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	<title>Donnole in relazione</title>
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	<description>La questione del genere è per noi fondamentale, la più antica e primordiale negazione del diverso da sé, la divisione sulla quale tutte le altre si stratificano.Il patriarcato ha negato il pensiero e il corpo femminile. Il capitalismo quello di tutti, inglobandoci e costringendoci in abiti estranei e univoci, riducendo anche il nostro essere biologico a merce.</description>
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		<title>sgomberato progettoconciatori</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunanze]]></category>
		<category><![CDATA[i nostri sì e i nostri no]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri mattina è stato sgomberato il palazzo di Via dei Conciatori, situato nel centro storico di Firenze, nel quartiere di Santa Croce, occupato dal 1980, sede di movimenti ed associazioni, dalla casa dei diritti sociali al circolo anarchico.  Proprietà del comune, dal comune lasciato per anni a marcire, svenduto nel dicembre 2010 dalla giunta  Renzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/conciatori1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3086" title="conciatori" src="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/conciatori1.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Ieri mattina è stato sgomberato il palazzo di Via dei Conciatori, situato nel centro storico di Firenze, nel quartiere di Santa Croce, occupato dal 1980, sede di movimenti ed associazioni, dalla casa dei diritti sociali al circolo anarchico.  Proprietà del comune, dal comune lasciato per anni a marcire, svenduto nel dicembre 2010 dalla giunta  Renzi ad una immobiliare. Da più di una anno<a href="http://progettoconciatori.noblogs.org/"> Progetto Conciatori</a> ha compiuto un percorso per opporsi alla ennesima privatizzazione di un bene pubblico, per affermare la necessità di un uso sociale e pubblico del palazzo, per opporsi ad una idea di città schiava della merce e del profitto.</p>
<p>La risposta delle istituzioni sono stati ancora una volta lo sgombero e i manganelli.</p>
<p>Ora le porte, sempre aperte per tutt*, sono murate. Verranno riaperte solo per chi potrà pagare.</p>
<p>sabato 21 gennaio, ore 10, presidio in Piazza Annigoni</p>
<p>Qui sotto il <a href="http://progettoconciatori.noblogs.org/post/2012/01/20/868/">comunicato dopo lo sgombero</a>:</p>
<p><strong>Alle 6 di mattina del 19 gennaio, Renzi, Fantoni e  l’indifferenza silenziosa hanno regalato Conciatori alla speculazione  selvaggia.<br />
L’unico linguaggio con cui le istituzioni si sono sapute esprimere e’ quello militare della violenza.<br />
Polizia, Carabinieri, DIGOS, Polizia Municipale: un imponente  dispiegamento di forze si e’ trovato di fronte alla liberta’, la gioia e  la determinazione.<br />
Di chi i Conciatori li ha visti nascere, crescere e mutare.<br />
Perche’ Conciatori non e’ piu’ solo una strada. E’ uno spazio Pubblico,  Comune, Assembleare; un’idea possibile, una realta’ presente.<br />
Costruita attraverso anni di partecipazione, attività… nel quartiere di Santa Croce.<br />
In due settimane 1500 persone hanno firmato per sostenere i progetti dell’unico cantiere sociale autogestito del centro.<br />
Tutto questo e’ stato spazzato via senza un confronto, un dialogo.<br />
Via dei Conciatori diventa una strada privata, privata di tutto.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Conciatori potra’ anche cambiare strada, ma non indirizzo.</strong></p>
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		<title>firenze 13 febbraio piazza Dalmazia, un mese dopo ancora contro razzismo e fascismo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[MediaAzioni]]></category>
		<category><![CDATA[i nostri sì e i nostri no]]></category>
		<category><![CDATA[13 febbraio]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[piazza Dalmazia]]></category>

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		<description><![CDATA[Che non cali il silenzio.
Che non cada nel oblio la strage razzista che ci ha colpiti.
Perché nessuno e nessuna dimentichi che il fascismo del terzo millennio, come il razzismo nel terzo millennio possono uccidere.
Per ricordare Mor Diop e Modou Samb, uccisi per quello che erano, uomini neri del mondo impoverito;
per sostenere Moustapha Dieng, Sougou Mor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/firenze1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3072" title="firenze" src="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/firenze1-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Che non cali il silenzio.</p>
<p>Che non cada nel oblio la strage razzista che ci ha colpiti.</p>
<p>Perché nessuno e nessuna dimentichi che il fascismo del terzo millennio, come il razzismo nel terzo millennio possono uccidere.</p>
<p>Per ricordare Mor Diop e Modou Samb, uccisi per quello che erano, uomini neri del mondo impoverito;</p>
<p>per sostenere Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbengue Cheikh, feriti per quello che sono, uomini neri del mondo impoverito.</p>
<p>È successo, significa che poteva succedere e che potrebbe succedere ancora, qui, oggi.</p>
<p>Non ha sparato un alieno né un pazzo isolato.</p>
<p>Perché la sola indignazione non basta.</p>
<p>Per chiedere giustizia e verità.</p>
<p>Perché ognuna e ognuno faccia la sua parte per sconfiggere il razzismo e la xenofobia in ogni sua manifestazione.</p>
<p>Perché non cali il silenzio</p>
<p>Invitiamo tutte e tutti venerdì 13 alle 12:20 in piazza Dalmazia a Firenze.</p>
<p>Coordinamento dei senegalesi in Toscana</p>
<p>————————-</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sollicciano: di carcere si continua a morire</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscela]]></category>
		<category><![CDATA[di carcere si continua a morire]]></category>
		<category><![CDATA[Sollicciano]]></category>

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		<description><![CDATA[Di carcere si continua a morire, per malattia, suicidio,  botte, violenza e incuria: ho appena letto il  libro  di Luigi Manconi e Valentina Calderone “Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri”” e ho quasi urlato dal dolore e dalla rabbia. E in questo libro si parla di casi che sono venuti fuori, grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/carcere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3058" title="carcere" src="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/carcere-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>Di carcere si continua a morire, per malattia, suicidio,  botte, violenza e incuria: ho appena letto il  libro  di Luigi Manconi e Valentina Calderone<a href="http://www.anobii.com/books/Quando_hanno_aperto_la_cella_Stefano_Cucchi_e_gli_altri/9788842816768/01b1a6104d56d605e9/"> “Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri”</a>” e ho quasi urlato dal dolore e dalla rabbia. E in questo libro si parla di casi che sono venuti fuori, grazie soprattutto a donne che hanno continuato fermamente e caparbiamente a lottare perchè la verità sulla morte dei propri cari venisse a galla. Ma quante altre volta la verità non è venuta fuori? Quante morti non sono state spiegate? Quanti suicidi in realtà nascondono altro? E comunque, anche se non direttamente, è sempre il carcere che uccide.</p>
