Juana Inès de la Cruz
domenica 27 febbraio 2011 alle 04:11 - scritto da: gilda
nella categoria: voci diverse
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Juana Inès de la Cruz, let­ter­ata e stu­diosa, nonché mag­giore poet­essa barocca mes­si­cana, nelle sue com­po­sizioni coltivò tutti i generi let­ter­ari e tutti i tipi di ver­si­fi­cazione. Con­scia e fiera delle pro­prie capac­ità intel­let­tive, sus­citò grande ammi­razione ma anche sen­ti­menti di astio e inimi­cizia da parte del clero a causa della par­ti­co­lare vocazione per lo stu­dio, som­mata ad una imper­don­abile lon­tananza dalla ricerca di mor­ti­fi­cazione e per­fezione spirituale.

Nonos­tante le invi­die e le peri­colose antipatie. Juana perseguì per tutta la sua esistenza lo scopo vero della sua vita, stu­di­are e com­porre versi, con­travve­nendo alle regole che la morale della chiesa le imponeva. Il suo ardire nel ribel­larsi a tali regole scatenò un vero e pro­prio scon­tro per sta­bilire chi dovesse primeg­giare. Evi­den­te­mente una sem­plice donna non poteva vin­cere, era anzi nec­es­sario zit­tirla con una punizione esem­plare. Juana doveva tornare sui suoi passi : con l’abiura dovette rin­un­ciare allo stu­dio, alla conoscenza, alla scrit­tura, alla “vita mon­dana”, in defin­i­tiva alla vita, da quel giorno infatti si dedicò alle con­sorelle col­pite dalla peste, morendo anch’essa con­ta­giata dalla malat­tia nell’anno 1965.

Questa grande artista, colpev­ole di aver cer­cato di definire uno spazio per sé in un mondo cul­tur­ale colo­niale, pre­mod­erno, anti-intellettuale e maschile, è con­sid­er­ata da molti la prima fem­min­ista della sto­ria amer­i­cana, è stata eletta a icona di movi­menti per la lib­er­azione della donna e le vicis­si­tu­dini della sua vita-oggetto di una riscop­erta avvenuta soprat­tutto negli anni ’30– hanno ispi­rato numerose opere let­ter­arie, sceneg­gia­ture cin­e­matogra­fiche, testi teatrali. Il ritrovato inter­esse perla dram­mat­ica esistenza della monaca ha cer­ta­mente a che vedere con le simil­i­tu­dini del “Nuevo Mundo” in cui visse suor Juana con il “Primo Mondo”. Non sem­bra infatti che gli errori del pas­sato rispetto alle guerre colo­niali abbiano inseg­nato granchè, e anche il ruolo della donna rispetto ai tempi di Juana Inès è cer­ta­mente miglio­rato, ma non tanto quanto ci si poteva aspettare, come dimostrano le inces­santi vio­lenze e umil­i­azioni subite da donne di ogni età in svariati con­testi (pri­vato, pub­blici, politici).

La peor del mundo: così firmò, uti­liz­zando il pro­prio sangue come inchiostro, la let­tera di rin­un­cia defin­i­tiva agli studi, al ter­mine del processo avvi­ato dal vescovo Aguiar y Sei­jas con­tro di lei.

La vita e la poe­sia di Suor Juana Inès del la Cruz, indis­sol­u­bil­mente legate, giun­gono a noi attra­verso i sec­oli, chiedono di essere lette e nar­rate. Di riv­i­vere in nuove immag­ini e nuove forme.

Da “La peor del mundo, Juana Inès de la Cruz, prima fem­min­ista d’America”, tesi di lau­rea di Natasha Czer­tok in soci­olo­gia dell’arte, Uni­ver­sità degli studi di Ferrara.