Abc della femminista teknologica
mercoledì 25 agosto 2010 alle 11:16 - scritto da: dnnl
nella categoria: comunanze, immagini foto e altro materiale, sperimentanze

Abc della fem­min­ista teknologica

nonnetek

Per farvi rac­capez­zare e per farvi scor­rere il testo solo se c’e’ qual­cosa che vi inter­essa vi anticipo un Indice degli argo­menti trattati:

Intro | Mezzi di comu­ni­cazione | Le donne e il com­puter | I blog | Gli spazi liberati (e il triste mondo della rete assogget­tato a google)
| La mail­ing list | Fare mail­ing list | Fare blog

Ovvi­a­mente vi con­siglio di leg­gere tutto per­chè la sud­di­vi­sione in para­grafi in realtà è spec­u­lare ad un unico filo con­dut­tore. Tutto il testo (che è da inte­grare, arric­chire e quindi con­sid­er­atelo una ver­sione 1.0 di qualunque scrit­tura di codice) parla di come fare comu­ni­cazione, di una etica fem­min­ista pos­si­bile nella comu­ni­cazione tekno­log­ica, di quello che non va’ nella rete e nella comu­ni­cazione attuale. Se vi piace, buona lettura:

Intro

— Il pen­siero fem­min­ista che non si serve di mezzi di comu­ni­cazione resta solo nella nos­tra testa.
– Il mezzo di comu­ni­cazione che vi apre la porta per poter rag­giun­gere tante per­sone con­tem­po­ranea­mente, ovunque esse si tro­vino, con poca spesa, è il web.
– Lo stru­mento per arrivarci è: il computer!

Il com­puter non è una macchina infer­nale: è solo un elettrodomestico.

- Come tutti gli elet­trodomes­tici il com­puter ha un tasto On/Off e voi lo userete per quello che vi è utile fare.
– Come una lava­trice il com­puter si serve di un pro­gramma di ges­tione o sis­tema oper­a­tivo.
– Il sis­tema oper­a­tivo più comune­mente usato è Win­dows.
– Il com­puter più spesso vi serve per: scri­vere testi, rice­vere e man­dare mail, viag­giare su inter­net.
– Per scri­vere testi gen­eral­mente usate file in word.
– Per rice­vere e man­dare mail gen­eral­mente usate microsoft out­look o out­look express.
– Per viag­giare su inter­net gen­eral­mente usate Inter­net Explorer.

Win­dows, word, out­look, inter­net explorer non sono gli unici pro­grammi per poter rag­giun­gere gli stessi scopi. Si tratta infatti di un sis­tema oper­a­tivo e di soft­ware pro­pri­etari il cui uti­lizzo viene imposto e viene da voi pagato. Esistono pro­grammi free, gra­tu­iti e in con­di­vi­sione che potete scari­care lib­era­mente dalla rete e instal­lare sul vostro com­puter senza nes­suna spesa.

Una pic­cola par­entesi giusto per spie­garvi di cosa parlo quando mi riferisco a sis­temi e soft­ware pro­pri­etari. Immag­i­nate che vos­tra nonna abbia inven­tato una ricetta di cucina par­ti­co­lare e che invece che pas­sarvela per per­me­t­tervi di ripro­durla, per­son­al­iz­zarla, miglio­rarla, abbia deciso di depositare la for­mula all’ufficio brevetti, di non con­di­videre la sua conoscenza con nes­suno e di per­me­t­tervi di assag­giare il suo fan­tas­tico piatto solo a patto che lo acquis­ti­ate nelle con­fezione pronte al super­me­r­cato. Ecco: questo è un soft­ware pro­pri­etario. Un pro­gramma free e in con­di­vi­sione invece è una creazione, una idea che si arric­chisce della com­pe­tenza di tante altre per­sone che via via la fanno diventare sem­pre più ricca. Il con­cetto della con­di­vi­sione si oppone al copy­right e alla appro­pri­azione della conoscenza da parte di monop­oli (come microsoft) che su di essa attuano una vera e pro­pria speculazione.

— Il sis­tema oper­a­tivo in alter­na­tiva a win­dows è Linux. Ma questa è un’altra sto­ria che potrà essere appro­fon­dita in una lezione avan­zata per le fem­min­iste tekno­logiche.
– Ci sono pro­grammi gra­tu­iti che potete comunque instal­lare anche su win­dows: Il pro­gramma di scrit­tura word può essere sos­ti­tu­ito con open office. Out­look può essere sos­ti­tu­ito con Mozilla Thun­der­bird. Inter­net explorer può essere sos­ti­tu­ito da mozilla fire­fox. Per vedere e mod­i­fi­care le vostre foto potete usare Gimp.

Mezzi di comu­ni­cazione [top]

Attra­verso una sem­plice con­nes­sione inter­net, un com­puter e qualche soft­ware gra­tu­ito potete comu­ni­care con moltissime per­sone e a più livelli.