<p>Dall’inizio del 2012, da una settimana, sono già tre le morti nelle carceri italiane, 6 i tentati suicidi. <a href="http://247.libero.it/focus/20518262/0/suicidio-nel-carcere-di-sollicciano/"> L’ultimo suicidio ieri a Sollicciano</a>, il carcere di Firenze. Un uomo di 31 anni, detenuto da due mesi, con un anno da scontare per un furto in appartamento. Non gli erano stati concessi gli arresti domiciliari perchè recidivo.</p>
<p>A proposito di questa ennesima morte in carcere pubblico degli stralci da una lettera spedita alla ministra della giustizia da una volontaria dell’Associazione Pantagruel di Firenze:</p>
<p><em>“Che faccia fare. E io, che faccia faccio? Che faccia si può fare o forse si deve fare quando si prova ad affrontare un argomento così grande e terribile come la guerra?”</em></p>
<p>Sono giorni che ho in mente di scriverti, volevo farlo con la testa ma credo che oggi, dopo l’ennesimo suicidio nelle nostre carceri italiane, nel “mio” carcere fiorentino di Sollicciano, non riuscirò ad usare la testa ma solo anima e pancia.<br />
Si Paola, avevo deciso di leggermi la tua biografia, di capire che eri e da dove arrivi.<br />
Prendere in mano dati, numeri, sentenze, leggi ed usarli per farti presente il punto di vista di una volontaria che dall’agosto 2007, quasi ogni sabato, varca quel maledetto cancello, supera i controlli ed i metal dedector per passare uno dei due giorni liberi della sua settimana lavorativa in mezzo a quell’umanità che si trova costretta nel carcere di Sollicciano.</p>
<p>Ma oggi è successa una cosa che mi ha fatto abbandonare l’iniziale, razionale, idea ed eccomi qui con un dolore ed una rabbia che mi spaccano dentro.</p>
<p>Oggi per me doveva essere giorno di vacanza dalla galera ma di prima mattina un sms di un’amica-volontaria mi ha svegliata: “non ci fanno entrare al giudiziario, pare ci sia stato un tentativo di suicidio“<br />
Subito partono le telefonate per capire se e quanto la notizia fosse vera.<br />
Di poco fa le notizie di “radio carcere” che, se corrette e confermate dalla struttura, parlano di un ragazzo italiano, di 33 anni, che “viveva” nella prima sezione del giudiziario e che questa mattina avrebbe dovuto incontrare i suoi familiari per un colloquio.<br />
La mia “radio carcere” è un agente di polizia penitenziaria.…..<br />
.……Ed è stata proprio la telefonata con questo agente che mi ha spinta a scriverti subito, di getto.<br />
E’ stato il tono della sua voce, il dolore che passava attaverso il telefono, le sue riflessioni che sono anche le mie, le nostre di volontari.…..</p>
<p><em>“Non ci sono soldi, questo è uno dei problemi primari. Pensa che manca la carta igenica ed a volte la porto in sezione, nelle celle, togliendola dal nostro bagno, tanto noi se dobbiamo andare in bagno possiamo prendere quella che abbiamo nelle nostre stanze. Stessa cosa con le lampadine, lo so che non dovrei farlo ma a volte stanno così tanto tempo senza una lampadina che non riesco a non procurargliela di nascosto.<br />
La notte controlliamo le celle dei detenuti che sono sotto osservazione, che possono avere problemi. Quando lo facciamo non entriamo in cella, guardiamo dal blindo ma le materasse sono talmente vecchie che spesso non riusciamo a capire se sul letto c’è il detenuto oppure no, perchè ci scompare dentro. Per sicurezza non entriamo nella cella di notte e allora cerchiamo di guardare nella finestrina del bagno per capire se è lì ma a volte loro la tappano con fogli di giornale. Ma come facciamo a lavorare così? Durante i cambio turno ci passiamo le consegne e le ci scambiamo delle sensazioni ma è tutto così difficile, siamo sotto organico e questo è uno dei periodi peggiori perchè ci sono le feste e la tv li devasta con tutte quelle luci, la gioia, le famiglie riunite intorno al tavolo imbadito. Invece loro sono qua con quel carrello di ferro che distribuisce cibo immangiabile. Ma come si fa?”</em></p>
<p>Già, come si fa? Come si fa a vivere in sei in una cella da tre. Come si fa a fare la doccia solo quando c’è l’acqua e, quasi sempre, fredda anche d’inverno. Come si fa a non avere la dotazione che ti permette di lavarti, pulire la cella, andare in bagno perchè non ci sono soldi per acquistarla? Come si fa ad elemosinare la carta igenica dal compagno di cella che, fortunato lui, conosce un volontario che gli versa 5 euro sul conto? Come si fa ad usare, di nascosto, il suo spazzolino da denti perchè non possiamo permetterci di comprarne uno nostro? Come si fa a stare 22 ore su 24 chiusi dentro una stanza e magari anche senza lampadine. Come si fa ad aspettare ore, a volte giorni, prima di poter prendere un antidolorifico mentre la testa ti scoppia. Come si fa ad aspettare settimane la visita del dentista che non può curarti una carie ed allora decide che è meglio se ti estrae il dente. Come si fa ad essere sieropositivi, malati di cuore, diabetici, con la necrosi delle anche ed essere chiusi in una cella e non in una stanza di ospedale o in una struttura più adeguata? Come si fa a non sentire la moglie, i figli, i genitori per mesi e mesi solo perchè non abbiamo i soldi per fare una telefonata o, peggio, abbiamo i soldi ma non possiamo chiamare perchè i familiari hanno solo il cellulare? Come si fa ad incontrare il proprio educatore solo dopo che sei definitivo ed entri nei termini per i permessi ed allora, nonostante la mancanza di tempo per mancanza di organico, gli educatori sono costretti, dalla tua istanza di permesso premio, a farsi vivi? Come si fa, quando sei lontano dalla tua famiglia perchè straniero, a sperare che quella tua domandina riesca ad emergere tra tutte le altre centinaia e rimanga attaccata alle mani di un volontario che trova il tempo per incontrarti e capire quali sono le tue necessità? Come si fa a vivere (?) con la speranza di non essere sempre l’ultimo.<br />
Come si fa a vivere da bestie essendo degli esseri umani?</p>
<p>Come si fa a stare in galera perchè non abbiamo il permesso di soggiorno, perchè siamo tossicodipendenti, perchè abbiamo spacciato pochi grammi di schifosissima droga mentre il mondo fuori pullula di veri delinqueti (e per deformazione professionale penso immediatamente alle decine di centinaia di grandi e piccoli evasori fiscali che affossano il nostro sistema economico e sociale godendosi soldi rubati alle tasse — e quindi alla comunità — ad Ibiza piuttosto che a Cortina)?<br />
