Mary Wollstonecraft
domenica 30 gennaio 2011 alle 04:31 - scritto da: gilda
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Mary Woll­stonecraft (1759–1797)

Mary, che da ragazza s’era ripromessa di non sposarsi mai,  morì il 30 agosto del 1797 per feb­bre puer­perale,  dieci giorni dopo aver par­torito la figlia Mary (Mary Shel­ley, che sarebbe poi divenuta l’autrice del famoso romanzo di Frankenstein).

Vol­eva essere aiu­tata soltanto dalla lev­a­trice, non avere maschi intorno , invece fu assis­tita da un medico neg­li­gente che le causò una infezione che le procurò la morte.

Aveva tren­totto anni.

Mary Woll­stonecraft era nata a Lon­dra il 27 aprile del 1759 in una famiglia mod­esta. A dician­nove anni aveva com­in­ci­ato a lavo­rare, dap­prima aprendo una scuola insieme alle sue sorelle, poi come isti­tutrice. Aveva anche iniziato a scri­vere, river­sando da subito nei suoi libri la presa di coscienza delle ingius­tizie subite dalla donne, di cui fin da pic­cola si era resa conto, ribel­lan­dosi al padre vio­lento che infliggeva mal­trat­ta­menti alla moglie e alle figlie.

Nel 1787 pub­blicò il libro “Rif­les­sioni sull’educazione delle figlie”, com­in­ciò a col­lab­o­rare con la riv­ista “Ana­lit­i­cal Review” e a fre­quentare il cir­colo John­son, che radunava artisti ed intellettuali.

Nel 1792, forte della con­vinzione che l’educazione fosse fon­da­men­tale per la lib­er­azione della donne   pub­blicò  il libro “Riven­di­cazione dei diritti della donna”.

Nel dicem­bre dello stesso anno  las­ciò Lon­dra per Parigi, nella Fran­cia riv­o­luzionaria; qui incon­trò Gilbert Imlay, un uffi­ciale dell’esercito amer­i­cano e con lui ebbe una figlia. Ma subito dopo la sua nascita venne abban­do­nata. A causa di questo amore finito tentò due volte il suicidio.

Nel 1796 torno in Inghilterra, dove si legò al filosofo e sag­gista William God­win. Qui iniziò a scri­vere il romanzo “L’oppressione della donna”: inter­rotto a causa della morte nel set­tem­bre del 1797, è un romanzo preva­len­te­mente biografico, ma è anche un doc­u­mento sulla con­dizione fem­minile nel ‘700.

Nel romanzo Mary chiama il mat­ri­mo­nio “pros­ti­tuzione legale”, denun­cia le ingius­tizie subite dalle donne, le esorta ad istru­irsi e a ricer­care l’indipendenza eco­nom­ica. Crit­ica aspra­mente il sen­ti­men­tal­ismo, una filosofia del sen­ti­mento dan­no­sis­sima spe­cial­mente per le donne, che ven­gono incor­ag­giate a priv­i­le­giare le emozioni a danno della razionalità.

Fon­da­men­tali le sue asserzioni sull’uguaglianza polit­ica e sociale fra i due sessi, l’individuazione del legame fra dipen­denza morale e dipen­denza eco­nom­ica, ma anche le critiche mosse al sistema, la denun­cia della dis­par­ità fra i ric­chi e i poveri, della con­dizione infe­lice  dei bimbi abban­do­nati, dell’inefficienza del sis­tema ospedaliero, e il pro­nun­ci­a­mento a favore del divorzio non solo  in caso di crudeltà fisica o adul­te­rio del mar­ito, ma come lib­era scelta

Romanzo di denun­cia sociale, “L’oppressione della donna” è anche la tes­ti­mo­ni­anza per­son­ale della vita di una donna in grande anticipo sui tempi, orgogliosa, cor­ag­giosa,  ribelle alle con­ven­zioni, capace di grandi pas­sioni amorose e fer­ma­mente con­vinta di voler essere padrona del pro­prio des­tino,  affer­man­dosi in piena lib­ertà ed autono­mia. Una donna inac­cetta­bile per i con­formisti della buona borgh­e­sia e dell’alta soci­età del suo tempo.




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