Sollicciano: di carcere si continua a morire
domenica 08 gennaio 2012 alle 03:32 - scritto da: gilda
nella categoria: miscela

Di carcere si con­tinua a morire, per malat­tia, sui­cidio,  botte, vio­lenza e incu­ria: ho appena letto il  libro  di Luigi Man­coni e Valentina Calderone “Quando hanno aperto la cella. Ste­fano Cuc­chi e gli altri”” e ho quasi urlato dal dolore e dalla rabbia. E in questo libro si parla di casi che sono venuti fuori, gra­zie soprat­tutto a donne che hanno con­tin­u­ato fer­ma­mente e caparbia­mente a lottare per­chè la ver­ità sulla morte dei pro­pri cari venisse a galla. Ma quante altre volta la ver­ità non è venuta fuori? Quante morti non sono state spie­gate? Quanti sui­cidi in realtà nascon­dono altro? E comunque, anche se non diret­ta­mente, è sem­pre il carcere che uccide.

Dall’inizio del 2012, da una set­ti­mana, sono già tre le morti nelle carceri ital­iane, 6 i ten­tati sui­cidi.  L’ultimo sui­cidio ieri a Sol­lic­ciano, il carcere di Firenze. Un uomo di 31 anni, detenuto da due mesi, con un anno da scon­tare per un furto in appar­ta­mento. Non gli erano stati con­cessi gli arresti domi­cil­iari per­chè recidivo.

A propos­ito di questa ennes­ima morte in carcere pub­blico degli stralci da una let­tera spedita alla min­is­tra della gius­tizia da una volon­taria dell’Associazione Pan­ta­gruel di Firenze:

“Che fac­cia fare. E io, che fac­cia fac­cio? Che fac­cia si può fare o forse si deve fare quando si prova ad affrontare un argo­mento così grande e ter­ri­bile come la guerra?”

Sono giorni che ho in mente di scriverti, volevo farlo con la testa ma credo che oggi, dopo l’ennesimo sui­cidio nelle nos­tre carceri ital­iane, nel “mio” carcere fiorentino di Sol­lic­ciano, non rius­cirò ad usare la testa ma solo anima e pan­cia.
Si Paola, avevo deciso di leg­germi la tua biografia, di capire che eri e da dove arrivi.
Pren­dere in mano dati, numeri, sen­tenze, leggi ed usarli per farti pre­sente il punto di vista di una volon­taria che dall’agosto 2007, quasi ogni sabato, varca quel maledetto can­cello, supera i con­trolli ed i metal dedec­tor per pas­sare uno dei due giorni liberi della sua set­ti­mana lavo­ra­tiva in mezzo a quell’umanità che si trova costretta nel carcere di Sollicciano.

Ma oggi è suc­cessa una cosa che mi ha fatto abban­donare l’iniziale, razionale, idea ed eccomi qui con un dolore ed una rab­bia che mi spac­cano dentro.

Oggi per me doveva essere giorno di vacanza dalla galera ma di prima mat­tina un sms di un’amica-volontaria mi ha sveg­li­ata: “non ci fanno entrare al giudiziario, pare ci sia stato un ten­ta­tivo di sui­cidio“
Subito partono le tele­fonate per capire se e quanto la notizia fosse vera.
Di poco fa le notizie di “radio carcere” che, se cor­rette e con­fer­mate dalla strut­tura, par­lano di un ragazzo ital­iano, di 33 anni, che “viveva” nella prima sezione del giudiziario e che questa mat­tina avrebbe dovuto incon­trare i suoi famil­iari per un col­lo­quio.
La mia “radio carcere” è un agente di polizia pen­iten­ziaria.…..
.……Ed è stata pro­prio la tele­fonata con questo agente che mi ha spinta a scriverti subito, di getto.
E’ stato il tono della sua voce, il dolore che pas­sava attaverso il tele­fono, le sue rif­les­sioni che sono anche le mie, le nos­tre di volontari.…..