Bisogna premet­tere che la comu­ni­cazione attra­verso un com­puter è spesso definita una pecu­liar­ità di chi dispone di una preparazione tec­nica per farlo. Tale preparazione pare gen­eral­mente essere “esclu­siva” degli uomini. Essi hanno dom­i­nato ogni set­tore tec­no­logico e l’informatica è uno di questi set­tori. Essi si sono impadroniti di un mezzo fon­da­men­tale per sta­bilirne pri­or­ità, final­ità e obi­et­tivi. Hanno dom­i­nato il mezzo attra­verso l’uso di lin­guaggi com­pli­cati e fatti quasi esclu­si­va­mente per addetti ai lavori. Hanno cre­ato regole che dis­crim­i­nano le per­sone non suf­fi­cien­te­mente preparate e quelle che non sposano le final­ità sta­bilite. Hanno dunque cre­ato una sorta di recinto esclu­sivo richia­mando ad una pre­dis­po­sizione “nat­u­rale” verso la tecnologia.

La nat­u­rale pre­dis­po­sizione di cui par­lano è di fatto una selezione presta­bilita per attribuzione di ruoli nell’infanzia. Agli uomini gio­cat­toli da smontare e alle donne bam­bole cui cam­biare i pan­no­lini. La nat­u­rale pre­dis­po­sizione è data da una effet­tiva diver­sità nell’approccio alla tec­nolo­gia. Una diver­sità “di genere” che va riven­di­cata e che è fatta di una com­pren­sione del mezzo, il com­puter, senza dedi­carvi una par­ti­co­lare ado­razione e senza creare zone di sacral­ità che non pos­sono essere infrante. Una diver­sità che ci è stata negata – come avviene per la ses­su­al­ità — per­ché non ci viene riconosci­uto il nos­tro grande senso pratico e la nos­tra capac­ità di resti­tuire al mezzo la reale dimen­sione che esso riveste: quella appunto di mezzo e nulla più.

Si è detto inoltre che di fronte alla tec­nolo­gia non c’e’ una dis­crim­i­nazione. Di fatto la dis­crim­i­nazione c’e’ ed è fatta dal monop­o­lio delle infor­mazioni che non ven­gono con­di­vise, da quella regola infausta che dice che le donne sono ben accette ovunque purchè siano “preparate” dove il liv­ello di preparazione cor­risponde comunque sem­pre ad uno stan­dard che altri hanno fis­sato e che adopera la mer­i­tocrazia util­i­taris­tica e la pro­dut­tiv­ità come metro di giudizio per i soggetti che vor­ranno impeg­narsi nella conoscenza di questo mezzo.

Come per la soci­età reale, nel mondo vir­tuale gli uomini hanno inven­tato regole che non ten­gono conto dell’analfabetismo, della dif­ferenza di classe, della dif­ferenza di genere. Così sono state sta­bilite regole di ingresso e anche final­ità di impiego delle preparazioni tec­niche che cias­cuno può assumere. Con il com­puter, così come per tutto il resto, vali se pro­duci. Con il com­puter vali se usi un lin­guag­gio cod­i­fi­cato ed esclu­dente che equiv­ale alla bib­bia in latino prima della traduzione luter­ana. Con il com­puter la social­ità viene spesso ridotta a mere cor­po­razioni di bassis­simo, basso o medio alto liv­ello. Pochi sono quelli con­sapevoli dell’importanza di alfa­bet­iz­zare chi non sa garan­tendo un pas­sag­gio di infor­mazioni chiaro e sem­plice e il più pos­si­bile adatto alle neces­sità di tutti e tutte.

Le donne e il com­puter [top]

La comu­ni­cazione attra­verso il com­puter sta di fatto sop­pi­antando quella che siamo state abit­u­ate a conoscere e attra­verso essa abbi­amo pos­si­bil­ità di accesso a numero­sis­sime pos­si­bil­ità. E-mail, siti, blog, video, audio, intere bib­lioteche dig­i­tal­iz­zate a dis­po­sizione di tan­tis­simi utenti, tele­con­ferenze, chat, incon­tri vir­tu­ali in città non reali come sec­ond life, comu­ni­cazione veloce e a bassis­simo costo dall’uno all’altro capo del mondo.

Queste enormi poten­zial­ità sono state ben inter­cettate dal “mer­cato” e di fatto men­tre accedete ad inter­net la fonte priv­i­le­giata di notizie pare essere quella ded­i­cata ad ogni sorta di prodotto in ven­dita ovunque. Pub­blic­ità, aste online spadroneg­giano e cer­cano di appro­pri­arsi di ogni pic­cola o grande vet­rina vis­i­tata in web. Persino un pic­colo blog diventa appetibile per multi­nazion­ali come google che — oltre ad avere l’esclusiva sulle notizie da ren­dere più o meno vis­i­bili e quindi dei con­tenuti da veico­lare attra­verso il suo canale di ricerca — ci piazza sopra le sue pub­blic­ità con guadagni enormi che al momento nes­sun altro dello stesso set­tore pare avere nel mondo.