Come si fa a non modificare SUBITO delle leggi assurde come la bossi-fini la fini-giovannardi la cirielli? perchè, Paola, non lo può fare il Governo Monti?<br />
E invece si sostiene che dare la possibilità di passare gli ultimi 18 mesi alla detenzione domiciliare svuota le carceri quando le nostre carceri sono piene di stranieri che non hanno la possibilità di un alloggio alternativo alla galera. Quando un’altra importante fetta di detenuti è tossicodipendente e, spesso, abbandonato da famiglie esasperate che non ne vogliono più sapere di loro e i SerT non hanno i soldi sufficienti per trovare strutture di recupero alternative alla detenzione.<br />
Come si fa ad utilizzare milioni di euro per completare le carceri invece di utilizzarli per creare stutture alternative alla carceri stesse?</p>
<p>.…..Perchè il Governo Monti non utilizza i soldi stanziati per la difesa per difenderci veramente?<br />
Perchè tanti miliardi spesi per ammazzare bambini in Afganistan, piuttosto che in altre parti del mondo, invece che per salvare vite qua, nel nostro paese?<br />
Perchè non utilizzare quei soldi per Ministeri come quello della Salute, delle Politiche Sociali, dell’Ambiente, dei Trasporti, del Lavoro.<br />
Utilizzarli per investire sul futuro, quel futuro che se ben gestito darebbe un ritorno di equità e sicurezza sociale che farebbe invidia a tutti i governi precedenti.….…..</p>
<p>.……Ho iniziato questa mia valanga di parole con una frase dello spettacolo di Lella Costa “Stanca di guerra”.<br />
E’ una delle frasi che, purtroppo, molto spesso mi rimbalzano nella mente quando vivo situazioni nelle quali non so che faccia fare.<br />
Ti voglio lasciare con un altro monologo, con la speranza che tu e molti dei tuoi colleghi troviate il tempo per realizzarlo trascorrendo alcuni dei vostri giorni dentro le nostre carceri, in mezzo a quell’umanità che le popola cercando di sopravvivere anche a sè stessa.… ficcandoci i piedi sopra, appunto, perchè anche la morte di quest’ultimo ragazzo recluso, in qualche modo non è accaduta, è stata provocata.</p>
<p><em>“… Però, visto che si può fare, non è così lontano… Una volta nella vita vai a ficcare i piedi là sopra… E poi ritornaci… Prova a smentirmi, metticela tutta… Prova a fartene una ragione… Ma senza fermarti alla diga, perché non si capisce niente alla diga. Vai avanti fino ai paesi. Poi girati indietro, ficcaci i piedi sopra… Se hai coraggio e voglia, parla con qualcuno… E poi leggi, documentati.<br />
Quella che hai sotto i piedi è la seconda più grande frana che sia caduta sul pianeta da quando è apparso l’uomo: la più grossa è caduta in India, nel Pamir, sul tetto del mondo. La seconda nel cuore dell’Europa.<br />
E non è caduta.<br />
E’ stata provocata. .”</em></p>
<p>Letizia</p>
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		<title>la porta scoppia…22resiste</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 13:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunanze]]></category>
		<category><![CDATA[i nostri sì e i nostri no]]></category>
		<category><![CDATA[memorie e progetti]]></category>
		<category><![CDATA[la porta scoppia...22resiste]]></category>

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		<description><![CDATA[SOLIDARIETA’ allo spazio liberato 22 di Roma

LA PORTA SCOPPIA… 22RESISTE!
Nella settimana dal 24 dicembre al 3 gennaio 2012, 5 attacchi esplosivi hanno colpito la sede di femministe e lesbiche di via dei Volsci 22.
Attacchi che hanno danneggiato in maniera grave la porta e l’internodella sede.
Sono otto anni che questo genere di attacchi si ripetono durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SOLIDARIETA’ allo<a href="http://22resiste.noblogs.org/"> spazio liberato 22 di Roma</a></p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/22.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3053" title="22" src="http://donnola.u-lost.net/files/2012/01/22-1024x768.jpg" alt="" width="614" height="461" /></a></p>
<p>LA PORTA SCOPPIA… <a href="http://22resiste.noblogs.org/">22RESISTE</a>!</p>
<p>Nella settimana dal 24 dicembre al 3 gennaio 2012, 5 attacchi esplosivi hanno colpito la sede di femministe e lesbiche di via dei Volsci 22.</p>
<p>Attacchi che hanno danneggiato in maniera grave la porta e l’internodella sede.</p>
<p>Sono otto anni che questo genere di attacchi si ripetono durante le feste di fine anno, sempre più alla luce del sole e con modalità sempre più gravi.</p>
<p>Attacchi intimidatori di matrice patriarcale, lesbofobica e fascista, che colpiscono un luogo che ha raccolto negli anni le molteplici esperienze politiche di donne e lesbiche, che ha ospitato autorganizzazione e saperi. E’ da molto tempo ormai che alle “goliardate” si è sostituito un tentativo di espulsione dalla via, in una fase in cui la speculazione immobiliare e l’esproprio di luoghi collettivi mette in ulteriore difficoltà la nostra presenza sulla strada.</p>
<p>Ma le condizioni di difficoltà che attraversa questo territorio sono oramai note a tutte e tutti.</p>
<p>Di fronte a un contesto così difficile siamo riuscite come femministe e lesbiche, a dare vita nella città a esperienze che hanno avuto momenti alti di visibilità e sono state un momento forte di crescita collettiva. Prendiamo forza dai nostri percorsi e diamo valore a quello che abbiamo costruito!</p>
<p>Noi tutte sappiamo per nostra esperienza e per quella delle altre che sono molte le circostanze per le quali i movimenti e i percorsi collettivi attraversano momenti di forza e anche fasi di frammentazione e difficoltà, per questo è importante che i luoghi liberati da alcune restino liberati per le altre, in modo da accogliere sempre “il possibile” delle esperienze politiche di tutte le femministe e le lesbiche.</p>
<p>Invitiamo tutte a partecipare a una serata di autofinanziamento dei lavori necessari al 22 e di presenza collettiva nella sede e nella strada, per ribadire con i nostri corpi che alle intimidazioni e ai tentativi di espulsione rispondiamo con la resistenza e la lotta.</p>
<p>La porta scoppia… ci scappa la riffa!!</p>
<p>Venerdì 13 gennaio</p>
<p>DALLE 20 CENA ESPLOSIVA VEGETARIANA E VEGANA</p>
<p>DALLE 22 ESTRAZIONI DI SCOPPIETTANTI PREMI FEMMINISTI</p>
<p>IN  VIA DEI VOLSCI 22</p>
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		</item>
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		<title>Carla Capponi, un’antifascista</title>
		<link>http://donnola.u-lost.net/2011/12/22/carla-capponi-antifascista/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 17:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[voci diverse]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Capponi]]></category>
