artemisia gentileschi
lunedì 28 dicembre 2009 alle 02:07 - scritto da: lilli
nella categoria: voci diverse
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titolo orig­i­nale immag­ine: Artemisia Gen­tileschi 1615 Self-portrait as a Female Mar­tyr
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Artemisia è una delle prime donne a bat­tersi e ad affer­marsi nel mondo della pit­tura. Prima pit­trice a guadag­narsi da vivere con i suoi quadri, prima donna ad essere ammessa all’Accademia del Dis­egno di Firenze.
Iniziò fin da pic­cola a fre­quentare la bot­tega del padre, il pit­tore Orazio Gen­tileschi, impara­ndo da lui il mestiere e dimostrando doti eccezion­ali.
A diciotto anni fu vio­len­tata da Agostino Tassi, suo mae­stro di prospet­tiva (ed amico di bevute del padre),  un per­son­ag­gio equiv­oco, già coin­volto in atti di libidine e pro­cessi per stupro, che subì otto mesi di carcere prima di essere prosci­olto dall’accusa.
Artemisia si trovò coin­volta in spi­etate malig­nità, delle quali non si liberò per tutta la vita, con­tin­uando ad essere con­sid­er­ata una donna licen­ziosa,  e durante il processo, per accertare più rap­i­da­mente la ver­ità,  fu anche sot­to­posta alla tor­tura dei cosid­detti “sibilli”, pic­cole corde che ser­ra­vano le dita.
Ter­mi­nato il processo,  fu costretta ad  abban­donare Roma, ad accettare il mat­ri­mo­nio ripara­tore con  un certo Sti­at­tesi, un uomo più anziano di lei,  e a trasferirsi a Firenze, dove fu introdotta alla corte di Cosimo II e dove inizio subito a lavo­rare.
Sep­a­ratasi poi dal mar­ito, affrontò da sola il resto della vita. Com­in­ciò a viag­giare; fu a Gen­ova, a Roma, a Napoli, a Lon­dra e poi nuo­va­mente a Napoli, guadag­nando bene, tanto da poter offrire una con­sis­tente dote alle sue figlie.
Grande inter­prete  del car­avaggismo napo­le­tano, Artemisia con­tribuì a dif­fondere la tec­nica del chiaroscuro e del real­ismo, predili­gendo il tema bib­lico di Giu­ditta e Oloferne, che rap­p­re­sentò con cruda inten­sità in una serie di quadri.
Le sue fig­ure fem­minili sono sem­pre donne forti,  potenti ed orgogliose,  ed è prob­a­bile che rap­p­re­sentare il tema di Giu­ditta fosse per lei un modo sim­bol­ico  per ven­di­carsi della vio­lenza maschile subita.

Immag­ine aspi­rata a Flickr con Dnnl Aspi­ra­Me­dia
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