Tali poten­zial­ità sono state inter­cettate anche da con­ser­va­tori e fascisti di ogni genere che hanno aperto un blog allo scopo di ege­mo­niz­zare, assieme ad altri, la cul­tura in rete e di ori­en­tarla sem­pre in senso fascista, mod­er­ato, maschilista, patriarcale.

La rete è dunque una piazza “vir­tuale”. Pre­sidiarla è un nos­tro dovere. Comu­ni­care nel miglior modo pos­si­bile per cam­biare la cul­tura dom­i­nante è un obi­et­tivo pos­si­bile e va perse­guito. Bisogna entrarci den­tro per mod­i­fi­care i lin­guaggi, le final­ità, le priorità.

I blog [top]

I blog sono la novità del web 2.0. Sono piattaforme che con­sentono agli e alle utenti di aprire un “sito”, che ha le carat­ter­is­tiche del blog, con estrema facilità.

Vi fac­cio un esem­pio più sem­plice: un sito è come una casa. Per costru­irla dovete acquistare un ter­reno, costru­ire le fon­da­menta, fare i muri, met­terci gli infissi, rifinire con la rete elet­trica, quella idraulica etc etc fino ad ottenere una casa che potrete abitare.

Un blog è un po’ come un appar­ta­mento in res­i­dence. C’e’ una impresa edile che ha costru­ito le case, di varie forme e dimen­sioni. Vi las­cia però la pos­si­bil­ità di per­son­al­iz­zare i vostri spazi come volete pur man­te­nendo la stessa strut­tura di base. In ogni appar­ta­mento voi trovate il nec­es­sario per cucinare, dormire, fare la doc­cia, andare al cesso. Qualunque altra cosa vi serve bisogna che la cam­bi­ate da voi. Potete ten­ervi l’appartamento così com’e’ o cam­biare la doc­cia con una bella vasca da bagno, per esempio.

Per certi versi una piattaforma di blog con­sente quello che nelle comu­nità reali abbi­amo una certa dif­fi­coltà a fare. Sta­bil­iti dei punti comuni per tutti, si sta tutti assieme cias­cuno man­te­nendo salda la pro­pria individualità.

In un blog voi potete scri­vere quello che volete nel rispetto delle leggi vigenti (copy­right, diffamazione, non dovrebbe essere una tes­tata gior­nal­is­tica con peri­od­ic­ità di pub­bli­cazione per­ché altri­menti serve la reg­is­trazione come tes­tata gior­nal­is­tica in tri­bunale) e potete veico­lare le notizie che volete. E’ cosa sag­gia, anche quando si sceglie di fare un blog così come un sito, met­tersi in rete, col­le­garsi ad altri/e. Una poten­zial­ità della rete è la grande capac­ità di essere por­ta­trice sana di virus. Parlo della comu­ni­cazione come un fatto virale. Parlo della capac­ità di con­ta­giare con un effetto “eco” che può arrivare anche molto lon­tano da noi. Pub­bli­care una idea, una notizia, senza che questa sia repli­cata altrove, in un tam tam con­tinuo, effetto sms per inten­derci, annulla lo sforzo di chi ha avuto l’idea e riduce a nulla il suo valore.

Non vi sto sug­gerendo di spam­mare – che sig­nifica man­dare ovunque mail o link con i vostri con­tenuti per­ché siano conosciuti, almeno non fatelo quando questo risulta essere non richiesto, con­trario alla pol­icy dei luoghi cui invi­ate o non voluto. Vi sug­gerisco invece di fare rete. Siete voi a scegliere quali con­tenuti veico­lare con la con­sapev­olezza che il vostro può essere un mezzo che appar­tiene a voi – rel­a­ti­va­mente par­lando – ma si pone una final­ità col­let­tiva. In nome di quella final­ità bisogna cer­care di essere vei­colo delle notizie, delle idee e delle per­sone che le producono.

Gli spazi liberati [top]

Molte piattaforme blog che potete trovare in giro per la rete vi danno l’opportunità di aprirne uno e quindi di fare parte di una com­mu­nity (la comu­nità vir­tuale di abi­tanti del recidence/piattaforma). In genere vi for­niscono spazio lim­i­tato e vi pro­pon­gono altro spazio a paga­mento. Tutti si atten­gono alle leggi dei vari Stati in cui risiede il server – ovvero la macchina sulla quale viene con­tenuto tutto quello che i vari blog­ger pro­ducono in una com­mu­nity. Tutti reg­is­trano gli ind­i­rizzi ip di chi gestisce o si col­lega al blog.