		<category><![CDATA[un'antifascista]]></category>

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		<description><![CDATA[Carla Capponi nacque a Roma da famiglia piccolo borghese e antifascista. Studentessa di giurisprudenza, dopo l’8 settembre non ha un attimo di esitazione e inizia a lavorare attivamente per la Resistenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
		<span class="indice">
	<a href="http://donnola.u-lost.net?page_id=621" title="torna all'indice del libro" class="">
	&nbsp;vai all'indice &nbsp; 
	</a>
	</span>
	<p>CARLA CAPPONI, 1918–2000                                             </p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/carlacapponi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3040" title="carlacapponi" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/carlacapponi.jpg" alt="" width="227" height="223" /></a>Carla Capponi nacque a Roma da famiglia piccolo borghese e antifascista. Studentessa  di  giurisprudenza,  dopo l’8 settembre non ha un attimo di esitazione e inizia a lavorare attivamente per la Resistenza. Durante la difesa di Roma si prodiga ad aiutare i combattenti, riuscendo a salvare un carrista a Porta San Paolo. Poi, il lavoro con le organizzazioni femminili della Resistenza e l’ufficio informazioni del Partito comunista.</p>
<p>Presto decide  di  entrare in clandestinità. Insieme a Marisa Musu, Lucia Ottobrini e Maria Teresa Regard, è una delle quattro ragazze dei Gap romani, i Gruppi di azione patriottica. Il suo ruolo non è subalterno, diviene vicecomandante di una formazione, partecipa in prima persona, armi in pugno, a numerose azioni contro fascisti e tedeschi.</p>
<p>Ha partecipato anche all’attacco di Via Rasella del 23 marzo 1944 contro un contingente militare tedesco, azione che costituì il pretesto per la terribile strage delle Fosse  Ardeatine. Individuata dalla polizia nazista, abbandonò Roma diventando vicecomandante di una unità partigiana operante tra Valmonte, Zagarolo e Palestrina.</p>
<p>Dopo la Liberazione è stata parlamentare del PCI .</p>
<p>Pochi mesi prima della sua morte ha pubblicato un bel libro di memorie: <a href="http://www.anobii.com/books/Con_cuore_di_donna/9788851520731/012baf16b86a43e94c/">Con cuore di donna</a>. Ci racconta di aver voluto consegnarci la sua storia per non lasciare la memoria “all’arbitrio del nemico di allora”</p>
<p>Così Carla racconta dell’attentato di Via Rasella nel suo libro:</p>
<p><em>“Sfilavano baldanzosi, ed erano gli stessi militi che avevano sparato contro le donne in sommossa per l’assassinio di Teresa, che si erano macchiati del delitto di un’altra donna sui gradini della chiesa a Piazza dei Quiriti. Erano gli allievi degli assassini di Don Minzoni, di Gobetti, dei fratelli Rosselli e di migliaia di contadini, di sindacalisti e operai e di donne. Lì, su quella via, loro, che erano più di un centinaio e armati, furono attaccati da quattro ragazzi e una ragazza, che li affrontarono e li fecero fuggire.….…</em></p>
<p><em>.….…Avevo bisogno di ritrovare tutte le ragioni che mi portavano a compiere quell’attacco. Ripensai ai bombardamenti di san Lorenzo, a quella guerra ingiusta e terribile, alle voci dei bambini del brefotrofio imprigionati dal crollo, allo strazio delle distruzioni che si vedevano ovunque e di cui avevamo notizia ogni giorno, ai nostri compagni fucilati, torturati in Via Tasso, a tutti i deportati, agli ebrei nei lager, a tutti i paesi oltralpe sconvolti dalla devastazione. A quanti tra i miei amici erano già morti: sul fronte russo, in Grecia, in Iugoslavia…malgrado questi pensieri il mio animo era distante e nel pensare a quei soldati non riuscivo a provare odio. I miei sentimenti erano come raggelati, sospesi, come se non potessi trovare tutta intera la ragione della mia scelta…ma a poco a poco mi convinci che non preparavo un agguato a innocenti…recuperai la visione esatta della realtà che stavo vivendo: per tutti coloro che avevano sofferto ed erano morti ingiustamente perseguitati, per loro dovevo battermi. Consideravo che in quello scontro, malgrado la potenza micidiale della bomba, ci misuravamo in modo impari: loro, centocinquantasei uomini superarmati„ contro undici ragazzi con una pistola in tasca e quattro bombe a mano artigianali, delle cui esplosioni ignoravano l’esito. Non solo, ma noi operavamo al di fuori di ogni legge, di ogni diritto, anche quello della pietà. Eravamo “Banditen” e non patrioti…eravamo giovani che nessuna legge difendeva e che chiunque avrebbe potuto ammazzare o consegnare al nemico per riscuotere la taglia.”</em></p>
<p><em><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/P10201611.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3030" title="P1020161" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/P10201611-1024x768.jpg" alt="" width="524" height="393" /></a><br />
</em></p>
<p>ps) Ho voluto ricordare questa donna oggi perchè per me l’antifascismo resta un punto fermo, un confine invalicabile, una pregiudiziale. Anche se di questi tempi per questo ti danno di “bandita”</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		</item>
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		<title>Solidarietà alle sorelle di Femminismo a Sud</title>
		<link>http://donnola.u-lost.net/2011/12/22/solidarieta-alle-sorelle-di-femminismo-a-sud/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 11:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dnnl</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscela]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà alle sorelle di Femminismo a Sud]]></category>

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		<description><![CDATA[FaS  sotto attacco mediatico , ci sono persone che preferirebbero far fuori un blog antifascista, antisessista, antirazzista e antispecista. Noi lo ringraziamo di ( r)esistere, come sempre…
Ringraziate Femminismo a Sud,
ringraziate il movimento femminista se potete essere considerate cittadine invece che merce! se potete:
VOTARE
SCEGLIERE COSA INDOSSARE
DIVORZIARE
SEPARARVI
SCEGLIERE LA PERSONA DA AMARE
SBAGLIARE
RICOMINCIARE
LAVORARE
FARE CARRIERA
ASPIRARE ALLA REALIZZAZIONE DEI PROPRI SOGNI
AVERE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/nofacciaculo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3022" title="nofacciaculo" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/nofacciaculo.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a><a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/12/21/femminismo-a-sud-da-abbattere/">FaS  sotto attacco mediatico </a>, ci sono persone che preferirebbero far fuori un blog antifascista, antisessista, antirazzista e antispecista. Noi lo ringraziamo di ( r)e<strong>sister</strong>e, come sempre…</p>
