carla lonzi
lunedì 28 dicembre 2009 alle 09:48 - scritto da: lilli
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titolo orig­i­nale immag­ine: Carla Lonzi
Carla Lonzi

Carla Lonzi (1931–1982) nel 1970 aveva trentanove anni. Era una crit­ica d’arte molto raf­fi­nata quando las­cia la pro­fes­sione per dedi­carsi al lavoro di coscienza del fem­min­ismo: una scelta di con­tes­tazione della cul­tura maschile e di rifi­uto dell’integrazione. Il Man­i­festo di Riv­olta Fem­minile pub­bli­cato nel luglio1970 dichiara le pro­prie scelte rad­i­cali e pro­pone un pen­siero e una prat­ica “dell’autocoscienza” che destano scal­pore e non poche ostil­ità. Scritto con Carla Accardi e Elvira Ban­otti, il “man­i­festo” con­tiene in nuce tutti gli argo­menti d’analisi che il fem­min­ismo avrebbe fatto pro­pri: l’attestazione e l’orgoglio della dif­ferenza con­tro la riven­di­cazione dell’uguaglianza, il rifi­uto della com­ple­men­ta­ri­età delle donne in qual­si­asi ambito della vita, la crit­ica verso l’istituto del mat­ri­mo­nio, il riconosci­mento del lavoro delle donne come lavoro pro­dut­tivo e non ultimo la cen­tral­ità del corpo e la riven­di­cazione di una ses­su­al­ità autonoma svin­co­lata dalle richi­este maschili.
Nella stessa estate Carla Lonzi pub­blica — con la Casa Editrice Scritti di Riv­olta Fem­minile da lei fon­data con le sue com­pagne — Sputi­amo su Hegel una crit­ica all’impostazione patri­ar­cale della polit­ica e della riv­o­luzione prop­ug­nata dalla sin­is­tra e, nel 1971, La donna cli­toridea e la donna vagi­nale che pone rif­les­sioni rad­i­cali sulla ses­su­al­ità fem­minile e maschile e sulla sto­ria della cul­tura. Forte­mente anti-ideologica, avvertì ed espresse, in numerosi con­testi, il tim­ore che le sue rif­les­sioni potessero essere trasfor­mate in decaloghi del fem­min­ismo e in capisaldi ide­o­logici.
L’uguaglianza è un ten­ta­tivo ide­o­logico per asservire la donna a più alti liv­elli. Iden­ti­fi­care la donna all’uomo sig­nifica annullare l’ultima via di lib­er­azione. Lib­er­arsi per la donna non vuoi dire accettare la stessa vita dell’uomo per­ché è invivi­bile, ma esprimere il suo senso dell’esistenza. La donna come soggetto non rifi­uta l’uomo come soggetto, ma lo rifi­uta come ruolo asso­luto. Nella vita sociale lo rifi­uta come ruolo autoritario.

Il porsi della donna non implica una parte­ci­pazione al potere maschile, ma una messa in ques­tione del con­cetto di potere.

La donna cli­toridea rap­p­re­senta il tra­man­darsi di una fem­minil­ità che non si riconosce nell’essenza passiva.

Immag­ine aspi­rata a Flickr con Dnnl Aspi­ra­Me­dia
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