ipazia
lunedì 28 dicembre 2009 alle 01:57 - scritto da: lilli
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titolo orig­i­nale immag­ine: Roma — Musei Capi­tolini — Ipazia
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Ipazia nasce ad Alessan­dria d’Egitto intorno al 370 d.C. Figlia del matem­atico Teone, fu sua allieva e col­lab­o­ra­trice, ma ben presto lo superò e divenne ella stessa maes­tra di molti nelle scienze matem­atiche.
Filosofa neo­pla­ton­ica, musi­cologa, medico, scien­zi­ata, matem­at­ica, astronoma, madre della scienza sper­i­men­tale (studiò e real­izzò l’astrolabio, l’idroscopio e l’aerometro), giunse “a tanta cul­tura da super­are di molto tutti i filosofi del suo tempo”
“Ipazia inseg­nava ad entrare den­tro di sé (l’intelletto) guardando fuori (la volta stel­lata) e mostrava come pro­cedere in questo cam­mino con il rig­ore pro­prio della geome­tria e dell’aritmetica che, tenute l’una insieme all’altra, cos­ti­tu­iv­ano l’inflessibile canone di ver­ità”.
Inseg­nava come Socrate per le strade e si dice che il prefetto romano Oreste cer­casse il suo con­siglio nelle ques­tioni di carat­tere pub­blico e che addirit­tura fosse suo dis­ce­polo. Ipazia non teneva il suo sapere per sé, né lo con­di­videva soltanto con i suoi allievi. Al con­trario, lo dis­pen­sava con grande lib­er­al­ità a chi­unque e per questo si con­quistò grande con­sid­er­azione fra i suoi concit­ta­dini. Insegnò inin­ter­rot­ta­mente ad Alessan­dria per più di vent’anni a chi­unque volesse ascoltarla.
Seguace di un sis­tema eclet­tico di filosofia, Ipazia può essere con­sid­er­ata come una gnos­tica che cercò di difend­ere la rinascita del pla­ton­ismo con­tro il cris­tianes­imo.
L’ascesa al potere del cris­tianes­imo e il suo patto con l’impero romano ago­niz­zante portò alla can­cel­lazione delle bib­lioteche, della scienza, all’annullamento del libero pen­siero. A una donna poi doveva essere imped­ito l’accesso alla reli­gione, alla scuola, all’arte, alla scienza.
Ipazia vedeva nel cris­tianes­imo soprat­tutto il fanatismo e la vio­lenza, e l’immagine di lei che insegna nelle strade sem­bra sot­to­lin­eare un com­por­ta­mento di sfida e di indipendenza.

Per ordine di Cir­illo, vescovo di Alessan­dria fu bar­bara­mente assas­si­nata nel marzo del 415 da una turba di monaci-assassini: le ven­nero cavati gli occhi quand’era ancora viva, il suo corpo venne scarni­fi­cato, fatto a pezzi e poi get­tato a bru­ciare in un incener­i­tore per la spaz­zatura. Le sue opere filoso­fiche e sci­en­ti­fiche ven­nero dis­trutte.
Dopo la sua morte molti dei suoi stu­denti las­cia­rono Alessan­dria e com­in­ciò il declino di quella città divenuta un famoso cen­tro della cul­tura antica, di cui era sim­bolo la grandiosa bib­lioteca. Il ritratto che ci è stato tra­mandato è di per­sona di rara mod­es­tia e bellezza, grande elo­quenza, capo riconosci­uto della scuola neo­pla­ton­ica alessandrina.

«Qualunque reli­gione, qualunque dogma, è un freno alla lib­era ricerca, e può rap­p­re­sentare una gab­bia che non per­me­tte d’indagare lib­era­mente sulle orig­ini della vita e sul des­tino dell’uomo».

«Se mi fac­cio com­prare, non sono più lib­era. E non potrò più stu­di­are. È così che fun­ziona una mente lib­era: anch’essa ha le sue regole».

Immag­ine aspi­rata a Flickr con Dnnl Aspi­ra­Me­dia
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