magari il 13 porta fortuna
sabato 12 febbraio 2011 alle 11:50 - scritto da: gilda
nella categoria: i nostri sì e i nostri no

Noi  don­nole abbi­amo deciso di non parte­ci­pare alla man­i­fes­tazione delle donne che ci sarà a Firenze domenica 13, pro­prio non ce la siamo sen­tita nel corpo e nel cervello, che insieme stanno, di acco­darci a cotale appello. Neanche in uno spez­zone critico. Con asso­luto rispetto per chi lo ha fatto, che prob­a­bil­mente hanno ragione. Forse ci siamo sbagli­ate e avrebbe avuto più effetto fare sen­tire una voce diversa den­tro il cor­teo. Ma tant’è, abbi­amo ascoltato i nos­tri sensi e i nos­tri desideri e abbi­amo deciso di fare sem­plice­mente un volan­ti­nag­gio con gli ombrelli rossi, in piazza della Repub­blica alle 15,30 .  Pen­si­amo che comunque , come dicono le Dum­b­les nell’articolo che pos­ti­amo qui sotto, il 13  ci possa portare for­tuna. E’ stato occa­sione di forte dibat­tito, di chiari­menti di posizioni, di incon­tro e di scon­tro, una voce dis­si­dente e dis­er­trice  ha risuonato più forte.  Pos­si­amo par­tire con più con­vinzione da qui per costru­ire autono­ma­mente momenti nos­tri,  nati da noi, non det­tati dall’agenda polit­ica di questo molto trasver­sale  fronte anti-berlusconiano, da cui non vogliamo farci usare, che non ci rap­p­re­senta. Credo che questa rete di donne, e non solo donne, autonome e ribelli che da tempo ormai dis­cute, lavora, scam­bia con­tributi, idee e prog­etti, abbia la forza per farlo.

A questo propos­ito un bell’articolo dal Friuli, dal blog delle Dumbles:

mAG­ARI IL 13 PORTA FORTUNA

Intanto dovremmo iniziare con una dif­fida al PD ed al resto dell’opposizione dal con­tin­uare ad usare le donne come leva per scar­dinare Berlusconi.

Non saremo noi a fare da testa d‘ariete per abbat­tere la fortezza che loro non hanno mai voluto attac­care seri­amente. L’evidenza più antica, e prima di tutte, è nella legge sul con­flitto di inter­essi agi­tata ad ogni cam­pagna elet­torale, rig­orosa­mente rimossa subito dopo, in par­ti­co­lare quando il cen­tro sin­is­tra è stato al governo.

Noi pen­si­amo male per­ché in questa ignavia abbi­amo visto sostanzial­mente con­nivenza e com­parte­ci­pazione con il sis­tema politico berlus­co­ni­ano carat­ter­iz­zato dalla cricca e dal magna magna, o “magma gelati­noso“ che dir si voglia, dove nes­suno vuole perdere la sua fetta di torta.

Noi lo ver­i­fichi­amo local­mente in modo quo­tid­i­ano e cap­il­lare negli schiera­menti, depistaggi, e traf­fici politici rel­a­tivi alle battaglie ambi­en­tali; gli abbi­amo preso le mis­ure sul ter­ri­to­rio di casa nos­tra; nella lunga lotta alla truffa della finta depu­razione delle acque, nella battaglia con­tro il TAV, e in tutte le battaglie sulle varie dev­as­tazioni del ter­ri­to­rio nelle quali siamo impeg­nate. Un solo esem­pio e nome: Deb­ora Ser­rac­chi­ani, il “volto nuovo” del PD; quando la sen­ti­amo par­lare, nei suoi farfuglia­menti sul TAV, chissà per­ché ci viene in mente l‘aggettivo: miserabili.

Non saremo per­ciò noi a sal­varli dalle loro miserie.

Già che ci siamo, dif­fidi­amo in anticipo anche Bersani che vuole sfruttare la data sim­bol­ica dell’8 marzo per pre­sentare le firme rac­colte, nascon­den­dosi dietro la rab­bia delle donne. No, non saremo noi a nascon­dere le loro vergogne.

Fatta questa pre­cisazione che sta a sig­nifi­care che non ci riconos­ci­amo nella man­i­fes­tazione del 13 così come è stata pre­sen­tata nell’appello lan­ci­ato dall’Unità tito­lato con la retor­ica domanda “Se non ora quando?”, alla quale molte altre donne hanno risposto con un bel “se non sem­pre quando?”, par­liamo ancora di Berlusconi.

Ulti­ma­mente ne abbi­amo già par­lato qui e qui, ma la rif­les­sione non è mai abbastanza.

Berlus­coni è indub­bi­a­mente il più bravo di tutti; in questi anni è stato l’interprete eccelso degli aspetti peg­giori del popolo che gov­erna. Ci ha messo anche del suo, gra­zie alle tele­vi­sioni, ai mass media ecc. ecc. e tutto questo videoam­baradan gli ha per­me­sso di ampli­fi­care i danni e ren­dere il tutto dif­fi­cil­mente reversibile.

Berlus­coni è stato un implic­ito “lib­era tutti”; ha dato il “la” ad uno stile, ha coc­co­lato l’indole del cit­tadino imbronglion­cello, fur­bac­chiotto, ognuno nel pro­prio pic­colo, e poi su, fino al cuore del sis­tema, alla grande, fino a trasfor­mare i luoghi della polit­ica isti­tuzionale nel mer­cato delle vac­che che tutt* abbi­amo visto in questo peri­odo e che adesso si chiama “allarga­mento della maggioranza“.

