11 luglio 1998: muore Maria Soledad Rosas
martedì 12 luglio 2011 alle 08:56 - scritto da: dnnl
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da: infoaut

L’11 luglio 1998 Maria Soledad Rosas (Sole) muore sui­cida, impic­can­dosi nei locali della comu­nità Sot­toiponti di Benevagi­enna, dove si trovava agli arresti domiciliari.

Sole era nata a Buenos Aires il 23 mag­gio 1974 ed era giunta in Italia nel 1997.

Il 5 marzo 1998 era stata arrestata insieme al suo com­pagno Edoardo Mas­sari (Baleno) e ad un altro squat­ter, Sil­vano Pel­lis­sero. La polizia aveva fatto irruzione nell’ex obito­rio del man­i­comio di Col­legno, occu­pato dal 1996, dove i tre arrestati vive­vano.
Tra il 1996 e il 1998 in Val di Susa si erano ver­i­fi­cati numerosi atti di sab­o­tag­gio, diretti con­tro cen­tra­line elet­triche, triv­elle, impianti della Sitaf, della Tele­com, della Omni­tel e con­tro un ripeti­tore Medi­aset, tutti riven­di­cati dai fan­tomatici “Lupi Grigi”. Questi “atten­tati” non ave­vano mai procu­rato grandi danni, fatta eccezione per il furto di alcune attrez­za­ture dal munici­pio di Caprie, cui era seguito un incen­dio. Gran parte delle azioni erano state fatte quando Soledad non era ancora arrivata in Italia.
Il 7 marzo il gip con­fermò l’arresto: le accuse erano di banda armata e asso­ci­azione ever­siva (art.270 bis). Il processo con­tinuò sul piano giudiziario, guidato dai pm Laudi e Tatan­gelo, ma anche sul piano medi­atico, dove con titoli alti­so­nanti si enfa­tiz­zava il ritrova­mento di prove inesistenti che mai ver­ranno pre­sen­tate al processo.
Il 26 marzo il tri­bunale respinse l’istanza di scarcer­azione.
All’alba del 28 marzo Edoardo Mas­sari venne trovato impic­cato alla sua branda nel carcere delle Val­lette.
La mor­bosità mass-mediatica si scatenò: alcuni gior­nal­isti decis­ero di non rispettare la volontà della famiglia di Edoardo Mas­sari, la quale aveva chiesto che al funerale non fos­sero pre­senti gior­nal­isti, sca­te­nando la rab­bia degli amici di Edoardo; a farne le spese furono il cro­nista Daniele Genco e l’auto dell’allora invi­ato de “Il Man­i­festo” Paolo Griseri.

Il processo di primo grado si è chiuso il 31 gen­naio 2000 con una con­danna a 6 anni e 10 mesi per Pel­lis­sero: furto e dev­as­tazione al munici­pio di Caprie, asso­ci­azione sovver­siva, atten­tato alla cab­ina elet­trica di Giaglione, deten­zione di esplo­sivi eccetera.
Il 4 marzo 2002, alla sca­denza dei quat­tro anni di deten­zione, la mag­i­s­tratura ha emesso l’istanza di scarcer­azione per decor­renza dei ter­mini; Sil­vano è stato però effet­ti­va­mente lib­er­ato solo il 12 marzo, in quanto i cara­binieri las­cia­rono pas­sare un’intera set­ti­mana prima di comu­ni­care la notizia all’interessato.
Nel 2002 la Corte di Cas­sazione di Roma ha ridi­men­sion­ato le tesi dei pm tori­nesi Laudi e Tatan­gelo: l’associazione ever­siva è diven­tata asso­ci­azione a delin­quere. Venendo a cadere l’accusa più grave (le final­ità ever­sive e ter­ror­is­tiche dei reati con­tes­tati) la Corte d’Appello di Torino ha ridotto la pena per Sil­vano Pel­lis­sero a 3 anni e 10 mesi.

Una scin­tilla di riv­olta e sarà Sole in un Baleno




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