<p>Ringraziate Femminismo a Sud,<br />
ringraziate il movimento femminista se potete essere considerate cittadine invece che merce! se potete:</p>
<p>VOTARE</p>
<p>SCEGLIERE COSA INDOSSARE</p>
<p>DIVORZIARE</p>
<p>SEPARARVI</p>
<p>SCEGLIERE LA PERSONA DA AMARE</p>
<p>SBAGLIARE</p>
<p>RICOMINCIARE</p>
<p>LAVORARE</p>
<p>FARE CARRIERA</p>
<p>ASPIRARE ALLA REALIZZAZIONE DEI PROPRI SOGNI</p>
<p>AVERE DEI FIGLI DI QUALUNQUE SESSO</p>
<p>USCIRE DA SOLE CON LE AMICHE</p>
<p>AVERE UN AMANTE SENZA ESSERE PER QUESTO UCCISE E/O LINCIATE VERBALMENTE E/O FISICAMENTE</p>
<p>SCEGLIERE</p>
<p>DECIDERE</p>
<p>PENSARE CON LA VOSTRA TESTA</p>
<p>ESSERE CASALINGA PUR SEMPRE RESTANDO VOI STESSE E MANTENENDO LE VOSTRE AMICIZIE, LA VOSTRA VITA</p>
<p>ESPRIMERE LA PROPRIA OPINIONE</p>
<p>DIRE NO QUANDO VOLETE DAVVERO DIRE NO</p>
<p>DIRE SI QUANDO VOLETE DAVVERO DIRE SI</p>
<p>VIAGGIARE ANCHE DA SOLE O CON LE AMICHE</p>
<p>STUDIARE</p>
<p>LAUREARVI</p>
<p>LEGGERE</p>
<p>SCRIVERE SENZA DOVER OMETTERE IL FATTO CHE SIETE DONNE</p>
<p>CORRERE LIBERAMENTE IN TUTA QUANDO VOLETE</p>
<p>DENUNCIARE MOLESTIE SESSUALI</p>
<p>DENUNCIARE STUPRI, ABUSI</p>
<p>INDIGNARVI QUANDO QUALCUNO OSA OFFENDERVI</p>
<p>GUARDARE PROGRAMMI COME SEX AND THE CITY</p>
<p>UTILIZZARE IL PC SENZA NESSUNO CHE VI CONTROLLI</p>
<p>UTILIZZARE LA TECNOLOGIA</p>
<p>DIVENTARE CIO’ CHE VOLETE</p>
<p>ASPIRARE A POSTI RISERVATI PRIMA SOLO AGLI UOMINI COME: ASTRONAUTA, MEDICO, DIRETTORE, MANAGER, OPERAIO, IDRAULICO, POMPIERE, GUIDATORE DI CAMION E TIR, MECCANICO, TATUATORE, DOCENTE UNIVERSITARIO, INSEGNANTE DI GINNASTICA, GINNASTA, ATLETA, CALCIATORE, SPORTIVO, STILISTA, CHEF ECC.</p>
<p>POTER PARLARE CON UN ESTRANEO SENZA ESSERE ACCUSATE DI ESSERE MERETRICI O DI FACILI COSTUMI</p>
<p>BERE</p>
<p>FUMARE</p>
<p>BERE E/O FUMARE IN PUBBLICO</p>
<p>ANDARE A CAVALLO INDOSSANDO PANTALONI</p>
<p>INDOSSARE PANTALONI, JEANS E ABITI COMODI</p>
<p>USCIRE SENZA UN FILO DI TRUCCO</p>
<p>APRIRE UN’ATTIVITA’ COMMERCIALE DA SOLE O CON SOCI DI SESSO FEMMINILE</p>
<p>VI SEMBRA POCO?</p>
<p>VI SEMBRA CHE SIANO FROTTOLE?</p>
<p>STUDIATE!</p>
<p>DIFFONDENTE E DIFFIDATE DI CHI VI MOSTRA SOLO UN LATO DELLA MEDAGLIE, CHI VI OFFENDE E VI UMILIA OFFENDENDO E UMILIANDO ALTRE DONNE E SPINGENDOVI A CREDERE CHE IL FEMMINISMO SIA CATTIVO.</p>
<p>CHI GIUDICA MALE IL FEMMINISMO E’ IN MALAFEDE!</p>
<p>LEGGETE, INFORMATEVI, STUDIATE!</p>
<p>E’ UN VOSTRO DIRITTO! E ’ UN VOSTRO DOVERE!</p>
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		<title>da Torino a Firenze. Fuori i fascisti dalle città.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 07:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[MediaAzioni]]></category>
		<category><![CDATA[i nostri sì e i nostri no]]></category>
		<category><![CDATA[miscela]]></category>
		<category><![CDATA[da Torino a Firenze. Fuori i fascisti dalle città]]></category>

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		<description><![CDATA[Modou Samb, 40 anni, ucciso; Mor Diop, 54 anni, ucciso; Mustafa Dieng, 34 anni, in ospedale; Mor Soughou, 32 anni, in ospedale; Cheikh Mbengue, 42 anni, in ospedale.
Questi i nomi degli uomini colpiti ieri da un fascista assassino a Firenze. E la prima cosa che ho voluto fare è nominarli. Perchè  li si ricordi con il loro nome, perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/ladifesadellarazza19dic1939.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3010" title="ladifesadellarazza19dic1939" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/ladifesadellarazza19dic1939-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Modou Samb</strong>, 40 anni, ucciso; <strong>Mor Diop</strong>, 54 anni, ucciso; <strong>Mustafa Dieng</strong>, 34 anni, in ospedale; <strong>Mor Soughou</strong>, 32 anni, in ospedale; <strong>Cheikh Mbengue</strong>, 42 anni, in ospedale.</p>
<p>Questi i nomi degli uomini colpiti ieri da un fascista assassino a Firenze. E la prima cosa che ho voluto fare è nominarli. Perchè  li si ricordi con il loro nome, perchè non si dica “dei senegalesi”. La prima cosa è il grande dolore per delle persone ammazzate barbaramente.  La rabbia perchè ad ucciderli è stato odio razziale, perchè in questo paese i fascisti se ne possono andare in giro a spargere i loro vaneggiamenti di morte,  la loro ossessione identitaria. Perchè non è mai stato spazzato via, il fascismo, sdoganato come una visione del mondo tra tante (un’amica mi racconta che stamani a Controradio veniva intervistato un fascista, e ieri sera alla televisione <a href="http://www.iljournal.it/2011/su-firenze-lannunziata-intervista-iannone-di-casapound/287692">Maria Annunziata ha avuto come ospite un aderente a Casa Pound</a>, che ci racconta che loro non c’entrano nulla, che anzi sono un’associazione di volontariato).</p>
<p>Modou Samb e Mor Sab sono stati uccisi da un fascista, non da un pazzo. Da un fascista vicino a Casa Pound. E lui, l’assassino, non lo nomino, perchè mi fa troppo schifo.</p>
<p>Il nostro sindaco Matteo Renzi ci dice che tra Torino e Firenze non ci sono analogie. Che si tratta del “gesto di un folle, lucido e razzista, lontanissimo dalla vita della città”. Parla  di un “gesto isolato”.</p>
<p>Io credo che invece Torino e Firenze siano molto vicine. Lo stesso razzismo, la stessa ideologia, lo stesso odio per il diverso. A Torino <a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/stupro.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-2999" title="stupro" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/stupro-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a>giustificato con la difesa dell’onore delle “nostre donne”. Cosa ancor più schifosa e, anche questa, parecchio fascista.</p>
<p>E credo che l’assassino di Firenze non sia affatto isolato, che ci sia da anni una campagna che fomenta la paura e l’odio, a cui partecipano partiti politici in cerca di voti (prima tra tutti la Lega, ma non solo e non solo a destra), giornali che gridano all’allarme sicurezza, benpensanti che combattono il “degrado”, eccetera eccetera.  Basta leggersi <a href="http://www.055news.it/notizia.asp?idn=56641">la dichiarazione rilasciata dal pidiellino Donzelli</a>, consigliere regionale e promotore  di Azione Giovani e di Casaggì, dopo il fatto, che sproloquia di regolamento di conti e livelli di sicurezza in città.  E poi non ci dimentichiamo che in questo paese sono in vigore delle vere e proprie leggi razziali, che in questo accogliente paese ci sono dei centri appositi per gli immigrati, delle galere in cui gli stranieri senza documenti possono essere rinchiusi senza aver commesso alcun reato. Quello che voglio dire è che i “mostri” non nascono da soli. C’è sempre un retroterra. C’è sempre qualcuno in doppiopetto che gli fa da sponda.  E credo che fascismo e nazismo serpeggino paurosamente per l’Europa.</p>