Tutti loggano – ten­gono la memo­ria – dei con­tenuti che pas­sano nei blog e degli ind­i­rizzi di chi li ha prodotti. Molti hanno norme restrit­tive in fatto di pub­bli­cazioni di mate­ri­ali giu­di­cati osceni o che pos­sano cos­ti­tuire vilipen­dio al capo di stato, se par­liamo del papa.

Ovvero: La com­mu­nity non è una com­mu­nity con il senso di respon­s­abil­ità col­let­tiva che dovrebbe sostenere una for­mula di aggregazione vir­tuale di questo genere. Una com­mu­nity nei casi che ho descritto è sem­plice­mente un res­i­dence con affit­ta­camere che non si assume la respon­s­abil­ità polit­ica di quello che pub­bli­cate e che anzi con­serva prove e det­tagli cui pos­sono attin­gere le forze dell’ordine quando ne fanno richi­esta. Per loro siete un affare e come per tutti i busi­ness che si rispet­tano nulla è gratis.

Voi rap­p­re­sen­terete la quan­tità di vis­ite alle pagine della com­mu­nity stra­colma di pub­blic­ità. Come per il clero e i con­tributi eco­nomici che riceve, voi sarete la quota di “utenti” in base alla quale loro sta­bilis­cono il loro val­ore con­trat­tuale sul mer­cato. Chi paga per mostrare la pro­pria pub­blic­ità sulle loro pagine vuole sapere quanti affit­tuari pos­sono avere accesso a quel man­i­festo pub­blic­i­tario. Più sono e più si paga. Voi siete dunque un affare e comunque vi si chiede di pagare per avere la ver­sione “Pro” del blog con mag­giore spazio e mag­giori oppor­tu­nità di ges­tione. Inoltre vi si invita allo stesso modo a farvi voi stessi tramite di quelle pub­blic­ità. Così voi stessi diver­rete parte di quel mer­cato che vi spreme fino alle stesse idee che non potranno più essere leg­gi­bili allo stesso modo per­ché svilite dalla pre­senza di tante pub­blic­ità google fuori contesto.

Avrete infatti visto più di un blog con tanti richi­ami google. Google ha atti­vato da tempo il servizio adsense. Diventare utente adsense sig­nifica poter ospitare sul pro­prio sito o blog le pub­blic­ità google che in cam­bio garan­tisce una per­centuale di guadagno. Per alcune piattaforme blog è già pre­visto che i blog­ger pos­sano atti­vare adsense. Splin­der e blogspot (per fare un esem­pio) già lo preve­dono. Serve una pass­word utente adsense e serve anche che l’utente autor­izzi google a dare una per­centuale del guadagno a splin­der (il 15%) o a blogspot (0%). Per altre piattaforme invece è l’utente che deve inserire il codice adsense a mano nel tem­plate. In genere è con­sen­tito soltanto se l’utente possiede una ver­sione pro (a paga­mento) del blog.

La per­centuale di guadagno si real­izza attra­verso i click sulle pub­blic­ità tar­gate “google”. Non solo: un servizio adsense è anche quello dello spazio ricerca. Se all’interno di un sito o un blog voi cer­cate dei con­tenuti sullo spazio google, anche in quel caso real­iz­zate un guadagno per google e per chi gestisce il sito o il blog. Adsense ha anche un’altra par­ti­co­lar­ità: reg­is­tra gli ingressi del sito o del blog in cui le pub­blic­ità google sono pre­senti. Questo per­chè segna anche quante volte una pub­blic­ità è stata sem­plice­mente “vision­ata” (soltanto vista e non clikkata). Ne deriva che google adsense reg­is­tra i dati dei vis­i­ta­tori e delle vis­i­ta­trici del sito o blog in cui è pre­sente. I dati rac­colti cos­ti­tu­is­cono in qualche modo una vio­lazione della pri­vacy e servi­ranno a fare ulte­ri­ori indagini di mercato.

Ci sono molti blog che con­sapevol­mente fanno uso di questo servizio per­chè a loro modo iden­ti­f­i­cano in esso una pos­si­bil­ità di guadagno. Nulla di male. La cosa che invece è par­ti­co­lar­mente con­trad­dit­to­ria, priva di etica, inco­er­ente è vedere dei blog mil­i­tanti (anche fem­min­isti) che ospi­tano pub­blic­ità di questo tipo. Può accadere così che in un blog fem­min­ista voi trovate pub­blic­ità del tipo: “Donne da conoscere”, “Conoscersi”, “Trova donne in 5 minuti”. Questo suc­cede per­chè le pub­blic­ità google ven­gono piaz­zate su siti e blog ria­dat­tate sulle parole chi­ave di certe pagine. Così per assurdo potete trovare un post che parla di donne mal­trat­tate e accanto una pub­blic­ità di stampo maschilista che recita appunto “Trova donne in 5 minuti”.

