emma goldman
lunedì 28 dicembre 2009 alle 12:41 - scritto da: lilli
nella categoria: voci diverse
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titolo orig­i­nale immag­ine: Emma Gold­man 1911
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Emma Gold­man:

Emma Gold­man nasce nella provin­cia russa di Kovno (ora Kau­nas, Litu­a­nia) il 27 giugno 1869. A soli 16 anni emi­gra con la sorella mag­giore, Helena, negli Stati Uniti. L’impatto con la “terra promessa” la delude pro­fon­da­mente. Riesce a trovare rap­i­da­mente un lavoro in fab­brica (più di dieci ore al giorno per poco più di due dol­lari) e si sposa con un ragazzo russo con cui fin dall’inizio la relazione si trascina senza nes­suna passione.

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Dopo poco il suo arrivo negli USA assiste a un evento che la colpisce pro­fon­da­mente e che la con­vince defin­i­ti­va­mente a cam­biare in modo rad­i­cale la sua vita: l’esecuzione a Chicago di alcuni anar­chici sulla base di false accuse, solo in quanto lavo­ra­tori che sta­vano lot­tando per riven­di­care la gior­nata di otto ore. Questo evento com­muove pro­fon­da­mente Emma, tanto che decide dedi­carsi total­mente a la causa anarchica.

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A vent’anni si trasferisce sola a New York: total­mente auto­di­datta, appena sep­a­rata dal mar­ito e con in tasca sola­mente cinque dol­lari e una macchina da cucire per pot­ersi guadagnare da vivere.

Da lí in poi Emma Gold­man, sopran­nom­i­nata Emma la Rossa, diventa il peri­colo numero uno degli Stati Uniti. Viene messa in carcere numero­sis­sime volte tanto che, ogni volta che parla in qualche meet­ing, si porta dietro un libro per poter pas­sare il tempo nel caso di essere imprigionata.

Dagli Stati Uniti, nel 1920, va in Rus­sia, per vedere i frutti della riv­o­luzione nella sua “madre patria”. Quello che trova è ben diverso da quello che si era aspet­tata: la diri­genza bolsce­vica usa la mano di ferro con le masse lavo­ra­trici. Decide di andarsene dopo appena un anno. Dalla Rus­sia viag­gia per tutta Europa, per il Canada, per gli Stati Uniti, in un movi­mento per­petuo e una con­tinua attività.

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Dopo la morte nel 1936 del suo grande amico di tutta una vita, Alexan­der Berk­man, e l’arrivo degli acciac­chi della vec­chi­aia, le sue energie sem­brano esaurirsi, fino a che una nuova pas­sione la spinge di nuovo all’azione: la riv­o­luzione lib­er­taria spag­nola. Un anno dopo la scon­fitta spag­nola, nel 1940, Emma Gold­man muore a Toronto.

Emma Gold­man vive la sua vita pien­amente, anche se in con­dizioni eco­nomiche sem­pre al lim­ite della soprav­vivenza. Il suo ide­ale di lib­ertà la rende un per­son­ag­gio sco­modo, tanto nella vita pub­blica come nella vita pri­vata. Le sue posizioni politiche risul­tano sem­pre sovver­sive, a volte per gli stessi com­pagni di lotta, e la sue relazioni di cop­pia ven­gono costan­te­mente messe in dis­cus­sione dalle sue pro­fonde rif­les­sioni sulla situ­azione delle donne e sul “libero amore”. La coerenza con se stessa, la lib­ertà e l’autonomia del pen­siero e dell’azione cos­ti­tu­is­cono i pilas­tri fon­da­men­tali della sua intera esistenza.

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Immag­ine aspi­rata a Flickr con Dnnl Aspi­ra­Me­dia
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