<p>Io credo che il razzismo non sia affatto lontano da questa città in cui vivo da quando sono nata. Basta salire su un autobus, sentire i discorsi nei bar, per toccare il razzismo diffuso con mano. Di qualsiasi cosa ti metti a parlare, del tempo, del governo, del lavoro, dei tuoi figli a scuola, non so perchè,ti ritrovi sempre a sentirti dire che poi in fondo la colpa è degli immigrati. Perchè “io non sono mica razzista, ma però.…”. Perchè gli italiani sempre si assolvono da ogni bruttura, e si affidano ai “mostri” per lavarsi la coscienza e sentirsi tanto buoni e accoglienti. Questa è la città accogliente dell’assessore sceriffo Cioni, per il quale il degrado erano i migranti che lavavano i vetri delle macchine agli incroci e i panni stesi alle finestre, mica gli scempi edilizi o la città sventrata dal sottoattraversamento Tav o la gente senza casa o gli scandali di cui lui stesso è stato parte.</p>
<p>Dice sempre il sindaco che siamo tanto accoglienti e che la comunità senegalese è ben integrata. Io tutti i giorni vedo vigili che rincorrono giovani ragazzi africani, il cui grave delitto è vendere ai turisti due manifesti con il cupolone  sui loro tappeti stesi sui marciapiedi. Anche questo è degrado, che poi disturbano i ricchi bottegai fiorentini, le vetrine luccicanti del centro, con le loro merci trasudanti il sangue di altri “stranieri” pagati due lire nei loro paesi per produrre gli oggetti delle grandi marche, con prezzi equivalenti al mio stipendio mensile. E poi cosa vuol dire che è una comunità integrata? non lo fosse stata che differenza ci sarebbe?</p>
<p>E a Firenze i fascisti <a href="http://donnola.u-lost.net/2011/08/06/11-agosto-liberazione-di-firenze-casaggi-e-il-cardinale/">hanno già alzato la testa in altre occasioni </a>e si sono  già visti<a href="http://donnola.u-lost.net/2010/03/26/firenze-razzista/"> episodi preoccupanti di intolleranza razzista</a>.</p>
<p>Ma il prefetto Padoin poi ci fa sapere  che la cosa pericolosa sono i centri sociali , dato che è già capitato che “abbiano cercato di strumentalizzare parti deboli della popolazione”, e che tra questi il più cattivo è il CPA, che ” nei prossimi giorni sarà tenuto d’occhio molto da vicino.</p>
<p>Mica tengono d’occhio i fascisti, ci mancherebbe. E’ chiaro, i veri terroristi mica sono quelli che seminano il terrore con il fuoco ai campi rom ( che se si terrorizzano i rom chi se ne frega, non son mica una comunità integrata loro…), ma quelli che il razzismo e il fascismo lo combattono tutti i giorni, sono quelli che occupano le case per dare un tetto a chi non ce l’ha, sono quelli che in Val di Susa e altrove cercano di salvare pezzi di questa terra dalla devastazione del profitto.</p>
<p>Dice il sindaco che nel corteo di protesta dei senegalesi si sono “infiltrati” i centri sociali. Come se questo fosse un fatto che riguarda una comunità etnica, e non tutt@ noi. Come se dovessero protestare solo i senegalesi perchè gli uccisi sono due “di loro”, come se il razzismo fosse solo una questione che riguarda gli “stranieri”.</p>
<p>Il presidente della regione Rossi parla di presenza di “culture a forti contenuti xenofobi e razzisti”, ma non fa i nomi. Invece di fare vaghi discorsi secondo me avrebbe fatto meglio a non rendersi disponibile<a href="http://donnola.u-lost.net/2010/05/28/no-al-cie-umano-della-toscana/"> per l’apertura di un CIE anche in Toscana</a>, come ha fatto in campagna elettorale, perchè appoggiare leggi razziali significa rinforzarle quelle culture, non combatterle.</p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/antifasc.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3001" title="antifasc" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/antifasc-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Elizabeth Gurley Flynn</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 20:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[voci diverse]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Gurley Flynn]]></category>

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		<description><![CDATA[
ELIZABETH GURLEY FLYNN 1890–1964         
Elizabeth Gurley Flynn, figlia di immigrati irlandesi, nasce a Concord, New Hampshire il 7 agosto 1890. La famiglia si trasferisce nel South Bronx nel 1900 e Elizabeth frequenta la scuola pubblica locale. Di famiglia socialista , a soli 16 anni tiene il suo primo discorso su quello che il socialismo deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
		<span class="indice">
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	<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/Elizabeth_Gurley_Flynn2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2977" title="Elizabeth_Gurley_Flynn" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/Elizabeth_Gurley_Flynn2-171x300.jpg" alt="" width="171" height="300" /></a></p>
<p>ELIZABETH GURLEY FLYNN 1890–1964         </p>
<p>Elizabeth Gurley Flynn, figlia di immigrati irlandesi, nasce a Concord, New Hampshire il 7 agosto 1890. La famiglia si trasferisce nel South Bronx nel 1900 e Elizabeth frequenta la scuola pubblica locale. Di famiglia socialista , a soli 16 anni tiene il suo primo discorso su quello che il socialismo deve fare per le donne . Come risultato delle sue attività politiche, viene espulsa dalla scuola superiore.</p>
<p>Nel 1905 i rappresentanti di 43 gruppi che si opponevano alle politiche della Federazione Americana del Lavoro, danno vita all’organizzazione degli Industrial Workers of the World (IWW) ed Elizabeth vi partecipa a tempo pieno dal 1907.</p>
<p><em>L’IWW si propone di raccogliere in un solo sindacato (One Big Union) tutti i lavoratori come forza autonoma, svincolata dai partiti politici.</em></p>
<p><em>Alla tattica riformista delle trattative l’IWW contrappone la lotta e la partecipazione di massa.</em></p>
<p><em>Nel preambolo originale dell’IWW si legge: “1a classe lavoratrice e quella capitalista non hanno nulla in comune. Non vi può essere pace mentre la fame e la povertà regnano fra i milioni di lavoratori e i pochi, che compongono la classe padronale, hanno tutte le ricchezze della vita. Tra queste due classi la lotta deve proseguire fino a quando i lavoratori del mondo si organizzeranno come classe, prenderanno possesso della terra e dei mezzi di produzione, e aboliranno il sistema dei salari. Inoltre, i sindacati collaborano coi padroni a ingannare i lavoratori facendo credere loro che la classe operaia ha inte</em><em>ressi in comune con i padroni”.</em></p>
<p>Viene arrestata numerose volte come agitatrice durante le più importanti lotte del lavoro del periodo, compreso lo sciopero del mulino Messa Lowell e lo sciopero dei lavoratori della seta. Si reca a Lawrence durante il grande sciopero tessile del 1912.</p>