Altra cosa da reg­is­trare e cui fare atten­zione è la pre­senza in rete di siti da “abbocco” come femministe.com, sito di derivazione maschilista, che attrae per­sone in buona fede inter­es­sate all’argomento che invece si ritrovano con un sito pieno zeppo di argo­menti maschilisti e di pub­blic­ità di donne in offerta spe­ciale per far com­pag­nia agli uomini e di quelle delle agen­zie di incon­tri a paga­mento. Chi ha aperto quel sito ovvi­a­mente è inter­es­sato agli ingressi. Più gente arriva a cer­care con­tenuti fem­min­isti più chi gestisce il sito guadagna.

In questo panorama des­o­lato però in Italia si dis­tingue Noblogs per ragioni etiche, politiche e volendo anche affet­tive. Noblogs nasce per mano della comu­nità di Autistici/Inventati che da tempo si occupa di difesa dei diritti dig­i­tali e della pri­vacy. La com­mu­nity cui hanno dato vita è aperta ai con­tributi tec­nici di chi vuole miglio­rarla, è gestita in maniera volon­taria e chiede dei con­tributi (che si pos­sono ver­sare anche online) per far soprav­vi­vere il prog­etto che neces­sita di
stru­menti tec­nici, manuten­zione e revisione.

Noblogs non tiene trac­cia dei log. Non reg­is­tra nep­pure gli ind­i­rizzi di chi scrive, com­menta, ci fa visita. Anzi a propos­ito di quanto spec­i­fi­cato sopra dice:

A propos­ito di: “[…] pub­blic­ità (es. adsense), stru­menti di anal­isi del traf­fico (ana­lyt­ics) o trac­cianti di vario tipo a scopo di sta­tis­tica (clus­trmaps o shiny­s­tat). […] tutti questi ele­menti ten­gono più o meno  memo­ria di tutti gli utenti che visu­al­iz­zano il blog per fare com­mer­cio dei dati rac­colti. Ci sem­bra pleonas­tico farvi notare che queste cose sono palese­mente in con­trasto con la log­ica di NO-b-LOGS (il blog *senza* log) e che violano la pol­icy del prog­etto e la pri­vacy dei visitatori.”

Ovvi­a­mente A/I non si assume la respon­s­abil­ità di quello che scriv­i­amo (ma sap­pi­amo che sostiene una battaglia polit­ica se la con­di­vide) e non garan­tisce l’anonimato di nes­suno per­ché se io scrivo il mio nome a firma degli arti­coli è chiaro che se vengo perseguit@ per un reato – che potrebbe essere di vilipen­dio della reli­gione di stato — la polizia postale viene a cer­care me.

Noblogs è uno spazio lib­er­ato, difeso e tenuto gelosa­mente in vita. Per ques­tioni cler­i­cali (la pub­bli­cazione del gioco pretofilia di Mollein­dus­tria) hanno già provato a chi­ud­ere tutta la piattaforma con gli ora­mai oltre quat­tro­cento blog che ci stanno den­tro ma la ques­tione si è risolta in un nulla di fatto per­ché lo Stato presso cui pog­gia il server non ha rep­u­tato il reato con­tes­tato dall’italia suf­fi­ciente ad oper­are la chiusura.

Autistici/Inventati inoltre for­nisce servizi per account mail, mail­ing list, siti. Per cias­cuno di questi vale lo stesso iden­tico prin­ci­pio che viene spec­i­fi­cato in risposta a qualunque richi­esta di servizi:

Le pregiudiziali per poter parte­ci­pare ai servizi offerti su questo server sono la con­di­vi­sione dei prin­cipi di antifas­cismo, anti­razz­ismo, anti­ses­sismo e non com­mer­cial­ità che ani­mano questo prog­etto, oltre ovvi­a­mente a una buona dose di volontà di con­di­vi­sione e di relazione ;)))))
Spazi e servizi di questo server non ven­gono des­ti­nati ad attiv­ità (diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente) com­mer­ciali, al clero, ai par­titi politici isti­tuzion­ali: o comunque, in sin­tesi, a qualunque realtà che disponga di altri potenti mezzi per veico­lare i pro­pri con­tenuti, o che uti­lizzi il con­cetto di del­ega (esplicita o implicita) per la ges­tione di rap­porti e prog­etti.
Il server con­serva esclu­si­va­mente i log stret­ta­mente nec­es­sari a oper­azioni di debug­ging, che comunque non sono asso­cia­bili in alcun modo ai dati iden­ti­fica­tivi degli utenti dei nos­tri servizi”

Per ogni infor­mazione su servizi, pol­icy e altro potete guardare il loro sito: Autistici/Inventati.

Per conoscere qualcos’altro delle comu­nità vir­tu­ali più lib­er­tarie potete leg­gere questo post che parla dell’hackmeeting.