Come con triste ovvi­età riconoscono i gior­nal­isti esteri: ha incar­nato gli inter­essi dell’industria che vuole il giusto mar­gine di ille­gal­ità, l’imprenditoria che non vuole troppe regole e con­trolli, i ric­chi che non vogliono troppe tasse e gli uomini che si vogliono padroni delle donne.

Tutti vizi latenti cui Sil­vio ha dato la stura; nascosti come un her­pes virus nei punti non troppo rag­giun­gi­bili dal sis­tema immu­ni­tario; pronti a riaf­fac­cia­rsi sulla scena non appena trovano chi li rap­p­re­senta meglio. Dopo Ben­ito, Sil­vio, se il male non si estirpa diventa cron­ico e ciclico.

E dunque Berlus­coni e le donne: un vec­chio con un immag­i­nario da vec­chio [nella collezione anni ‘70 da infer­miera e poliziotta, man­cava la suora] ma sareb­bero affari suoi, da pezzente (quanto più è ricco) delle relazioni di genere, di sesso e dell’erotismo, se non fos­sero osten­tati e ampli­fi­cati in bat­tute e ammic­ca­menti all’intera nazione alla quale rilan­cia il mod­ello di merda che è nella sua testa. E la nazione, com­po­nente maschile in primis lo coglie per­ché è anche nella sua, di testa.

Il mas­chio con tante donne, tutte belle, gio­vani, disponi­bili, l’immaginario, cui ha diritto anche lo sfi­gato con il suo depri­mente lessico ses­sista onnipresente ed invasivo.

E se al club degli ottua­ge­nari (Fede va per ottanta) piace la “carne gio­vane” (così disse Iva Zan­ic­chi, l‘aquila!), …”beati loro che se la pos­sono per­me­t­tere…” diranno in tanti.

Senonchè a questo punto le donne si indig­nano e chia­mano a rac­colta per riven­di­care la loro dig­nità così pesan­te­mente offesa.

Ma una dig­nità che si val­orizza sval­oriz­zando le altre, quelle che con­cretiz­zano sogni e bisogni erotici di pres­i­denti, ruf­fi­ani e affini, e uomini paganti in genere,-perché quello è il mestiere che hanno scelto-; è una dig­nità che non ci appar­tiene per­ché, come le molte con­sid­er­azioni fatte in questi giorni, ricrea l’antica dico­to­mia fra “donne per bene” e “donne per male” che non fa altro che rin­forzare il mod­ello che si vor­rebbe combattere.

Pos­si­amo dis­cutere sulla pros­ti­tuzione, val­utare quanto e se questo mestiere con­tribuisca alla per­pet­u­azione di un mod­ello di relazioni e di sesso fra generi che su un altro ver­sante si vuole cam­biare; ne pos­si­amo e ne dob­bi­amo dis­cutere oltre che fra noi, con chi la esercita; così come dovremmo dis­cutere e anal­iz­zare il fas­cino eserci­tato sulle ragazze dai mod­elli di donna da talk show; pos­si­amo val­utare come e per­ché questa dit­tatura del corpo, meglio se gio­vane, magro e quindi “bello” ha sover­chi­ato ogni altra carat­ter­iz­zazione e capac­ità indi­vid­uale. Pos­si­amo e dob­bi­amo inter­rog­a­rci su questo, per­ché è da questi con­fronti che nasce il nos­tro immag­i­nario e infine la nos­tra morale.

E non è certo una morale che mette all’indice le donne per­ché mette in conto piut­tosto una messa all’indice del sis­tema della dom­i­nazione patri­ar­cale che ha divo­rato grad­ual­mente anche tutte quelle fati­cose con­quiste di lib­ertà che le donne sono rius­cite a met­tere a segno.

Tutto som­mato, siamo più libere delle nos­tre madri, ma, come ha tito­lato Desirée Miranda, siamo anche “libere di essere schi­ave” nel momento in cui la per­va­siv­ità del sis­tema tele­v­ideoe­co­nom­ico incan­cren­ito su un immag­i­nario maschile che sotto sotto non è mai cam­bi­ato (forse è anche peg­gio­rato, e i fem­mini­cidi non sono un caso, –21!! negli ultimi 40 giorni-) ha occu­pato tutte le strade dell’autoaffermazione, dell’autovalorizzazione pro­posta e per­me­ssa alle donne.

Per­ciò è la sto­ria dello stolto e del dito che indica la luna, guardare con piglio di dis­ap­provazione a “certe” donne piut­tosto che agli art­efici di questo depri­mente panorama e con­testo di vita .

Fa senso ascoltare il dial­ogo fra Minetti e Barbi quando sbef­feg­giano i duemila euro in più (che tanto per loro non fa dif­ferenza) e si lamen­tano, del peri­odo di attesa tipo un anno, sei mesi… prima di avere in dono un posto da ministro….

Ma fa ancora mille e mille volte più senso sen­tire tutt* quelli che dallo scranno di ministro/a, com­pri­mari, affini e oppo­sizioni tutte ven­gono a rifi­larci la loro azione polit­ica come una cosa seria. Ma chi ci crede? Ma ci facci il piacere, ci facci!!

Il re è nudo, nem­meno la sua corte è vestita, e ignudi sono tutt* quell* che gli fanno da con­traltare in un palazzo che non riesce più a nascon­dere le pro­prie ver­gogne, e noi non saremo la foglia di fico di nessun*.

e oltre a questo, seg­nalo ancora una volta un post di zia Jo: “saper ascoltare i no