<p><em>Il 12 gennaio 1912, contro una riduzione dei salari, scendono in sciopero i lavoratori delle quattro fabbriche tessili di Lawrence, Massachusetts. Forte e inventiva la partecipazione femminile. Le donne, che l’IWW difende e organizza, prendono parte ai picchetti davanti alle fabbriche per impedire l’ingresso ai crumiri, e parlano nelle assemblee. Insieme ai bambini, la mano d’opera femminile è circa la metà della forza-lavoro delle fabbriche tessili di Lawrence. Alla lotta partecipano anche le mogli degli operai. Per meglio resistere alla pressione e ai ricatti padronali, i miitanti dell’IWW organizzano l’assistenza dei bambini e il loro trasferimento presso i simpatizzanti delle altre città. Il freddo e la fame dell’inverno rendono necessaria l’evacuazione dei bambini delle famiglie operaie, ma la polizia si scatena brutalmente sulle madri che accompagnano i bambini alla stazione: le donne sono picchiate bestialmente e rinchiuse in prigione con l’accusa di negligenza e scarsa sorveglianza dei figli. E’ nello sciopero di Lawrence che trova espressione la famosa richiesta di una diversa qualità della vita, al di là delle necessarie rivendicazioni economiche. Un gruppo di giovani operaie di picchetto ai cancelli di una fabbrica issa per la prima volta uno striscione con la frase che entrerà nel patrimonio ideale del movimento operaio americano: ” We want bread and roses too ” (Vogliamo il pane ma anche le rose).</em></p>
<p>Fondatrice della American Civil Liberties Union, Elizabeth Flynn è stata attiva nella campagna contro la condanna di Sacco e Vanzetti. Ha<a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/elizabeth-gurley-flynn1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2976" title="elizabeth gurley flynn" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/12/elizabeth-gurley-flynn1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a> lottato per i diritti delle donne, sostenendo il controllo delle nascite e il suffragio universale.</p>
<p>Nel 1936 Elizabeth aderisce al Partito comunista e scrive una colonna bi-settimanale per i diritti delle donne per il Daily Worker, presiede inoltre la commissione delle donne.</p>
<p>Viene arrestata nel 1951 con l’accusa di aver sostenuto il rovesciamento del governo degli Stati Uniti con la forza e la violenza. Passa due anni nel penitenziario femminile di Alderson, West Virginia e successivamente pubblica un libro sul periodo passato in carcere .</p>
<p>Nel 1961 divenne presidente nazionale del Partito Comunista. Muore improvvisamente durante una visita in Unione Sovietica nel 1964. E’ sepolta a Chicago, vicino alle tombe di Eugene Debs, Bill Haywood e dei martiri di Haymarket.</p>
<p>Il cantautore Joe Hill compose in suo onore la ballata “La ragazza ribelle”:</p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/2011/12/05/elizabeth-gurley-flynn-1890-1964/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p>
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		<title>Appello per Adama: una storia, molte violenze</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gilda</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunanze]]></category>
		<category><![CDATA[i nostri sì e i nostri no]]></category>
		<category><![CDATA[miscela]]></category>
		<category><![CDATA[appello per Adama]]></category>
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		<category><![CDATA[una storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Adama è libera!
Stasera dal Cie di via Mattei   è uscita una migrante che per tre mesi è stata imprigionata senza  alcuna colpa, come d’altra parte del tutto immotivata continua a essere  la detenzione di tutti gli altri migranti in tutti gli altri Cie  d’Italia e d’Europa. Stasera però noi possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adama è libera!</p>
<p>Stasera dal Cie di via Mattei   è uscita una migrante che per tre mesi è stata imprigionata senza  alcuna colpa, come d’altra parte del tutto immotivata continua a essere  la detenzione di tutti gli altri migranti in tutti gli altri Cie  d’Italia e d’Europa. Stasera però noi possiamo dire: Adama è libera!  Abbiamo potuto riabbracciare e accompagnare in un luogo sicuro una donna  colpita prima dalla violenza di un uomo e poi da quella delle   istituzioni.  Adama è libera! Il suo coraggio e la protesta collettiva  di migliaia di donne e di uomini, e ancora la presa di posizione di  decine di associazioni, hanno reso possibile ciò che fino a pochi giorni  fa sembrava impossibile. Adama è libera! La brezza fresca e impetuosa  della nostra rivolta ha aperto per una volta la porta di quel luogo  inutile e brutale che è il Cie. Ci sarà tempo nei prossimi giorni per  altre considerazioni. Ora, ciò che importa, è che Adama è libera e può  prendere in mano la sua libertà. Migranda<a href="http://www.migranda.org/" target="_blank"> www.migranda.org</a></p>
<p>leggi anche: <a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2011/11/30/per-adama-oltre-adama/" target="_blank"><strong>Per Adama, oltre Adama</strong></a> da <a title="noinonsiamocomplici" rel="home" href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/">noinonsiamocomplici</a></p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/11/adama.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2955" title="adama" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/11/adama.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Pubblichiamo questo appello in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Per adesioni scrivete amigranda2011@gmail.com</p>
<p>Adama è una donna e una migrante. Mentre scriviamo, Adama è rinchiusa nel CIE di Bologna. È rinchiusa in via Mattei dal 26 agosto, quando ha chiamato i carabinieri di Forlì dopo essere stata derubata, picchiata, stuprata e ferita alla gola con un coltello dal suo ex-compagno. Le istituzioni hanno risposto alla sua richiesta di aiuto con la detenzione amministrativa riservata ai migranti che non hanno un regolare permesso di soggiorno. La sua storia non ha avuto alcuna importanza per loro. La sua storia – che racconta di una doppia violenza subita come donna e come migrante – ha molta importanza per noi.</p>
<p>Secondo la legge Bossi-Fini Adama è arrivata in Italia illegalmente. Per noi è arrivata in Italia coraggiosamente, per dare ai propri figli rimasti in Senegal una vita più dignitosa. Ha trovato lavoro e una casa tramite lo stesso uomo che prima l’ha aiutata e protetta, diventando il suo compagno, e si è poi trasformato in un aguzzino. Un uomo abile a usare la legge Bossi-Fini come ricatto. Per quattro anni, quest’uomo ha minacciato Adama di denunciarla e farla espellere dal paese se lei non avesse accettato ogni suo arbitrio. Per quattro anni l’ha derubata di parte del suo salario, usando la clandestinità di Adama come arma in suo potere.</p>