La ver­sione al fem­minile dell’Hackmeeting è l’eclectic tech car­ni­val (quest’anno ad ams­ter­dam) che è rap­p­re­sen­tato in europa soprat­tutto dalle Gen­der Chang­ers ed è rac­con­tato bene dalle Fera­menta che di quel per­corso sono parti attive. In prat­ica ci sono delle donne che invi­tano altre donne e sve­lano loro truc­chi, con­di­vi­dono saperi e inseg­nano persino a montare e smontare un computer.

La mail­ing list [top]

Da Wikipedia: La Mailing-list è un sis­tema orga­niz­zato per la parte­ci­pazione di più per­sone in una dis­cus­sione tramite email. Per inviare un mes­sag­gio a tutti gli iscritti, è nor­mal­mente suf­fi­ciente inviarlo ad uno spe­ciale ind­i­rizzo e-mail, e il servizio provvede a dif­fonderlo a tutti i mem­bri della lista. In questo modo, non è nec­es­sario conoscere gli ind­i­rizzi di tutti i mem­bri per poter scri­vere loro.

Ogni mail­ing list è sot­to­posta a par­ti­co­lari regole di o da com­por­ta­mento (vedi neti­quette) a cui ogni iscritto deve atten­ersi. Gen­eral­mente i mes­saggi devono obbli­ga­to­ri­a­mente trattare di un par­ti­co­lare argo­mento, per gener­ico che possa essere.

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Fatta questa pre­messa spiego ora breve­mente come si apre una mail­ing list. Bisogna innanz­i­tutto fare richi­esta a chi eroga questo servizio. Per aprire la lista “som­mosse” l’amministratrice ha dovuto fare richi­esta ad Autistici/Inventati. Autistici/Inventati, se accetta la richi­esta per­ché rispon­dente alla sua pol­icy, attiverà la mail­ing list e invierà all’amministratrice link e pass­word attra­verso i quali potrà provvedere alla “con­fig­u­razione” della lista. Con­fig­u­rare una lista sig­nifica pro­gram­marla per farle fare quello che voi volete che fac­cia. Come per la lava­trice la pag­ina di con­fig­u­razione avrà varie opzioni tutte scritte in lin­guag­gio com­pren­si­bile. Tra il lavag­gio a 90° e quello a freddo con cen­trifuga voi sceglierete quello che è meglio per il lavag­gio dei vostri capi. Tra la ges­tione di una mail­ing list che accetta alle­gati di peso supe­ri­ore a 2 mega e quella che non accetta alle­gati se non in file di testo (senza immag­ini) voi potrete scegliere quello che è più cor­retto nel rispetto della neti­quette che avete sta­bil­ito per la lista che andrete a gestire.

Fare mail­ing list [top]

Fare mail­ing list sig­nifica pren­dere con­fi­denza con il mezzo che state uti­liz­zando. Una mail­ing list non è un mare aperto in cui lan­ci­ate una bot­tiglia nella sper­anza che qual­cuno la rac­colga. Abbi­amo già letto che si tratta di un sis­tema che vi per­me­tte di inviare una mail ad un solo ind­i­rizzo che però vi col­lega a tutti gli ind­i­rizzi delle iscritte.

Se scriv­ete in una mail­ing list siete in una stanza piena di gente che dovrà imparare ad auto­ge­stirsi o dovrà essere mod­er­ata (esiste infatti la figura di mod­er­a­trice delle liste).

Ogni lista rispetta una pro­pria neti­quette, che in gen­erale si riferisce a quella che pare val­ida per tutto il web. Io ne ho con­tes­tato alcune parti sec­ondo me molto dis­crim­i­na­to­rie e total­mente vin­co­late all’elitarismo cor­po­ra­tivo che rap­p­re­senta molte comu­nità vir­tu­ali di spe­cial­isti infor­matici. La mia pro­posta provo­ca­to­ria era ed è quella di real­iz­zare una neti­quette fem­min­ista. Trovate un po’ di chi­ac­chiere su questo argo­mento a questo LINK.

Provi­amo comunque a immag­inare cosa non si dovrebbe fare in una mail­ing list:

- non bisogna rispon­dere all’indirizzo della lista immag­i­nando di par­lare con una sola per­sona. Tutte quelle che vi leg­gono rimar­ranno silen­ziose per dis­crezione ma sono tutte lì e ricevono le vostre mail ind­i­riz­zate male.
– Una lista è come una bella assem­blea vir­tuale. Se non si leg­gono le mail non si parte­cipa al per­corso di con­di­vi­sione delle infor­mazioni che ci sono nec­es­sarie ad avere rispetto di quello spazio comune. Rispetto alla lista Som­mosse: sono stati spediti vari richi­ami a rispettare delle regole e anche alcune mail in cui veniva pre­cisato che per la preno­tazione ai tavoli e/o ai pranzi e al caffe’ bisog­nava scri­vere ad un ind­i­rizzo diverso da quello della lista. Ora noi tutte sap­pi­amo quanto e come man­giate e pos­si­amo persino intuire quanto zuc­chero pren­dete nel caffè.
– Una assem­blea vir­tuale ha bisogno di un ordine di inter­venti e anche di auto­mod­er­azione. Se in una stanza si alza a par­lare sem­pre la stessa per­sona per dieci volte, aggiun­gendo det­tagli o comu­ni­cando anche pref­erenze rispetto al pasto prefer­ito si finisce per pre­vari­care il resto dell’assemblea. Se a spedire molte mail sono in tante si pro­duce un caos che è impos­si­bile da seguire anche per quelle armate di pazienza.
-  In una assem­blea vir­tuale – come in quella reale — chi inter­viene non recita a memo­ria tutti gli inter­venti prece­denti prima di arrivare al pro­prio. Sem­mai prende spunto da qualche bat­tuta che vorrà citare e poi con­tin­uerà con il pro­prio inter­vento. Con le mail bisogna fare esat­ta­mente la stessa cosa. Quando spedite la vos­tra opin­ione ricor­date sem­pre di can­cel­lare le parti delle mail prece­denti che non ser­vono alla com­pren­sione del vostro dis­corso. Questo si chiama “quotare”.
– In una assem­blea vir­tuale bisogna sforzare di com­pren­derci tutte, a par­tire dalle nos­tre rec­i­proche dif­ferenze di lin­guag­gio e di preparazione tec­nica. La volontà comune è quella di con­di­videre infor­mazioni nec­es­sarie. E’ cosa buona e giusta se chi ha dif­fi­coltà lo dice e agisce con autode­ter­mi­nazione per auto­ge­stirsi e sforzarsi di non delegare.

Fare blog [top]

Il man­uale costru­ito da Autistici/Inventati per fare un blog su Noblogs potete trovarlo a questo ind­i­rizzo: Man­uale per l’uso del blog

- Per aprire un blog su Noblogs bisogna innanz­i­tutto avere un account mail su uno dei server a cura delle comu­nità che si occu­pano di rispetto della pri­vacy e difesa delle lib­ertà dig­i­tali. Autistici/Inventati è una di queste (ma c’e’ anche ecn, indi­via, riseup, etc).

- Quando avrete rice­vuto l’account potete andare alla pag­ina: http://noblogs.org/summary.php dove potrete trovare la voce “Reg­is­trati” a par­tire dalla quale potete iniziare le oper­azioni di atti­vazione del vostro blog.

- La pag­ina admin del blog è molto facile da gestire e vi tro­verete imme­di­ata­mente uno spazio in cui inserire il file di testo. Scriv­ete, sal­vate e pub­bli­cate. Il vostro arti­colo apparirà nella home­page del vostro blog.

- Altri appro­fondi­menti saranno dif­fusi in un how to sem­pli­fi­cato con tempi spero non bib­lici. Intanto sap­pi­ate che esiste un forum di auto aiuto in cui potete trovare anche una sezione ded­i­cata ai blog.

Sul fare blog ho effet­ti­va­mente com­in­ci­ato a riflet­tere gra­zie al Fem­Camp (raduno di blog­ger e individu@ interessat@ al mondo delle tec­nolo­gie al fem­minile orga­niz­zato dalle donne dell’Asso­ci­azione Orlando che hanno svilup­pato il prog­etto Tech­nè­donne).

Delle regole imposte del fare blog io con­testo alcune cose pre­cise. Chi­unque vi dirà di puntare sulla bre­vità del testo per­ché sec­ondo l’audience reg­is­trata da altri famosi blog­ger pare che molti fac­ciano fat­ica a leg­gere oltre la prima scher­mata. Seguendo questi para­metri quindi l’indicazione, che io mi rifi­uto di seguire, è quella di andare sem­pre più verso una comunicazione/spot sim­ile agli assertivi proclami-annuncio dal bal­cone di mus­solini e pie­gati alla volontà di un “pub­blico” che ha fretta di leg­gere comu­ni­cazioni inter­es­santi, piene di verve, sagaci e anche piene di senso dell’umorismo ridotte in pil­lole, in aforismi essen­ziali e asciutti che non ten­gono conto della neces­sità di con­di­vi­sione della elab­o­razione e delle infor­mazioni che cias­cuno di noi può met­tere in comune.

L’altra regola che con­testo è quella che vor­rebbe una scrit­tura imper­son­ale o una clas­si­fi­cazione dei blog, val­u­tati sec­ondo una dif­ferenza tra quelli gestiti da uomini e quelli gestiti da donne, sulla base della capac­ità di tenere sep­a­rato il per­son­ale dal politico o il politico dal personale.