“Non ci sono soldi, questo è uno dei prob­lemi pri­mari. Pensa che manca la carta igenica ed a volte la porto in sezione, nelle celle, toglien­dola dal nos­tro bagno, tanto noi se dob­bi­amo andare in bagno pos­si­amo pren­dere quella che abbi­amo nelle nos­tre stanze. Stessa cosa con le lam­pa­dine, lo so che non dovrei farlo ma a volte stanno così tanto tempo senza una lam­pad­ina che non riesco a non procu­rar­gliela di nascosto.
La notte con­trol­liamo le celle dei detenuti che sono sotto osser­vazione, che pos­sono avere prob­lemi. Quando lo fac­ciamo non entri­amo in cella, guardiamo dal blindo ma le mat­erasse sono tal­mente vec­chie che spesso non rius­ci­amo a capire se sul letto c’è il detenuto oppure no, per­chè ci scom­pare den­tro. Per sicurezza non entri­amo nella cella di notte e allora cer­chi­amo di guardare nella finest­rina del bagno per capire se è lì ma a volte loro la tap­pano con fogli di gior­nale. Ma come fac­ciamo a lavo­rare così? Durante i cam­bio turno ci pas­si­amo le con­segne e le ci scam­bi­amo delle sen­sazioni ma è tutto così dif­fi­cile, siamo sotto organ­ico e questo è uno dei peri­odi peg­giori per­chè ci sono le feste e la tv li dev­asta con tutte quelle luci, la gioia, le famiglie riu­nite intorno al tavolo imba­dito. Invece loro sono qua con quel car­rello di ferro che dis­tribuisce cibo imman­gia­bile. Ma come si fa?”

Già, come si fa? Come si fa a vivere in sei in una cella da tre. Come si fa a fare la doc­cia solo quando c’è l’acqua e, quasi sem­pre, fredda anche d’inverno. Come si fa a non avere la dotazione che ti per­me­tte di lavarti, pulire la cella, andare in bagno per­chè non ci sono soldi per acquis­tarla? Come si fa ad ele­mosinare la carta igenica dal com­pagno di cella che, for­tu­nato lui, conosce un volon­tario che gli versa 5 euro sul conto? Come si fa ad usare, di nascosto, il suo spaz­zolino da denti per­chè non pos­si­amo per­me­t­terci di com­prarne uno nos­tro? Come si fa a stare 22 ore su 24 chiusi den­tro una stanza e mag­ari anche senza lam­pa­dine. Come si fa ad aspettare ore, a volte giorni, prima di poter pren­dere un anti­do­lori­fico men­tre la testa ti scop­pia. Come si fa ad aspettare set­ti­mane la visita del den­tista che non può curarti una carie ed allora decide che è meglio se ti estrae il dente. Come si fa ad essere sieropos­i­tivi, malati di cuore, dia­betici, con la necrosi delle anche ed essere chiusi in una cella e non in una stanza di ospedale o in una strut­tura più adeguata? Come si fa a non sen­tire la moglie, i figli, i gen­i­tori per mesi e mesi solo per­chè non abbi­amo i soldi per fare una tele­fonata o, peg­gio, abbi­amo i soldi ma non pos­si­amo chia­mare per­chè i famil­iari hanno solo il cel­lu­lare? Come si fa ad incon­trare il pro­prio edu­ca­tore solo dopo che sei defin­i­tivo ed entri nei ter­mini per i per­me­ssi ed allora, nonos­tante la man­canza di tempo per man­canza di organ­ico, gli edu­ca­tori sono costretti, dalla tua istanza di per­me­sso pre­mio, a farsi vivi? Come si fa, quando sei lon­tano dalla tua famiglia per­chè straniero, a sper­are che quella tua doman­d­ina riesca ad emerg­ere tra tutte le altre centi­naia e rimanga attac­cata alle mani di un volon­tario che trova il tempo per incon­trarti e capire quali sono le tue neces­sità? Come si fa a vivere (?) con la sper­anza di non essere sem­pre l’ultimo.
Come si fa a vivere da bestie essendo degli esseri umani?