<p>Quando Adama ha dovuto rivolgersi alle forze dell’ordine, l’unica risposta è stata la detenzione nel buco nero di un centro di identificazione e di espulsione nel quale potrebbe restare ancora per mesi. L’avvocato di Adama ha presentato il 16 settembre una richiesta di entrare nel CIE accompagnato da medici e da un interprete, affinché le sue condizioni di salute fossero accertate e la sua denuncia per la violenza subita fosse raccolta. La Prefettura di Bologna ha autorizzato l’ingresso dei medici e dell’interprete il 25 ottobre. È trascorso più di un mese prima che Adama potesse finalmente denunciare il suo aggressore, e non sappiamo quanto tempo occorrerà perché possa riottenere la libertà.</p>
<p>Sappiamo però che ogni giorno è un giorno di troppo. Sappiamo che la violenza che Adama ha subito, come donna e come migrante, riguarda tutte le donne e non è perciò possibile lasciar trascorrere un momento di più. Il CIE è solo l’espressione più feroce e violenta di una legge, la Bossi-Fini, che impone il silenzio e che trasforma donne coraggiose in vittime impotenti.</p>
<p>Noi donne non possiamo tacere mentre Adama sta portando avanti questa battaglia. Per questo facciamo appello a tutti i collettivi, le associazioni, le istituzioni, affinché chiedano la sua immediata liberazione dal CIE e la concessione di un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita.</p>
<p>Migranda</p>
<p>Associazione Trama di Terre</p>
<p>Per adesioni: migranda2011@gmail.com</p>
<p>Per informazioni e aggiornamenti:<a href="http://migranda.org/"> http://www.migranda.org</a></p>
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		<title>#25novembre: non una di più!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 12:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dnnl</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscela]]></category>
		<category><![CDATA[25novembre]]></category>

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condividiamo da: Femminismo a Sud

Venerdì 25 novembre saremo in tante a manifestare contro la violenza sulle donne: saremo nelle piazze e saremo anche nel web, come sempre.
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<p>condividiamo da:<a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/11/24/25novembre-non-una-di-piu/"> Femminismo a Sud</a></p>
<p><a href="http://donnola.u-lost.net/files/2011/11/niunamas.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2937" title="niunamas" src="http://donnola.u-lost.net/files/2011/11/niunamas.jpg" alt="" width="250" height="158" /></a></p>
<p><strong>Venerdì 25 novembre saremo</strong> in tante a manifestare contro la violenza sulle donne: saremo nelle piazze e saremo anche nel web, come sempre.</p>
<p><strong>Tra le numerose</strong> iniziative ci arriva la comunicazione e l’invito a partecipare anche da  Pisa, dove le donne dell’Associazione Casa della Donna, storico luogo  femminista in città e sede anche del Centro Antiviolenza, organizzano  insieme a molte altre realtà cittadine sensibili al tema un presidio  contro i femminicidi. <strong>L’appuntamento è a Pisa alle ore 17 su Ponte di Mezzo.</strong></p>
<p><strong>Le donne di Pisa</strong> comporranno un enorme simbolo femminista con 129 paia di scarpe con un  fiore rosso, tante quante il numero delle vittime di violenza maschile  in Italia ad oggi dal primo gennaio 2011.</p>
<p><strong>Ognuna</strong> di queste  persone sarà ricordata, nome per nome: le donne della Casa hanno  infatti con pazienza e determinazione ripreso tutte le notizie di  femminicidi pubblicati da Femminismo a Sud e <a href="http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/" target="_blank">Bollettino di Guerra</a> iniziando a mettere insieme questo primo sanguinoso bilancio del 2011.</p>
<p><strong>Noi saremo</strong> li con loro a leggere questi dati, fisicamente ma anche virtualmente.</p>
<p><strong>Questa</strong> è  un’inziativa importante perché cerca di tenere il filo di un’emergenza  che è tale per la frequenza con cui accade e la connotazione di genere  che la contraddistingue, smentendo la natura episodica con cui viene  solitamente descritta.</p>
<p><strong>Mentre</strong> queste  donne vengono dimenticate i loro assassini, la maggior parte partner o  ex-partner, sono definiti pazzi o depressi, gelosi, disoccupati o  tristi.</p>
<p><strong>Anche</strong> un gesto  piccolo come quello di rileggere i loro nomi e le loro storie e rivedere  le dinamiche di una narrazione che ci è fin troppo famigliare significa  svelare e portare alla luce l’assenza di un corpo che prima c’era ed  era tanto importante e di cui adesso non rimangono che oggetti immobili,  come le scarpe.</p>
<p><strong>In un momento</strong> storico e sociale drammatico in cui siamo ferocemente sotto attacco  questo è fondamentale perché bisogna tenere unito il filo delle morti  ogni tre giorni e svelare l’ipocrisia dei politici che si riempiono la  bocca di parole come “famiglia” fingendo di ignorare che in Italia le  donne di famiglia muoiono.</p>
<p><strong>Questi nomi dalla piazza risuoneranno nel web nei nostri  spazi e in tutti quegli spazi di donne, femministi, antisessisti e  antifascisti che si uniranno al nostro tam tam.</strong></p>
<p><strong>Leggete,</strong> condividete, raccontate, fate girare  e producete materiale: occupiamo  tutto e occupiamo il web parlando della violenza sulle donne con le  nostre parole.</p>
<p>Nessuno lo farà per noi e nessuno ci darà voce se non ce la prendiamo.</p>
<p><strong>NI UNA MAS, NON UNA DI PIÙ!</strong></p>
<p>Posted in <a title="Visualizza tutti gli articoli in Anti-Fem/Machism" rel="category tag" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/category/anti-femmachism/">Anti-Fem/Machism</a>, <a title="Visualizza tutti gli articoli in Comunicazione" rel="category tag" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/category/comunicazione/">Comunicazione</a>, <a title="Visualizza tutti gli articoli in Iniziative" rel="category tag" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/category/iniziative/">Iniziative</a>, <a title="Visualizza tutti gli articoli in Omicidi sociali" rel="category tag" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/category/omicidi-sociali/">Omicidi sociali</a>, <a title="Visualizza tutti gli articoli in R-esistenze" rel="category tag" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/category/r-esistenze/">R-esistenze</a>.</p>
<p>By <a title="View all posts by lafra" href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/author/lafra/">lafra</a> – <abbr title="2011-11-24T20:27">novembre 24, 2011</abbr></p>
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