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domenica 29 aprile 2012 alle 08:12 - scritto da: gilda
nella categoria: comunanze, i nostri sì e i nostri no

da fem­min­ismo a sud con­di­vidi­amo questo appello:

Cinquan­taquat­tro

Sono #54 le vit­time di vio­lenza maschile in Italia dall’inizio del 2012. Inclusi bam­bini e uomini, nuovi part­ner, che diven­tano vit­time trasver­sali di delitti final­iz­zati a san­cire un diritto di pro­pri­età degli ex o attuali part­ner sulle donne.

L’ultima vit­tima, Vanessa, aveva vent’anni. Nei media ancora una volta si avan­zano moventi che real­iz­zano un ter­reno di legit­ti­mazione della vio­lenza sulle donne. Gelosia, rap­tus, droga, insis­tendo sul det­taglio dei con­testi che da nord a sud vedono ripetersi esat­ta­mente le stesse dinamiche.

Il ter­mine cor­retto per clas­si­fi­care questi delitti è “Fem­mini­cidio”, ovvero un delitto che limita, pre­var­ica, la lib­era scelta delle donne nel momento in cui vor­reb­bero las­ciare un uomo, decidere con chi stare, chi amare. Le vit­time di questi delitti muoiono per la pro­pria lib­ertà e in Italia nel frat­tempo si con­tinua a dif­fondere una cul­tura che invece impone la lim­i­tazione delle lib­ertà di tutti incluse quelle delle donne a par­tire dai provved­i­menti che le ren­dono più pre­carie, senza red­dito e dunque dipen­denti eco­nomi­ca­mente dagli uomini che spesso poi le uccider­anno, a par­tire da quelle regole che impon­gono alle donne ostruzion­ismi e obiezioni circa la pro­pria ses­su­al­ità, la con­trac­cezione, l’applicazione della legge 194, i con­sul­tori, a par­tire dalle leggi che isolano e mar­gin­al­iz­zano molte donne per­ché migranti costrin­gen­dole alla clan­des­tinità e dunque nelle mani di sfrut­ta­tori, ricat­ta­tori e cli­enti assassini.

La lib­ertà di scelta delle donne in Italia viene lim­i­tata sem­pre salvo poi riconoscere diritto alla “tutela” da parte di quello stesso Stato che impone restrizioni e regole morali degne degli anni ’50.

Le donne in Italia non muoiono per caso. Lo sanno le donne e gli uomini che non agis­cono e non con­cepis­cono quella vio­lenza e che ogni giorno com­bat­tono, insieme, per real­iz­zare una soci­età che eli­m­ini ogni forma di discriminazione.

La vio­lenza sulle donne non si può risol­vere impo­nendo una pri­gione morale alle vit­time e nep­pure impo­nendo soluzioni che operino esclu­si­va­mente sul ter­reno repres­sivo senza mai par­lare di pre­ven­zione, cul­tura e di sup­porto alle vittime.

Ser­vono più cen­tri antiv­i­o­lenza. Serve par­larne nelle scuole. Serve che le donne che sfug­gono la vio­lenza pos­sano pog­giare su una rete di rifer­i­mento ampia che offra loro l’opportunità di trovare servizi con­creti, stru­menti, sup­porto con­creto, quando è utile. Serve poi che le donne vit­time di vio­lenza non siano dimen­ti­cate mai. Bisogna par­lare di loro e seguire i pro­cessi (come quello per il delitto di Ste­fa­nia Noce) che derivano da quei delitti per­ché bisogna impedire che i loro volti ricor­rano sui media giusto il tempo di fare audi­ence per poi ved­erli can­cel­lati dalla memo­ria di tutti sos­ti­tu­iti dalla notizia del delitto successivo.

Sono #54. #54 per­sone uccise. E’ il momento di com­in­ciare a pen­sare alle soluzioni. Quelle con­crete. Insieme.

Noi ci siamo.

e questo video:

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