Come si fa a stare in galera per­chè non abbi­amo il per­me­sso di sog­giorno, per­chè siamo tossi­codipen­denti, per­chè abbi­amo spac­ciato pochi grammi di schi­fo­s­is­sima droga men­tre il mondo fuori pul­lula di veri delin­queti (e per defor­mazione pro­fes­sion­ale penso imme­di­ata­mente alle decine di centi­naia di grandi e pic­coli eva­sori fis­cali che affos­sano il nos­tro sis­tema eco­nom­ico e sociale goden­dosi soldi rubati alle tasse — e quindi alla comu­nità — ad Ibiza piut­tosto che a Cortina)?
Come si fa a non mod­i­fi­care SUBITO delle leggi assurde come la bossi-fini la fini-giovannardi la cirielli? per­chè, Paola, non lo può fare il Gov­erno Monti?
E invece si sostiene che dare la pos­si­bil­ità di pas­sare gli ultimi 18 mesi alla deten­zione domi­cil­iare svuota le carceri quando le nos­tre carceri sono piene di stranieri che non hanno la pos­si­bil­ità di un allog­gio alter­na­tivo alla galera. Quando un’altra impor­tante fetta di detenuti è tossi­codipen­dente e, spesso, abban­do­nato da famiglie esasper­ate che non ne vogliono più sapere di loro e i SerT non hanno i soldi suf­fi­ci­enti per trovare strut­ture di recu­pero alter­na­tive alla deten­zione.
Come si fa ad uti­liz­zare mil­ioni di euro per com­pletare le carceri invece di uti­liz­zarli per creare stut­ture alter­na­tive alla carceri stesse?

.…..Per­chè il Gov­erno Monti non uti­lizza i soldi stanziati per la difesa per difend­erci vera­mente?
Per­chè tanti mil­iardi spesi per ammaz­zare bam­bini in Afgan­istan, piut­tosto che in altre parti del mondo, invece che per sal­vare vite qua, nel nos­tro paese?
Per­chè non uti­liz­zare quei soldi per Min­is­teri come quello della Salute, delle Politiche Sociali, dell’Ambiente, dei Trasporti, del Lavoro.
Uti­liz­zarli per inve­stire sul futuro, quel futuro che se ben gestito darebbe un ritorno di equità e sicurezza sociale che farebbe invidia a tutti i gov­erni precedenti.….…..

.……Ho iniziato questa mia valanga di parole con una frase dello spet­ta­colo di Lella Costa “Stanca di guerra”.
E’ una delle frasi che, purtroppo, molto spesso mi rim­balzano nella mente quando vivo situ­azioni nelle quali non so che fac­cia fare.
Ti voglio las­ciare con un altro monol­ogo, con la sper­anza che tu e molti dei tuoi col­leghi tro­vi­ate il tempo per real­iz­zarlo trascor­rendo alcuni dei vostri giorni den­tro le nos­tre carceri, in mezzo a quell’umanità che le popola cer­cando di soprav­vi­vere anche a sè stessa.… fic­can­doci i piedi sopra, appunto, per­chè anche la morte di quest’ultimo ragazzo recluso, in qualche modo non è accaduta, è stata provocata.

“… Però, visto che si può fare, non è così lon­tano… Una volta nella vita vai a fic­care i piedi là sopra… E poi ritor­naci… Prova a smen­tirmi, met­ticela tutta… Prova a fartene una ragione… Ma senza fer­marti alla diga, per­ché non si capisce niente alla diga. Vai avanti fino ai paesi. Poi girati indi­etro, fic­caci i piedi sopra… Se hai cor­ag­gio e voglia, parla con qual­cuno… E poi leggi, doc­u­men­tati.
Quella che hai sotto i piedi è la sec­onda più grande frana che sia caduta sul pianeta da quando è apparso l’uomo: la più grossa è caduta in India, nel Pamir, sul tetto del mondo. La sec­onda nel cuore dell’Europa.
E non è caduta.
E’ stata provocata. .”

Letizia