Molti pen­sano che i blog di donne sono diaris­tici e non inter­es­santi dal punto di vista pub­blico. Quelli degli uomini sem­br­ereb­bero invece gener­ici, uni­ver­sal­iz­zanti, man­canti del soggetto “io”. Usano cioè una comu­ni­cazione con pre­sun­zione di uni­ver­sal­ità delle pro­prie opin­ioni che rara­mente ven­gono def­i­nite in quanto tali. C’e’ poi in questo anche una pre­cisa con­statazione di quello che è viene con­sid­er­ato “politico” e “inter­es­sante” e quello che no. Par­lare di cuf­faro, per farvi un esem­pio, sarebbe politi­ca­mente inter­es­sante. Par­lare della prima pop­pata di vos­tra figlia invece no.

Elenco altri mec­ca­n­ismi che non preferisco del mondo dei blog:

- il con­cetto di indi­ciz­zazione in algo­ritmi che ti per­me­tte di stare tra i primi o gli ultimi posti della clas­si­fica dei blog: ovvero lo scam­bio dei link.

- Non mi piace la corsa alla clas­si­fica delle blogstar, la perdita di vista del motivo che ti ha spinto ad aprire un blog, l’adattamento alle pref­erenze del “pubblico”.

— l’uso di trac­cianti di vario tipo a scopo di sta­tis­tica (clus­trmaps o shiny­s­tat)

Inizio da quest’ultimo. Un trac­ciante a scopo di sta­tis­tica è quello che spesso viene usato per vedere quante per­sone vanno a guardare un blog. Tutto ciò è pos­si­bile per­chè il trac­ciante reg­is­tra gli ingressi dei vis­i­ta­tori e delle vis­i­ta­trici, ne iden­ti­fica l’ip e dunque l’identità e la prove­nienza. Ecco dunque, sem­mai ve ne fosse bisogno, un’altra “spia” che viola la nos­tra pri­vacy e che anal­izza e uti­lizza i nos­tri dati ancora una volta per venderli a qualche azienda che fa indagini di mercato.

Ogni volta che noi entri­amo a vedere un sito i trac­cianti sta­bilis­cono i nos­tri gusti, le nos­tre pref­erenze ed è in base a quelle che viene lan­ci­ato, pub­bli­ciz­zato un prodotto sul mer­cato. Pro­prio sulla base di quanti poten­ziali com­pra­tori potrà avere. E’ dunque questo un modo per essere nos­tro mal­grado forza lavoro senza nep­pure una ret­ribuzione. E’ questo un modo per legit­ti­mare le regole del “mer­cato” senza esserne effet­ti­va­mente nep­pure consapevoli.

Inoltre: In rete esistono alcuni aggre­ga­tori di blog che ne indi­ciz­zano il gradi­mento. Se un sito viene linkato molte volte allora sale in clas­si­fica. Sulla base di questo mec­ca­n­ismo la comu­ni­cazione di molti blog pare essere diven­tata pura­mente final­iz­zata al rag­giung­i­mento o al man­ten­i­mento delle prime posizioni in clas­si­fica. Pare indis­pens­abile trattare di una “attual­ità” imposta da altri, in spe­cial modo dai media uffi­ciali. Si perde così la carat­ter­is­tica fon­da­men­tale del blog: quella di poter essere una voce per­son­ale o col­let­tiva orig­i­nale, alter­na­tiva, differente.

La plu­ral­ità di con­tenuti si strozza in una cres­cente omologazione che impedisce che si real­izzi una vera con­troin­for­mazione o comunque che si real­izzi una intro­mis­sione effet­tiva nel basso panorama cul­tur­ale esistente per­chè esso sia suscettibile di un cambiamento.

Far conoscere il pen­siero fem­min­ista sig­nifica caso­mai rielab­o­rare i con­tenuti che ven­gono propinati nei media uffi­ciali e ripas­sarli sotto la lente della anal­isi crit­ica che ne svela con­trad­dizioni, inco­erenze, omis­sioni, pre­var­i­cazioni, bugie.

Far conoscere il pen­siero fem­min­ista sig­nifica rac­con­tarlo in tutte le sue forme. Per­chè se non siamo noi a rac­con­tarlo altri lo faranno per noi e cer­ta­mente diranno cose che ci somigliano molto poco.

Buona nar­razione dunque e — come sem­pre — vi invito a com­mentare per arric­chire, seg­nalare inesat­tezze, criti­care questo vade­me­cum della fem­min­ista teknologica.

Nota: il vade­me­cum è stato pre­sen­tato al Flat: fem­min­iste e les­biche ai tavoli, più pre­cisa­mente al tavolo su comu­ni­cazione, lin­guaggi e infor­mazione del 23/24 febbraio.

—»>La foto viene da Riot­Clit­Shave

fonte: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2008/03/22/abc-della-femminista-teknologica