARETHE FAAS-HARDEGGER
(1882–1963)

Mar­garethe Faas-Hardegger nasce in Svizzera nel 1882. Sin dai primi anni di scuola Mar­garethe sviluppa uno spir­ito ribelle, tanto che i gen­i­tori la met­tono in un col­le­gio per “red­imerla”. Senza riuscirci.

In un’epoca in cui le donne erano raris­sime nei movi­menti operai o vi gio­ca­vano un ruolo soltanto mar­ginale, Mar­garethe  è la prima donna nom­i­nata seg­re­taria operaia dell’Unione sin­da­cale svizzera: è il 1902 e lei ha 23 anni. Viag­gia per la Svizzera denun­ciando l’ingiustizia sociale e lo sfrut­ta­mento di cui sono vit­tima soprat­tutto le lavo­ra­trici, cer­cando di coin­vol­gerle nella lotta sin­da­cale. Fonda e dirige inoltre due gior­nali des­ti­nati diret­ta­mente alle lavoratrici.

Le idee prop­ug­nate da Mar­garethe Faas-Hardegger sono scan­dalose per l’epoca: difende pub­bli­ca­mente la neces­sità di un’educazione ses­suale e della dif­fu­sione dei con­trac­cettivi, il diritto all’aborto e all’amore libero (con­trap­posto al mat­ri­mo­nio) e chiede l’abolizione dell’esercito.

Si dichiara a favore dell’azione diretta e le sue idee diven­tano sem­pre più lib­er­tarie e rivoluzionarie.

Il suo tem­pera­mento e le sue idee anti­con­formiste sus­ci­tano la dis­ap­provazione dell’ambiente in cui vive: perde il posto di lavoro come seg­re­taria operaia, si scon­tra con gli amici e si sep­ara dal mar­ito. Fonda con altri due comuni basate sui prin­cipi dilib­ertà,  uguaglianza esol­i­da­ri­età tra i mem­bri, che però hanno vita breve . Infine, viene anche con­dan­nata a un anno di pri­gione per avere aiu­tato diverse donne ad abortire.

Suc­ces­si­va­mente accoglie in casa pro­pria rifu­giati tedeschi in fuga dal nazismo e  con­tinua fino alla fine a lottare a favore del movi­mento paci­fista e femminista.

Muore in svizzera il 23 set­tem­bre del 1963.

«Fre­quento quasi soltanto i più poveri, i mis­er­abili, quelli che stanno sul gradino più basso della scala sociale, là dove ci tro­vi­amo anche noi lavo­ra­trici, i dis­perati per i quali la sper­anza, le emozioni e la vita sono pos­si­bili uni­ca­mente in una soci­età com­ple­ta­mente rinnovata.»




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