anarco-femminismo
martedì 19 gennaio 2010 alle 11:52 - scritto da: lilli
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L’anarco-femminismo è una branca del movi­mento fem­min­ista che vede il dominio degli uomini sulle donne come una delle prime man­i­fes­tazioni ger­ar­chiche e dis­crim­i­na­to­rie della nos­tra soci­età. Questa lotta con­tro il dominio di un genere ses­suale sull’altro, invita a com­bat­tere tutte le forme ger­ar­chiche che si fon­dano sulle isti­tuzioni come lo Stato. A par­tire dagli “anni 60″ del XX sec­olo si con­sol­ida in maniera strut­turale una ten­denza del fem­min­ismo e dell’anarchismo, in ver­ità stori­ca­mente già esistente (es. l’inglese Mary Woll­stonecraft (1759–1797) e la franco-peruviana Flora Tris­tan (1803–1844) furono vere e pro­prie antes­ig­nane del movi­mento), denom­i­nata anarco-femminismo. Questo pen­siero anti­au­tori­tario ha gli stessi fini dell’anarchismo: lotta al patri­ar­cato, all’autorità, alla ger­ar­chia, al ses­sismo ecc. e costruzione di una soci­età fon­data sulla lib­ertà, l’egualitarismo, l’autogestione ecc.

Le anar­chiche fem­min­iste inten­dono rompere con il patri­ar­cato e con qual­si­asi forma di dominio (razz­ismo, ses­sismo, clas­sismo ecc.) oppo­nen­dosi inoltre ai par­a­digmi maschilisti e fem­min­isti ten­denti a sep­a­rare gli esseri umani in fun­zione del genere ses­suale d’appartenenza e sec­ondo cui alcune carat­ter­is­tiche sareb­bero pre­rog­a­tive pret­ta­mente maschili (l’aggressività, la forza e il cor­ag­gio ecc.) men­tre altre apparter­reb­bero al mondo fem­minile (coop­er­azione, la sen­si­bil­ità e la dol­cezza ecc.).

Le anar­chiche ricer­cano quindi una con­vivenza equiv­a­lente tra i generi ses­su­ali in un’ottica riv­o­luzionaria, in cui lo scopo è quella di abbat­tere ogni sopruso e sopraf­fazione, non rite­nendo il riformismo leg­isla­tivo (pre­rog­a­tiva delle cor­renti legate al fem­min­ismo clas­sico) un mezzo con­sono al rag­giung­i­mento degli obi­et­tivi preposti.

Inoltre, in quanto genere ses­suale sot­tomesso in questa soci­età del dominio, sosten­gono che le donne deb­bano met­tersi in testa ai movi­menti d’emancipazione con lo scopo di dis­ar­ti­co­lare il sis­tema autori­tario e patriarcale.

Il movi­mento speci­fico anarco-femminsita si pone in lotta con­tro tutte le dis­par­ità (eco­nomiche, sociali, cul­tur­ali ecc.) attra­verso il prin­ci­pio dell’autogestione, dell’azione diretta, del boicot­tag­gio, della dis­obbe­dienza civile ecc. ossia attra­verso i clas­sici mezzi di lotta del movi­mento anarchico.

Le fem­min­iste nel movi­mento anarchico

L’anarco-femminismo è la risposta all’anar­chismo occi­den­tale in quanto prog­etto politico dom­i­nato dai maschi borgh­esi bianchi, amer­i­cani ed europei. Prima dello sviluppo del pen­siero anarco-femminista la mag­gior parte degli anar­chici e delle anar­chiche aspi­rava a lib­er­are la sfera pub­blica, ma trascu­rava quella pri­vata e famil­iare. Le fem­min­iste hanno quindi avuto l’importantissima fun­zione di allargare la visione anti­au­tori­taria del movi­mento anar­chico internazionale.

Lucy Par­sons, anarco-femminista statunitense

Stori­ca­mente le donne anar­chiche sono state sem­pre in prima fila nella lotta con­tro la dis­crim­i­nazione ses­suale. Durante la Riv­o­luzione Francese, quella che era una sorta di sezione fem­minile degli Enragés, la Société des Répub­li­caines Révo­lu­tion­naires, riven­di­cava l’uguaglianza tra i sessi. Anche durante la Comune parig­ina del 1871, molte donne (Louise Michel, André Léo, Vic­torine Rouchy, Mar­guerite Lachaise…), alcune delle quali dichiarata­mente anar­chiche, intrapreso battaglie anti­ses­siste: sop­pres­sione della dis­tinzione tra donne sposate e con­cu­bine, tra bam­bini legit­timi e nat­u­rali, richiesero l’abolizione della pros­ti­tuzione, con­sid­er­ata come una forma di sfrut­ta­mento com­mer­ciale dell’essere umano sull’essere umano, otte­nendo la chiusura delle case di toller­anza ecc.

All’inizio del XX° sec­olo Emma Gold­man e Voltairine de Cleyre furono le anar­chiche più conosciute che oper­arono in favore delle donne [1], senza però dimen­ti­carsi, solo per citarne alcune, l’inglese Char­lotte Wil­son, la tedesca Etta Fed­ern, la statu­nitense Lucy Par­sons, l’ispano argentina Juana Rouco, la por­tor­i­cana Luisa Capetillo, la brasil­iana Maria Lac­erda de Moura e le ital­iane Leda Rafanelli e Vir­gilia D’Andrea. Durante la riv­o­luzione spag­nola si cos­ti­tuì un gruppo anarco-femminista chiam­ato Mujeres Libres (“Donne libere”) che con­cil­i­ava le posizioni anar­chiche con quelle fem­min­iste, così come una donna anar­chica, Fed­er­ica Montseny, fu eletta Min­istro della san­ità[2] .

La parte­ci­pazione al movi­mento fem­min­ista è stata tal­volta mal vista da molti anar­chici (maschi, ma anche fem­mine)[3], che hanno, da una parte, crit­i­cato il “sep­a­ratismo” e, dall’altra, sostenuto che già nell’anar­chismo fosse incluso il fem­min­ismo. Quest’ultima crit­ica, dal punto di vista anarco-femminista, è abbas­tanza inop­por­tuna poiché il fem­min­ismo anar­chico è un per­corso che non nega valenza al par­ti­co­lare, al pari, e con gli stessi lim­iti, di altri per­corsi, mag­ari stori­ca­mente già sper­i­men­tati, come quello dei lavo­ra­tori anar­chici, dei gio­vani anar­chici, e via dicendo.

http://ita.anarchopedia.org/anarco-femminismo